Foro boario, il mercato chiude i battenti: via gli operatori entro la fine dell’anno

Il Comune di Terni chiede il rilascio delle strutture per avviare la realizzazione del Palasport. Il Centro studi Malfatti: Palazzo Spada e venditori trovino un accordo per la costruzione delle nuove strutture

Il nuovo Palasport di Terni cammina a passi veloci: i sette ettari dell’area del foro boario presto avranno un volto tutto nuovo. E questa è una buona notizia. C’è un però. Perché la realizzazione della struttura prevede il trasferimento del mattatoio e del mercato ortofrutticolo in una nuova sede.  

“Oggi, alla luce del progetto della cittadella dello sport di prossima realizzazione – rileva il Centro studi Malfatti - l’ente municipale ha dovuto inviare PEC agli operatori per il rilascio degli immobili entro il 31 dicembre 2019, dato che in seguito le strutture saranno abbattute. Il problema è che in poco più di tre mesi crediamo sia impossibile realizzare nuove strutture con celle frigorifere e altri annessi specifici. Inoltre come riconosciuto dallo stesso Comune la crisi del settore non fa sì che gli operatori possano sostenere costi di alcune centinaia di euro per le nuove costruzioni e l’abbattimento delle attuali”.

Un po’ di storia

Nel focalizzare un tema che nei prossimi mesi potrebbe creare più di qualche grattacapo, il Centro studi Malfatti ricorda la storia – recente e non – del mercato del foro boario.  
Alla fine degli anni 50, i grossisti erano dislocati all’interno della città nelle zone di inizio corso Vecchio, piazza Castello, piazza Carrara e Porta Sant’Angelo. Il Comune, visto il crescente aumento di nuovi edifici con relativo aumento della popolazione, vista la necessità di trasferire quel tipo di attività dal centro, concesse temporaneamente l’area attuale per l’insediamento del mercato in attesa di definire un’area ben precisa, vedasi il tipo di costruzioni leggere dell’epoca e poco diverse anche quelle restaurate in seguito”.

La situazione è invece rimasta invariata nel corso degli ultimi sessant’anni, anche se negli anni 90 “la giunta Ciaurro aveva proposto il trasferimento del mercato stesso in un’area a Maratta, dove oltre alla frutta dovevano coesistere un ingrosso del pesce e di prodotti alimentari in genere. In seguito, dopo la caduta della giunta Ciaurro, per anni né il Comune né gli operatori hanno proseguito nello studio del trasferimento, tantomeno lo hanno realizzato. Negli anni si sono susseguite solo concessioni temporanee di pochi anni. Da notare che fino alla metà degli anni 90 non veniva quasi da nessun operatore versato il canone di affitto né il Comune ha mai attivato azioni di riscossioni”.

I giorni nostri

La svolta arriva negli ultimi anni col progetto del palasport che sta prendendo vita. “Nelle attuali strutture – fa però notare il Centro studi Malfatti - sono presenti celle refrigeranti, alcune costruite negli anni 60, dove potrebbero essere presente fibra di amianto, all’epoca utilizzata come materiale isolante: la loro dismissione dovrebbe necessariamente passare per procedure di bonifica e smaltimento, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, senza dispersione in aria di materie inquinanti e nocive per la salute”.

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Tempi stretti, possibili interventi di bonifica e nuovi spazi per il mercato: questioni che rischiano di rallentare questa “rivoluzione”. “Sarebbe ragionevole – propone perciò il Malfatti - se operatori e Comune trovassero un accordo, nel quale anche l’ente partecipasse alle spese. Inoltre si propone di interessare le varie piccole cooperative di produttori e i produttori individuali per far insediare anche loro nella nuova struttura come avviene nei più moderni mercati ortofrutticoli, con concentrazione degli operatori e ripartizione delle spese”.

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