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Terni, caos bando case popolari: “Rischia anche chi ha già un alloggio”

Protesta davanti a palazzo Spada per l’articolo sui precedenti penali all’interno della legge regionale: “Nonostante la riabilitazione, siamo stati esclusi dalla graduatoria”

“I nostri figli pagano per colpe non loro, e siamo stati esclusi nonostante la riabilitazione”. Questo il grido d’allarme lanciato lunedì mattina dai cittadini esclusi dalla graduatoria del bando per l’assegnazione delle case popolari, in un’iniziativa sostenuta da Potere al Popolo con l’intervento anche di Silvia Tobia, candidato sindaco alle ultime elezioni comunali. La questione riguarda gli esclusi dalla graduatoria, ancora non pubblicata, del bando per l’emergenza abitativa già scaduto (sembra con sole cinque domande accolte sulle quaranta presentate a fronte di dieci alloggi disponibili), e impedisce a chi ha avuto precedenti penali di partecipare al prossimo bando, aperto da una settimana, che scadrà a fine dicembre per l’assegnazione di una settantina di alloggi residenziali pubblici. 

Il problema ruota tutto intorno ai requisiti all’interno dell’articolo 29 della legge regionale, che al paragrafo c del comma 1 recita: “non avere riportato condanne penali passate in giudicato, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione di cui all'articolo 178 del codice penale, per i reati di vilipendio di cui agli articoli 290, 291 e 292 del codice penale, per i delitti contro la pubblica amministrazione, contro l'amministrazione della giustizia, contro l'ordine pubblico, contro la persona, contro il patrimonio e per i reati di gioco d'azzardo di cui agli articoli 718 e 720 del codice penale, di detenzione e/o porto abusivo di armi di cui agli articoli 697 e 699 del codice penale e di traffico di armi di cui all'articolo 695 del codice penale”.

Così, nonostante la riabilitazione effettuata, molte persone hanno visto la propria domanda respinta (e l'esclusione anche dalla prossima graduatoria), con l’allarme allargato anche a chi ha già rapporto con gli alloggi delle case popolari, che potrebbero vedere il fantasma dello sfratto dall’oggi al domani.

“In passato ho sbagliato - racconta Federico - ho fatto errori di giustizia che ho pagato con i servizi sociali e la mia pena è stata estinta. Io e la mia famiglia non abbiamo diritto a un alloggio e tutti devono pagarne le conseguenze, anche i miei figli. Chiunque ha avuto precedenti penali e ha oggi un alloggio verrà sfrattato. Questo è bene che si sappia”.

Anche Francesca ha visto respingere la personale domanda al bando: “Avevo dei precedenti venti anni fa, dove ho fatto la riabilitazione all’inizio di quest’anno e comunque sono stata esclusa. Ho una figlia con disabilità al cento per cento, un’altra figlia minore, sono sola e seguita dal centro antiviolenza, perché vittima di violenza dal padre delle mie figlie. Nonostante tutto sono stata esclusa”. 

 A fare il punto della situazione Rossano Iannoni, segretario regionale del Sunia: “Sono esclusi dalla graduatoria perché c’è una legge regionale che stabilisce che un cittadino che ha commesso diversi reati passati in giudicato non può partecipare al bando. Non solo lui, ma anche il nucleo familiare. Questo vale, voglio dirlo a chi oggi ha un alloggio, anche in costanza di rapporto con le case popolari. Questo è assurdo. Questa è una legge ideologica”. 

Infine l’assessore Giovanni Maggi, con delega all’edilizia residenziale pubblica, conclude: “Purtroppo il Comune può fare ben poco. Noi abbiamo fatto pressione alla Regione per togliere questo articolo di legge estremamente penalizzante per le famiglie. Quando una persona commette il reato e paga la propria colpa nei confronti della società non può essere penalizzato a vita, e i figli non possono essere penalizzati per il fatto di una singola persona. Questa norma divide le famiglie e crea grandissimi problemi per l’affidamento delle case popolari. Noi siamo contrari ma non possiamo disapplicare o abrogare una legge”. 

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