Inquinamento, il Comune vuole spostare gli inceneritori lontano dalla Conca

L'assessore Salvati: "Vogliamo valutare con le aziende la fattibilità dell'operazione ma le fonti principali restano traffico e riscaldamento". Ecco quali sono i provvedimenti allo studio. E intanto saranno abbattuti i pini di via Lungonera Savoia

L'inceneritore di Acea a Terni

C'è chi vorrebbe spostare le acciaierie, come i 5 Stelle, e chi vorrebbe portare lontano dalla Conca gli inceneritori. Come il Comune di Terni. E mentre la prima suona come una provocazione, la seconda ipotesi è scritta nero su bianco sul Dup, il documento unico di programmazione, allegato al bilancio recentemente approvato dalla Giunta. Un documento che traccia le linee strategiche della nuova amministrazione con nove ambiti di intervento che disegnano altrettante città diverse (che ricordano un po' quelle di raffaelliana memoria molte delle quali non ebbero fortuna): Terni Risanata, Amica, Sicura, Libera, Attrattiva e Creativa, Bella, Verde, Sociale, Protagonista.

Terni Verde

Uno dei capitoli che desta maggiore attenzione è proprio quello legato all'ambiente e alla lotta all'inquinamento, da sempre uno dei temi sui quali la città soprattutto negli ultimi anni ha mostrato particolare sensibilità. Tra gli interventi previsti per migliorare la qualità dell'aria della Conca c'è - si legge - la "valutazione sul mantenimento e/o la conversione degli impianti di incenerimento" che rimanda a una "analisi dei processi autorizzativi sul polo di incenerimento di Maratta" e al "dialogo con le aziende e la Regione Umbria sui possibili scenari di delocalizzazione". Nella tabella del cronoprogramma per quest'ultima voce c'è anche una data, con la x che sbarra la casellina 2020. Insomma, si vuole provare a spostare gli inceneritori di Acea e Terni Biomassa?

"Innanzitutto va detto che ora l'impianto di Terni Biomasse è spento e non so quando ripartirà - afferma l'assessore all'Ambiente, Benedetta Salvati, che prima di imbarcarsi nell'avventura politica era ingegnere ambientale all'Arpa - la nostra è una proposta per allontanare gli impianti fuori dalla Conca e migliorare la qualità dell'aria della zona nord di Terni. E vogliamo valutare con le aziende la fattibilità di questa operazione". 

E dove spostare gli impianti di termovalorizzazione? Posto che smontare e rimontare un inceneritore avrebbe dei costi non da poco, le ipotesi al momento proprio non ci sono o magari sono solo indotte dai possibili scenari che si potrebbero prospettare. E allora il pensiero va agli interessi che Acea avrebbe manifestato sull'insediamento di Terni Energia a Nera Montoro dove magari potrebbe trovare posto anche un inceneritore o forse un impianto di trasformazione della materia o di produzione di css - previsto dalle linee di indirizzo per il nuovo piano regionale dei rifiuti - che si contendono Terni e Orvieto. Ma poi a Narni come la prenderebbero? Al momento tutto questo è solo fantapolitica mentre l'unica certezza è che è ormai bloccata da tempo in Regione la procedura di Aia sulla richiesta fatta da Acea - che nel frattempo ha cambiato presidente - per bruciare a Terni, oltre al pulper di cartiera, una quantità di rifiuti derivante dagli scarti della raccolta differenziata. L'autorizzazione all'incenerimento per l'impianto a Terni scade nel 2024. "Su questo fronte valuteremo le intenzioni dell'azienda - aggiunge la Salvati - sapendo che dal punto di vista delle autorizzazioni il Comune non ha grossa voce in capitolo".

