Tasse, la lotta all’evasione fa un buco nell’acqua: “Nel 2018 Terni non ha recuperato un centesimo”

L’analisi della Uil: male tutti i comuni dell’Umbria. Venturi: risultati deludenti, manca la volontà politica ma occorre anche intervenire con una diversa organizzazione degli apparati comunali

In fatto di evasione fiscale, Terni non teme confronti: fra Tari, Imu e Tasi, Palazzo Spada vanta un “credito” nei confronti dei contribuenti che supera i 20 milioni di euro, tanto che lo stesso sindaco – Leonardo Latini – ha rivolto qualche mese fa un appello a tutti i ternani: pagate le tasse.

In fatto di lotta all’evasione, invece, i risultati stentano ad arrivare. Addirittura, la Uil parla di “flop” e lo fa scorrendo il dossier a cura della Servizio politiche territoriali del sindacato, realizzata da Luigi Veltro e diretto da Ivana Veronese.

“L’azione di contrasto dei comuni umbri all’evasione fiscale e contributiva – rileva la Uil - è un flop totale e di conseguenza anche le somme riconosciute dallo Stato ai Comuni per la compartecipazione al recupero dell’evasione stessa. Neanche un centesimo infatti per il Comune di Terni che nel 2018 ha contribuito a recuperare un bel nulla. Ancora peggio dell’anno precedente, quando dall’attività di accertamento aveva ricavato miseri 100 euro, mentre nel 2016 aveva introitato 515 euro”.

L’Umbria ne esce proprio male in quanto tutti i Comuni messi insieme hanno incassato solo 19.080 euro. Il Comune di Perugia nel 2018 ha introitato 6.041 euro, anche in questo caso meno dell’anno precedente dove la somma era di 7.075 euro. L’anno precedente gli introiti erano stati di 48.849 euro. In realtà tra tutti i 92 comuni umbri, solo 4 hanno avuto introiti di compartecipazione dalla lotta all’evasione. Si tratta di Perugia con 6.041,41 euro, San Giustino con 11.991,93, Tuoro sul Trasimeno con 503,57 e Orvieto con 544 euro.

“Un flop che è ancora più eloquente – sottolinea il sindacato - se confrontato con gli introiti avuti da alcuni piccoli comuni come quello di San Giovanni in Persiceto (Bologna, di soli 28.292 abitanti) che lo scorso anno ha recuperato 1,5 milioni di euro, migliorando la performance dell’anno precedente quando il recuperato ammontava a 635mila euro. O come quello di Cassina de’ Pecchi (Milano, 13.891 abitanti) dove hanno incassato 299mila euro. Per fare altri esempi: la Città di Torino lo scorso anno ha incassato 821mila euro; Genova 760mila euro; Milano 746mila euro; Asiago (Vicenza) 650mila euro; Prato 417mila euro; Bergamo 310mila euro; Modena 246mila euro; Rimini 236mila euro”.

Secondo i dati Uil, su base nazionale solo 393 comuni (il 5,1% del totale) hanno attivato lo scorso anno l’attività di contrasto all’evasione fiscale, recuperando nel 2018 un totale di 11,4 milioni di euro, in diminuzione del 14,1% rispetto all’anno precedente. Dal 2010, anno in cui fu introdotta la norma della compartecipazione dei comuni al contrasto all’evasione fiscale, i municipi hanno recuperato 109 milioni di euro, frutto di oltre 110mila segnalazioni all’Agenzia delle entrate.

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“Nel complesso – commenta Gino Venturi, segretario di Uil Terni - emergono dall’analisi risultati alquanto deludenti, se si paragonano agli alti tassi di evasione fiscale e di irregolarità lavorativa nel nostro Paese, che secondo gli ultimi dati ammontano ad oltre 108 miliardi di euro. È un problema certo di volontà politica ma accorre anche intervenire con una diversa e più adeguata organizzazione degli apparati comunali. I comuni devono e possono fare molto in chiave antievasione non solo perché così si potrebbero recuperare risorse per ampliare i servizi ai cittadini o per abbassare le tasse a livello locale, ma anche perché una lotta serrata all’evasione fiscale e contributiva permetterebbe di ristabilire equità e giustizia sociale”.

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