Farmacie, Scarpellini: "Il fondo Falchi non esiste, società in profondo deficit già dal 2018"

Il presidente del collegio dei revisori dei conti ha parlato in terza commissione smontando le dichiarazioni dell'assessore Dominici: "Sciamanna ha agito in maniera regolare"

La farmacia Falchi

Il fondo Falchi? Non esiste. E dal prossimo anno le farmacie torneranno ad accumulare un pesante deficit per i canoni da pagare al Comune. Sono i tratti salienti dell'audizione di ieri pomeriggio in terza commissione del presidente del collegio dei revisori dei conti di Farmacia Terni, Mauro Scarpellini, che di fatto ha ribaltato le tesi in base alle quali l'assessore alle Partecipate, Fabrizio Dominici, ha iniziato un braccio di ferro con l'amministratore unico della società, Fausto Sciamanna. 

"Errato parlare di fondo Falchi"

Al centro della contesa ormai da mesi c'è il cosiddetto fondo Falchi, l'eredità lasciata dal compositore musicale ternano nel 1923 alla Congregazione della carità e quindi all'Eca, e la sua gestione. "Il fondo Falchi non esiste - ha detto Scarpellini ai commissari ribadendo quanto già trapelato nei giorni scorsi - non esiste in bilancio al momento della costituzione della srl, non esiste negli atti del notaio Papalini, nella delibera del consiglio comunale del 10 novembre 2015 che è allegata all'atto notarile e non c'è nemmeno nello statuto. Siamo andati anche a ricercare nei bilanci precedenti dell'azienda speciale e in quello 2014, ovvero prima che il Comune cominciò a deliberare sulle sorti delle farmacie. Abbiamo cercato nello stato patrimoniale, nel conto economico, nella nota integrativa non c'è nulla nemmeno relativamente alla contabilità separata".

Il presidente del collegio dei revisori è così entrato nei dettagli tecnici. "La contabilità separata era un metodo di partita doppia finanziaria propria dell'ente comunale di assistenza disciolto (l'Eca, ndr) e proprio anche dei Comuni ma non delle società che per legge applicano il metodo della partita doppia reddituale. Una differenza tecnica che doveva essere chiara sin dal 1978". Per questo, spiega ancora Scarpellini, "è errato parlare di fondo Falchi perché in realtà si tratta di beni Eca, l'ente che aveva ricevuto l'eredità autorizzato da un decreto dell'allora regio prefetto dell'Umbria". Beni, economici e finanziari, che dopo la soppressione dell'Eca, sono transitati al Comune di Terni. "Di certo i beni immobili sono di proprietà del Comune e i frutti di quel lascito, come da testamento, devono essere destinati a fini socio-assistenziali".

Quindi, paradossalmente, l'affitto della sede delle società e dei locali della farmacia Falchi, di cui recentemente palazzo Spada ha chiesto conto anche in maniera retroattiva, dovrebbero finire in beneficienza anziché a contribuire a tamponare le falle del bilancio del Comune. "Gli incassi dell'affitto dovrebbero essere destinasti a fini sociali", ripete Scarpellini. E qui si arriva all'altra "partita", quella appunto dell'affitto chiesto a Farmacia Terni, destinata ad aggravare i conti presenti e futuri della società.

Nel 2018 "buco" da 500mila euro

"Non so come si possa fare a chiedere la retroattività dal primo gennaio 2018 - sostiene il presidente dei revisori - il canone peraltro va negoziato e non imposto anche se al momento le considerazioni fatte dal Comune per arrivare a determinare l'importo dell'affitto sono logiche e quindi credo che si possa arrivare a un prezzo uguale o comunque vicino a quello fissato". Il punto è che con i circa 100mila euro di affitto annui che Farmacia Terni si troverà a pagare per gli uffici di palazzo Falchi, la farmacia omonima e quella di corso Tacito, il bilancio andrà in perdita. Non solo quello 2017 non ancora approvato dal Comune, unico socio proprietario, ma anche quelli futuri che - a sentire Scarpellini - sarebbero comunque destinati a volgere verso il "rosso".  

"Con i canoni di concessione che Farmacia Terni già paga in modo crescente al Comune più i canoni di affitto che dovrà pagare per gli affitti - dice - la società andrà in deficit e l'amministrazione si troverà a dover ripianare le perdite e ricapitalizzare la società con un danno maggiore rispetto ai benefici della situazione attuale. Già nel 2018 abbiamo stimato che il deficit sarà di circa 500mila euro".

Il pozzo senza fondo della farmacia Falchi

Tuttavia è proprio la svolta manageriale che il Comune vuole imprimere alle farmacie che dovrebbe portare maggiori utili dalla gestione delle attività e quindi ad essere capace di assorbere anche queste previsioni. Insomma, si vorrebbe chiudere l'era dei ricavi risicati degli ultimi anni perché potenzialmente le farmacie potrebbero portare molti più utili nelle casse comunali. "Noi non entriamo in queste valutazioni che spettano ad altri - precisa Scarpellini - e ci limitiamo a guardare i conti. Voglio sottolineare che, proprio per la natura della società che ha un socio unico, il collegio dei revisori è obbligato per legge non solo a fare gli interessi della società e del socio ma anche di terzi. E' chiaro - prosegue - che ci sono criticità basti pensare alla farmacia Falchi che solo negli ultimi sei anni ha perso 350mila euro, e quindi se ci fosse stato un conto corrente separato si sarebbe presto prosciugato. Per quanto attiene alla nostra attività riteniamo che non ci sia stata una gestione irregolare da parte dell'amministratore unico, gli stipendi sono quelli del contratto nazionale e la media degli straordinari è di 4 ore e 7 minuti pro capite".

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Ma intanto il bilancio non è stato ancora approvato e sta creando problemi di liquidità alle farmacie. "Non è stato esaminato - puntualizza Scarpellini  - perché per bocciare il bilancio servono motivazioni precise. E secondo il collegio il bilancio va approvato. Se così non fosse sarebbe un guaio, si potrebbe arrivare alla revoca dei fidi bancari, i fornitori si vorrebbero far pagare a vista e si andrebbe dritti all'insolvenza che è l'anticamera del fallimento".   

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