I nodi di traffico e riscaldamento

Ma se spostare l'inceneritore servirebbe ad alleggerire il carico di emissioni inquinanti in atmosfera non risolverebbe tutti i problemi ambientali della Conca. "L'incidenza degli inceneritori - ribadisce l'assessore Salvati - è più bassa rispetto ad altri fattori come il traffico e la combustione che restano le principali fonti di inquinamento, soprattutto nel periodo invernale, accentuate dalle caratteristiche morfologiche della città che favoriscono il ristagno delle polveri inquinanti". Dunque traffico e impianti di riscaldamento sono ancora i "nemici" da combattere anche per la nuova Giunta - ma le associazioni e i comitati ambientalisti non la pensano proprio così - che ora dovrà capire se le "armi" utilizzate in passato hanno funzionato o meno. "Vogliamo valutare l'efficacia degli strumenti utilizzati sin qui - spiega la Salvati - e in base a questo prenderemo i provvedimenti più idonei. Dubito, ad esempio, che due giorni di limitazioni al traffico come è stato fino a ora, possano essere sufficienti e magari bisognerà capire se sia necessario aumentare il numero delle auto da fermare o estendere l'area delle limitazioni discutendone anche con il Comune di Narni". C'è da capire come poi il nuovo piano della mobilità che si vuole mettere a punto e che parte anche dall'assunto di contenere l'inquinamento sia compatibile con l'ipotesi di una riapertura della ztl, magari a fasce orarie, che è tornata di nuovo al centro del dibattito politico e cittadino. Per quanto riguarda i riscaldamenti nel corso degli anni si sono susseguite ordinanze che impongono ai cittadini di tenere a una certa temperatura gli impianti o, come quella che sarà riproposta a novembre, di non bruciare materiale agricolo. Provvedimenti che vengono puntualmente disattesi per la mancanza di controlli. E se da una parte l'assessore si appella al "senso civico dei ternani che devono collaborare se vogliono contribuire a risolvere i problemi", dall'altra una risposta - scritta sempre nel Dup - potrebbe venire dal rilancio, a partire dal 2019, del progetto di teleriscaldamento con il recupero del calore delle acciaierie. Un progetto che, come noto, è costato milioni di euro e non è mai decollato.   

Alberi contro l'inquinamento, via i pini di Lungonera Savoia

E nel piano di "Terni Verde" non può ovviamente mancare il capitolo - quanto mai di attualità in questi giorni - relativo alle nuove alberature che saranno uno degli strumenti da mettere in campo nella lotta all'inquinamento. Si parla dunque di un "piano pilota di tutela ambientale mediante la riqualificazione del patrimonio arboreo della città". L'obiettivo è la messa a dimora di alberi e piante che possano contribuire alla "mitigazione del cambiamento climatico, mitigazione dell’isola di calore urbano, depurazione dell’aria (azioni filtro), attenuazione dei rumori, salvaguardia della biodiversità e delle connessioni ecologiche in relaziona anche alle funzioni sociali e sanitarie. In questo modo il verde potrà essere inserito all’interno del bilancio non solo come voce di costo, ma anche tra i benefici". Intanto, dal 27 al 21 agosto, saranno abbattuti i 44 pini di via Lungonera Savoia la cui situazione già compromessa si è ulteriormente aggravata dopo il maltempo di questi giorni. "C'è un problema di sicurezza - afferma la Salvati - gli alberi sono tutti in categoria D, quella più a rischio, e dobbiamo intervenire subito ma altrettanto rapidamente andremmo a sostituire tutte le piante che saranno tagliate con specie più idonee al tessuto urbano che consentiranno anche una crescita migliore dei lecci presenti finora sottomessi dai pini. E quel viale già molto bello, vi assicuro, diventerà bellissimo". In programma anche un rifacimento dei marciapiedi devastati dal sollevamento delle radici dei pini. L'intervento in via Lungonera Savoia - che comporterà la chiusura della strada al traffico con l'istituzione del doppio senso su via Piave - rientra in un piano generale che interessa l'intera città e che porterà all'abbattimento di circa 300 alberi a rischio e la messa a dimora di 1000 nuove piante. 

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