Immigrati, calano gli arrivi: ecco quanto ci costano

In Umbria oggi vengono ospitate 2.150 persone nei centri di accoglienza e dagli Sprar, a Terni nel 2018 sono stati 65 i nuovi arrivi a fronte di 100 abbandoni volontari. La spesa passa da 8,5 a 5,4 milioni di euro

I migranti recentemente ospitati a Otricoli

Diminuiscono gli sbarchi e calano anche in Umbria gli arrivi di immigrati e rifugiati, circa mille in meno rispetto al 2017. Numeri evidenziati dalle relazioni dei prefetti di Perugia, Claudio Sgaraglia, e Terni, Paolo De Biagi, ascoltati questa mattina dalla prima commissione del consiglio regionale presieduta da Andrea Smacchi per fare il punto sui flussi migratori che hanno interessato l'Umbria e le nuove misure contenute nel decreto sicurezza in discussione in Parlamento. 

Dall’incontro è emerso che il sistema dell’accoglienza diffusa predisposto sul territorio regionale ha consentito di non creare impattanti strutture collettive. I nuovi arrivi, legati essenzialmente agli sbarchi, si sono ridotti fortemente, come pure sono calati gli ospiti complessivi dei Centri di accoglienza straordinaria e del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), con mille ospiti in meno tra il 2017 e il 2018, circa meno 30%, da 3.150 a 2.150 circa. Della stessa percentuale si è ridotta la spesa complessiva per l’accoglienza dei migranti che, nelle province di Perugia e Terni, ammontano rispettivamente allo 0,35 e 0,38 per cento della popolazione.

Per quanto riguarda la provincia di Terni si registra una riduzione complessiva dei numeri dovuta alla riduzione di nuovi arrivi.
Sono stati accolti 554 migranti in 94 piccole strutture (Cas della Prefettura) in un sistema di accoglienza diffusa, che è meno impattante "ma rende più complessi i controlli", è stato sottolineato. Gli Sprar gestiti da Comuni e ministero dell’Interno ospitano 216 migranti. Nel 2018 ci sono stati 65 nuovi arrivi a fronte di consistenti abbandoni volontari o trasferimenti negli Sprar (100) e 18 revoche di accoglienza per comportamenti sbagliati o denunce penali. La spesa complessiva, tra il 2017 e il 2018, è passata da 8,5 a 5,4 milioni di euro.

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Nella provincia di Perugia esiste invece un sistema di accoglienza diffusa con 3 sole strutture più grandi: Ponte Felcino, Corciano e Colfiorito.  I richiedenti accolti nel 2018 sono stati 1.405 rispetto a 1.960 dello scorso anno. La relativa spesa è passata da 23 a 18milioni di euro. 

"Le nuove disposizioni previste dal decreto sicurezza - dicono dalla Regione - comporteranno una ulteriore riduzione dei soggetti che possono richiedere protezione, delle motivazioni previste e dei tempi massimi di permanenza. Dovrà essere cancellato il permesso umanitario mentre rimarranno due soli canali di accoglienza. Resta da sciogliere il nodo del regime transitorio per chi
vedrà revocato il regime di accoglienza nei Cas e negli Sprar. Ancora aperte alcune incognite legate alla definitiva applicazione dettagliata delle nuove norme".

"Esiste il problema della permanenza dei migranti nei Cas, anche un anno, prima che le Commissioni che riconoscono lo status di rifugiato valutino i singoli casi - è stato evidenziato - ci sono poi i tempi dei ricorsi ai tribunali sulle domande respinte. Per velocizzare i rientri di chi non ha diritto di restare in Italia dovranno essere rafforzate le commissioni per i rifugiati e stipulati
accordi per il rimpatrio con i paesi di origine
. Con l’abolizione del permesso umanitario, prevista dal ‘decreto sicurezza’, i richiedenti asilo andranno direttamente nei Cas, che si struttureranno in due modalità diverse in base alle dimensioni, con una ulteriore riduzione dei costi. Nello Sprar entreranno solo coloro che avranno ottenuto lo status di rifugiato".

Dal Governo nazionale sono arrivate indicazioni di maggiore attenzione nel riconoscimento della protezione umanitaria da parte delle Commissioni che la concedono. Questa ha ridotto il numero dei riconoscimenti rilasciati. Inoltre il sistema dell’integrazione viene spostato sugli Sprar mentre nei Cas verrà garantito soltanto vitto, alloggio e assistenza sanitaria. Il decreto sicurezza elimina il permesso umanitario questo significa che alcuni dovranno essere estromessi dalle strutture di accoglienza.

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