La triste estate senza feste paesane, saltata una su cinque

La direttiva Gabrielli sulla sicurezza ha fatto "vittime" sul territorio, ora il ministero dell'Interno ha allentato la morsa e ad agosto si confida in una ripresa. Vertice in prefettura sulle modifiche alla norma

Immagine di una sagra

"Per quest'anno il danno è stato fatto". Sono d'accordo Federico Gori, sindaco di Montecchio e presidente Piccoli Comuni Anci Umbria, e Francesco Fiorelli, segretario regionale Unpli Umbria, su ciò che la circolare Gabrielli, che regolamenta gli aspetti di safety e security per le manifestazioni pubbliche, ha provocato agli eventi previsti in Umbria per l'estate 2018. Una normativa troppo stringente che ha fatto si che circa il 20 per cento delle manifestazioni tipiche annuali non venisse organizzato. Ma il 18 luglio qualcosa è cambiato. Il Gabinetto del Ministero dell'Interno ha emanato una nuova direttiva sui  "Modelli organizzativi e procedurali per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche". E, proprio in occasione di questa modifica alla regolamentazione, giovedì, 26 luglio in prefettura a Terni si terrà una riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto della situazione. Un incontro che a quanto pare, anche secondo Fiorelli, sarà più informativo che procedurale.

Manifestazioni saltate

Non si sa di preciso quante siano le manifestazioni saltate questa estate, si possono fare solo delle stime. "Non sono stime attendibili", dice Roberto Laurenzi,consigliere Unpli Umbria. "Qualcuno parla di 30, qualcuno parla di 60 eventi, ma qualcuno parla anche di 200. Fosse stato un numero tra le 30 e le 50 sarebbe stata più attendibile, così è molto in dubbio". 

Più chiare le idee di Fiorelli che sostiene che i territori che ne hanno maggiormente risentito sono l'Orvietano, l'Amerino e il Ternano e che gli eventi che non sono stati organizzati sono circa il 20 per cento. "Alcuni territori hanno subìto un colpo. Ancora non sappiamo dire con precisione quante siano le sagre e le feste popolari saltate. Già dal mese prossimo lo sapremo con più certezza perché sono tutte segnate alla Regione. Idee ancora più chiare le avremo a settembre perché le richieste per organizzare manifestazioni possono arrivare fino a 60 giorni prima. Da settembre in poi gli eventi sono meno e tutto sarà più semplice. Più difficile sarà invece capire quali saranno le feste di altra tipologia perché non sono registrate.

La tradizione

Oltre al danno economico che il non poter organizzare manifestazioni crea ai Comuni, c'è anche quello di perdita della tradizione. "La maggior parte delle iniziative porta avanti una tradizione", dice Gori. "Non celebrarle più in territori come Amelia o Giove è penalizzante. Non solo da un punto di vista locale, ma anche dal punto di vista del turismo. Si vanno a perdere le radici di un paese".

D'accordo anche Fiorelli che sottolinea come sia diversa la questione degli eventi organizzati in Umbria, dai fatti di Torino (la donna morta in seguito alla fuga dei 20 mila tifosi in piazza San Carlo, ndr). "È come paragonarela venatio al Colosseo di un tempo, con l'allenamento che i ragazzi facevano al Circo Massimo. Sono due cose totalmente diverse. Oppure paragonare la befana che scende dal cielo ad Assisi con il traffico chiuso con grandi e piccini con gli occhi al cielo a un concerto. Come possono essere la stessa cosa?Tutti siamo d'accordo che la sicurezza viene prima di tutto, ma non è con gli operatori delle varie imprese che la situazione si sistema. E nemmeno dovendo mandare tutto il piano di sicurezza in Prefettura e in Questura. È troppo burocratizzato. I tempi si allungano e i costi aumentano". 

La nuova direttiva

A distanza di quasi un anno dall’emanazione delle circolare Gabrielli, con la quale sono state impartite indicazioni in merito alle misure di safety e security da adottare in occasione di pubbliche manifestazioni ed eventi di pubblico spettacolo, "è emersa la necessità, sulla base dei risultati e del confronto con gli enti delle realtà territoriali, di una rivisitazione e di una 'reductio ad unum' delle precedenti linee di indirizzo".

"Con questa nuova direttiva - dice Gori - c'è un marasma di norme da analizzare. Non possiamo avere un quadro liquido anche perché la Regione, dal canto suo, sembra che stia giocando una partita da sola. Ha deciso, infatti, di buttare giù delle linee guida senza consultare noi dell'Anci e credo neanche i membri delle altre associazioni territoriali. Doveva esserci un maggiore confronto perché così non solo c'è una direttiva ministeriale da rispettare, ma anche una regionale e il tutto si complica ulteriormente. È ovvio che la normativa della Regione dovrà sottostare a quella nazionale, ma comunque non fa altro che rendere il tutto più spigoloso. Non so bene cosa succederà, ma una cosa è certa. La questione andrà approfondita in modo molto delicato, in modo da poter ripartire l'anno prossimo, senza che nessun paese debba rinunciare alla sua festa".

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"Con questa direttiva - commenta Fiorelli - ci sarà un approccio più flessibile e una standardizzazione delle norme. Il fatto che il nuovo governo si sia smosso in così poco tempo è decisamente un buon segno. Questa nuova normativa aiuterà sicuramente i Comuni a organizzare le loro feste perché non ci sarà più bisogno di inviare tutto in Prefettura e in Questura, ma basterà inviare la regolamentazione al Comune dove verrà valutata da una commissione comunale. I tempi diminuiranno notevolmente. Inoltre non si ragiona più sull'Algoritmo Maurer, un algoritmo che trasformava quasi tutti gli eventi in potenziali situazionidi pericolo. È fondamentale anche il corso di formazione e addestramento previsto per i volontari. In questo modo i Comuni non dovranno più pagare le imprese esterne per il servizio di sicurezza, ma potranno 'usare' i volontari con un risparmio veramente notevole da un punto di vista economico". 

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