“Nel centro della città sempre più vetrine serrate, Terni ormai è agonizzante”

La lettera agli amministratori: “Dare inizio alla politica del confronto di cui si ha tanto bisogno perché non possiamo rimanere un minuto di più in questo esiziale stallo”

Serrande abbassate a Terni (foto Giacomo Sirchia)

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del professor Giampiero Raspetti rivolto agli amministratori di Terni sulla condizione del commercio, e non solo, in città.

40, 40, 50. Non indicazione per il lotto, ma amara analisi. Si tratta del numero di vetrine serrate rispettivamente: in corso Vecchio, in via Garibaldi, in via Roma. Una realtà terrificante, a meno che non sia io a vedere tutto nero. Ma sì, è così, la colpa è la mia e di questo chiedo scusa a vossia. Chiedo scusa a voi, illuminati amministratori di Terni, voi senza colpa, voi che, vista la situazione agonizzante in cui versa la città, vi accingete sicuramente a chiamare a raccolta tutta la cittadinanza per cominciare opera di collaborazione, voi che avrete già studiato, elaborato e preparato ottimi progetti di risanamento. Vi prego, però, di comunicarceli, di dare inizio alla politica del confronto di cui si ha tanto bisogno perché non possiamo rimanere un minuto di più in questo esiziale stallo.

Sì, ho colpa. Non sono un eminente avvocato né un superbo commercialista né persona che cerca di sbarcare il lunario con soldi non suoi, ereditati, persona che non abbia mai lavorato né realizzato alcunché di suo nella sua opacissima vita civile. Sono colpevole, lo sento e lo dichiaro: mai avuto o voluto un solo briciolo da alcunché, ho ereditato solo onestà e amore per il prossimo, qualsiasi prossimo, tranne per gli idioti e i parassiti. La vera colpa, però, è in quello che amo e che studio: sanscrito, assiro babilonese, egiziano, latino, greco, filosofia, cultura classica, arte, poesia. Ancor più grave è l’aver insegnato per più di due anni a professori dell’Università la Sapienza di Roma e ai professori dei licei di Roma. Cosa insegnavo? Quello che oggi mi rende ancor più colpevole, quel qualcosa con cui guardo la città, i suoi movimenti, i suoi cedimenti, le sue articolazioni ora debilitate, soprattutto la quantità (i numeri) che la distinguono e la caratterizzano e il paragone che faccio con altre città e con quelle che la modernità impone.

Insegnavo loro matematica, fisica ed informatica, risultando così oggi quasi un mostro per tutte le persone perbene e di buona volontà che si occupano dei fatti e dei fattacci cittadini. Sono dunque una persona inattendibile, uno che sbaglia. Sbaglia soprattutto quando si allarma per la fine che sta facendo la città e per quello che sta per arrivare, altro che Medioevo prossimo venturo! Se è vero che nessun fiocco di neve si sente responsabile della valanga, se è vero che la valanga si è già messa in moto, domandiamoci se la responsabilità sia da attribuirsi a fiocchi di neve o ad altro, meno etereo, meno giocoso, meno innocente.

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