Migranti e accoglienza, allarme San Martino: i conti non tornano

Venturini: dobbiamo incassare soldi dai Comuni di Terni e Narni e dalla prefettura. Se fossimo un’azienda, saremmo già sul lastrico. Palazzo Spada: le cose non stanno così

“Se fossimo un’azienda saremmo già sul lastrico”. Sono le parole preoccupate di Francesco Venturini, presidente dell’associazione San Martino della Caritas diocesana. Il punto riguarda gli aiuti, le opere e i servizi che l’associazione svolge costantemente in particolare a favore degli immigrati che si trovano nel territorio diocesano. Con numeri che, precisano, sono in crescita a fronte di sempre minori risorse economiche.

“Nel Comune di Terni, nell’ambito dell’emergenza sbarchi – precisa Venturini – abbiamo realizzato 4mila ore di attività professionalizzante per 70 dei 157 migranti accolti. Vorrei ricordare che il Comune di Terni, per gli Sprar ordinari deve erogare per le annualità 2014-2018 oltre due milioni di euro finanziati dallo Stato e già nelle casse comunali, la prefettura ci deve oltre 700mila euro per i mesi di luglio e dicembre: se fossimo un’azienda avremmo già chiuso”.

Venturini precisa anche di aver visto alcuni bonifici senza però aver ancora ricevuto alcunché. “I soldi – dice - sono nelle casse comunali di palazzo Spada, ma non si sbloccano”. Stesso discorso per il Comune di Narni: “Da loro – spiega - dobbiamo ancora ricevere circa 800mila euro. Quanto alla prefettura, ci dicono che hanno poco personale per sbrigare le pratiche”.

Nel corso del 2018, sono stati accolti nel progetto Sprar Narni un totale di 136 beneficiari. Per Sprar Terni sono state accolte 109 persone.

Sul tema soldi, il Comune ha però un diverso punto di vista: da Palazzo Spada, infatti, si apprende che “il discorso dei 2 milioni per lo Sprar non corrisponde a verità”. Dal Comune fanno sapere che “il 2018 l’appalto lo paghiamo regolarmente ma loro sono fermi ad agosto con le fatture sollecitate. Il 2017 è pagato ad eccezione del 5% del contributo rimasto a garanzia della regolarità della rendicontazione, e così per gli anni ‘14, ‘15 e ‘16”.  

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In ogni caso la situazione non appare rosea: “Noi ce la mettiamo tutta – dice Venturini – la riconoscenza della gente è la cartina di tornasole per il nostro lavoro”.

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