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Polemica sui finanziamenti per gli anziani

Polemica sui finanziamenti per gli anziani

Fondi bloccati per gli anziani non autosufficienti, non c'è traccia dei soldi

La denuncia della Cgil e dello Spi che chiedono spiegazioni al Comune: "Dalla Regione 10 milioni di euro ma a Terni non si vede ancora nulla"

Che fine hanno fatto i soldi per gli anziani non autosufficienti e perché non si sbloccano i fondi regionali già stanziati? La domanda/denuncia arriva dalla Cgil e dal sindacato dei pensionati Spi che mettono nel mirino i circa 10 milioni euro, provenienti perlopiù da fondi europei, nazionali e regionali, che la Regione ha stanziato per i bandi legati al sociale di cui circa 3 milioni per gli anziani non autosufficienti.

Secondo la Cgil, la Regione, attraverso i propri uffici,  ha "da tempo provveduto al trasferimento delle risorse agli enti di competenza, tra cui il Comune di Terni. Eppure  mentre in altri ambiti le procedure marciano spedite, a Terni è tutto bloccato, e i cittadini ternani che pure hanno i requisiti per usufruire delle risorse previste dal bando regionale per la non autosufficienza, non hanno modo di accedervi. Si tratta – dicono congiuntamente ai rappresentanti dei pensionati – di risorse già finanziate, che peraltro non incidono minimamente sulle casse comunali, ma riguardano la vita quotidiana di tante famiglie con anziani in condizione di non autosufficienza a carico».

Il bando relativo al tema della non autosufficienza, promosso dalla Regione Umbria nei primi mesi del 2018, destina risorse per circa 3 milioni di euro alle persone anziane non autosufficienti. Obiettivo dichiarato del provvedimento è quello di fare in modo che ogni anziano non autosufficiente riesca a rimanere quanto più a lungo possibile tra le mura domestiche, potendo anche contare sull’assunzione di un collaboratore (o collaboratrice) familiare. Il bando, per ciascun avente diritto, prevede un contributo massimo erogabile di 3.000 euro annui, al fine di sostenere economicamente le famiglie nella gestione dell’assistenza evitando il ricorso al lavoro nero, particolarmente diffuso nel settore dell’assistenza domiciliare agli anziani. "A Terni però di tutto questo pare non esservi traccia", affermano dalla Cgil.

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