Buoni pasto non pagati, un "buco" da oltre 200mila euro

Il Comune di Terni invia le ingiunzioni di pagamento alle famiglie non in regola. E i dipendenti comunali che lottano contro l'evasione non otterranno l'incentivo

Una mensa scolastica

C'è chi con tutta probabilità era realmente in difficoltà economica e chi forse ci ha marciato contando sulla proverbiale difficoltà del Comune di Terni a incassare i propri tributi. Fatto sta che i "furbetti" del buono mensa, quelli che hanno omesso o si sono dimenticati di pagare, sono costati oltre 200mila euro alle disastrate casse di palazzo Spada.

L'accertamento della direzione Servizi educativi e scolastici è relativa all'anno scolastico 2013/2014 e ammonta complessivamente  a 221mila 390 euro e spiccioli di cui l'80% è dovuta alle quote della refezione scolastica e il resto alle rette di frequenza dei servizi educativi comunali. Una cifra peraltro depurata da quella attribuita in totale a 13 utenti, per 259 euro, in quanto il debito accertato era al di sotto dei 30 euro e la direzione, per "motivi di utilità economica", ha ritenuto opportuno non inviare l'ingiunzione di pagamento.

Infatti dagli uffici di palazzo Spada il 4 giugno scorso  sono partite le ingiunzioni per recuperare le cifre evase con un ulteriore aggravio dei costi e con la speranza di riuscire a incassare il dovuto. Circa 40mila euro sono "rientrati" dopo aver accertato che i pagamenti erano stati effettuati dopo l'ingiunzione, altri 3mila euro si sono recuperati poiché per un errore materiale alcuni pagamenti non erano stati registrati dal programma, 15 utenti hanno invece rateizzato una somma complessiva di poco più di 9mila euro. 

Ironia della sorte. Il mancato pagamento dei buoni pasto - per una cifra di 77 euro risalente all'anno scolastico 2012/2013 - è costato caro a un consigliere comunale, il grillino Luca Simonetti, finito prima nel vortice della polemica politica sul caso dei "consiglieri morosi" e quindi per questa vicenda anche indagato per falso ideologico.  Se avesse avuto anche lui un'ingiunzione di pagamento nei tempi consoni, e quindi il meccanismo di recupero dell'evasione dell'amministrazione comunale avesse funzionaro, forse sarebbe stato in regola.

Niente incentivo per i dipendenti anti evasione

Ma è noto come questo problema nella macchina comunale abbia contribuito, tra le altre cose, a portare palazzo Spada al dissesto economico. Non è un caso, quindi, che tra i primi provvedimenti presi dall'Organismo straordinario di valutazione che si sta occupando del pesante debito accumulato dal Comune ci sia stato proprio quello di istituire una task force interna per la lotta all'evasione dei tributi locali.

Tuttavia lo stesso Osl, con la delibera firmata lunedì 12 novembre, ha respinto l'istanza dei dipendenti dell'Ufficio tributi che attraverso la direzione Attività finanziarie il 20 giugno scorso avevano avanzato domanda di ammissione alla massa passiva vantando un credito a titolo di incentivo per il recupero dell'evasione tributaria. L'Osl, guidato dalla presidente Giulia Collosi, ha escluso il credito facendo propria l'attestazione del responsabile del servizio competente che ha dichiarato che "non sussistono i presupposti previsti dalla normativa per la sussistenza di credito certo, liquido ed esigibile". 

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