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Venerdì, 24 Maggio 2024
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“Strage” di alberi a Piediluco, scatta l’esposto alla procura di Terni: “L’ordinanza è illegittima”

La “mossa” di partiti e associazioni ambientaliste contro l’ordinanza di Palazzo Spada: “Le piante da abbattere appartengono a specie protette e la segnalazione Afor sembrerebbe non presentare alcun carattere di urgenza e di immediato pericolo per la pubblica incolumità”

Strascico giudiziario per l’ordinanza con cui il Comune di Terni ha disposto l’abbattimento di 38 piante nella zona di Piediluco. Alcuni fra partiti politici e associazioni ambientaliste (il Comitato civico spontaneo Umbria verde benessere ambiente biodiversità, Europa Verde – Verdi Umbria e Partito Animalista Italiano Umbria) per mezzo della portavoce del Comitato Umbria Verde, Maria Patrizia Latini, hanno infatti presentato un esposto alla procura della Repubblica di Terni (e a quella di Perugia, oltre che ai carabinieri forestali e alla Regione Umbria) contro il provvedimento di Palazzo Spada in ragione del fatto che, come riporta la stessa ordinanza, l’eventuale inoltro di un ricorso al Tar dell’Umbria o alla prefettura di Terni “non sospende l’efficacia del provvedimento”. “Considerato pertanto che la presentazione di ogni tipo di ricorso non otterrebbe il risultato di fermare il taglio delle 38 piante e che, a nostro giudizio, il provvedimento potrebbe essere non giustificato se non addirittura illegittimo, si chiede quindi un immediato intervento con sospensione immediata del taglio degli alberi, per un’attenta valutazione della situazione del caso e per valutare inoltre se l’intervento, anche se fosse indicato, possa essere differito a settembre, fuori dal periodo di nidificazione e non avesse pertanto richiesto l’utilizzo di un mezzo straordinario ed eccezionale come una ordinanza sindacale contingibile e urgente. Qualora non fosse comunque possibile bloccare l’abbattimento delle 38 alberature, si riservano di agire in ogni sede opportuna per disastro ambientale e disturbo della nidificazione in atto”.

L’esposto nasce dunque a seguito dell’ordinanza municipale che “a salvaguardia della pubblica incolumità ordina l’abbattimento di 38 alberi di alto fusto nella frazione di Piediluco, del Comune di Terni”.

“Si tratta di località turistica con vincoli paesaggistici – è scritto nell’esposto - Gli alberi da abbattere, come anche chiaramente e dettagliatamente indicato nel testo dell’ordinanza, appartengono a specie protette, il periodo in cui devono avvenire gli abbattimenti ricade in quello vietato per lavori forestali perché periodo di riproduzione e nidificazione ed è reato qualunque tipo di distruzione di nidi nonché di disturbo alla nidificazione. Nel caso specifico, sulle sponde del lago nidificano anche a terra molte specie di anatidi che con ragionevole certezza abbandonerebbero la cova. Ci risulta che non sia stato fatto alcun sopralluogo di esperti ornitologi per verificare la presenza su tutti gli alberi da abbattere di nidi, compresa la presenza negli alberi dichiarati seccaginosi di chirotteri e rapaci notturni dei quali è difficilissimo individuare di giorno la presenza, se non trovare uova o pulli implumi all’interno dei tronchi dopo l’abbattimento”.

“L’abbattimento degli alberi e la degradazione degli spazi verdi – prosegue l’esposto - sono vietati nel periodo delle nidificazioni con la legge sulla tutela della fauna selvatica. Le aree interessate si trovano nella fascia pregiatissima e con presenza di ogni tipo di biodiversità lacustre nella fascia circumlacuale e in parte all’interno della Zps IT5220026 lago di Piediluco-monte Maro Terni”.

L’esposto si concentra poi sul ruolo svolto da Afor, Agenzia forestale regionale, in quanto “l’ordinanza sindacale contingibile e urgente è stata emessa, pare, su segnalazione di Afor Umbria ma non nel suo ruolo di gestore del patrimonio forestale della regione Umbria, bensì poiché esiste da anni tra Comune di Terni e Afor una convenzione a pagamento affinché Afor gestisca il verde pubblico del Comune di Terni”.

“La segnalazione Afor viene indicata come allegato nella ordinanza ma non è stata pubblicata insieme all’ordinanza. Si specifica che l’Afor, interrogata telefonicamente, si è rifiutata di fornire la documentazione per le vie brevi, chiedendo formale accesso agli atti e dichiarando di fornirla nei

trenta giorni previsti (di fatto dopo l’abbattimento di tutti i 38 alberi). Stesso comportamento dalla segreteria del sindaco del Comune di Terni che, nonostante la segnalazione della mancanza dell’allegato nella ordinanza, non ha provveduto nonostante reiterate richieste a pubblicare la segnalazione Afor. Inoltre, sempre da informazioni assunte in via informale telefonicamente, la segnalazione Afor sembrerebbe non presentare alcun carattere di urgenza e di immediato pericolo per la pubblica incolumità con richiesta di immediata effettuazione dei lavori di taglio, né tanto meno chiarirebbe per ognuna delle 38 piante da abbattere quali problemi vi sarebbero per la pubblica incolumità”.

“Alla lettura attenta dell’ordinanza – proseguono nell’esposto - non sembrerebbe sussistere pertanto i presupposti per l’adozione da parte del sindaco di un’ordinanza contingibile e urgente, prevista per una situazione che non può essere fronteggiata con i rimedi ordinari e che impone di conseguenza strumenti immediati e indilazionabili, agendo anche contro legge non avendo richiesto e ottenuto le necessarie autorizzazioni e altro e ordinando lavori forestali in periodo in cui sono vietati per legge. Pare che non esista, pertanto, agli atti alcuna relazione e precisa dichiarazione che i 38 alberi siano immediatamente pericolosi per comprovate ragioni e controlli da tecnici competenti con

relazioni fitostatiche e prove strumentali. Inoltre e soprattutto, dato che l’Afor si occupa da anni, a pagamento, come servizio extra-funzioni istituzionali, della gestione del verde pubblico del Comune di Terni (come da convenzioni citate nell’ordinanza ma non visionabili dai cittadini nel sito del Comune di Terni né nel sito dell’Afor) quindi anche del verde presente nella frazione di Piediluco, non è spiegabile come nel corso degli anni di manutenzione ordinaria a pagamento, Afor non abbia verificato che le 38 piante stavano diventando seccaginose, fenomeno che non dipende ad esempio dalla improvvisa e imprevedibili caduta di un fulmine, ma che è caratterizzato da lenta progressività nel tempo e che negli anni non abbia provveduto ad adeguata manutenzione o cure se necessarie. È, di conseguenza, assolutamente irrealistico che, nonostante la manutenzione negli anni dell’Afor, improvvisamente debbano essere abbattute simultaneamente 38 piante di alto fusto in quanto o non è stata fatta diligentemente la manutenzione commissionata e pagata negli anni o, quanto meno, a tale manutenzione Afor avrebbe potuto e dovuto provvedere prima del primo aprile o successivamente al primo settembre, quando sono consentiti lavori di taglio di alberature”.

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