Caro Quarantino, dal liceo Angeloni arriva il diario per raccontare le giornate degli studenti

Il progetto va ad arricchire quello già attivo da anni dedicato al racconto delle emozioni. Il Covid-19 ha portato ad un nuovo capitolo dell’iniziativa

Un racconto. Anzi, tanti racconti: tante pagine di diario a cui gli studenti del liceo Angeloni stanno affidando pensieri, paure e speranze. Dal 5 marzo, dopo la chiusura delle scuole ternane, tutto è cambiato e l’avvio della didattica a distanza ha determinato una nuova e inedita fase per il mondo dell’istruzione, con risposte altrettanto variegate.

“Tra gli obiettivi che ci siamo prefissati – afferma la professoressa Manola Conti – c’è quello di riuscire a  mantenere un contatto diretto con gli studenti, attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione. Quindi, non solo “vederci” per le video-lezioni, ma anche per parlare, confrontarci, capire come i ragazzi stanno attraversando questa fase così delicata”. 

E’ proprio in questo contesto che si inscrive il progetto Raccontiamoci - La nostra vita…ai tempi del Coronavirus. Un’iniziativa, quella del racconto delle emozioni e delle esperienze, iniziata ben venti anni fa e che è stata pienamente sposata anche dall'attuale dirigente, la professoressa patrizia Stilo - e che, ogni anno, diventa un “libricino” che però ha davvero tanto da raccontare. “L’edizione di quest’anno – continua la curatrice del progetto - era di fatto già conclusa, e avremmo dovuta presentarla a maggio in bct. Quell’appuntamento sicuramente non potrà svolgersi, ma abbiamo deciso di continuare a raccogliere i pensieri e le parole dei ragazzi che probabilmente, mai come in questo periodo, hanno bisogno di far conoscere la propria interiorità”.

Parlare e sfogarsi con qualcuno può aiutarci ad esternare alcuni nostri sentimenti, ad esempio quando siamo tristi, parlare con qualcuno di caro ci aiuta. Ti racconterò perciò, caro diario, cosa sto vivendo in questi giorni”. Questo è solo uno degli incipit scritti dai ragazzi e raccolti negli ultimi giorni: tanti brevi racconti che fanno emergere una quotidianità ormai piuttosto statica e vissuta in modo diverso da ognuno. Da tutti gli scritti, però, emerge come ci sia una maggiore consapevolezza dell’importanza dei piccoli gesti di ogni giorno: manca la scuola, i professori, lo sport, la possibilità di andare a trovare i nonni o, ancora, di curare le piantine seminate per un progetto scolastico.

Caro diario – scrive un ragazzo di prima - sono ormai venti giorni circa che siamo chiusi in casa, senza possibilità̀ di uscire. Tra tutti i mali questo non è il peggiore e mi sta aiutando, perché́ mi sta facendo capire che le cose che prima avevo, che davo per scontate, per me erano fondamentali ed utili. Sono passato da una settimana con sei giorni su sette di allenamento e partita al nulla: prima ero stanco della routine mentre ora la rimpiango. Mi manca vedere i miei amici, andare a scuola e vedere le persone con cui durante la giornata interagivo. Sì, persino la scuola ed i professori mi mancano, perché́ volendo o meno ci si affeziona a tutto quello che nella giornata ci succede”.

“I miei pensieri vanno sempre al giorno in cui riprenderà̀ la vita normale, uscendo, andando a scuola e trascorrere il tempo con le persone che mi fanno stare bene. Sono queste le cose che mi mancano di più̀, che prima erano scontate, ma che ora non lo sono più̀ – dice un altro coetaneo -. In questo periodo riconosco di dare maggiore valore a tutte le cose normali che facevo prima, anche piccole abitudini come quella di prendere l’autobus, andare a scuola, ridere con i compagni e anche far inquietare i prof”.

Le riflessioni vanno anche oltre la quotidianità: “Io ho imparato a dare maggiore rispetto alla natura e al mondo che ci accoglie – racconta un altro studente - perché́ noi siamo solo degli ospiti che prima o poi dovremmo andarcene e quindi dobbiamo mantenere bello, profumato e accogliente questo mondo per i prossimi che verranno”.

“Dai racconti dei ragazzi emergono anche delle criticità – continua la professoressa Conti – ed è per questo che è importante offrire diversi canali di ascolto: c’è chi guarda di più i telegiornali, magari con i genitori, ma c’è anche chi non lo fa affatto; spesso chi in classe assume il ruolo di leader non è sempre così forte come vorrebbe far credere. Possiamo inoltre percepire anche le difficoltà delle famiglie con la didattica a distanza, tra chi magari ha un solo pc e più figli e chi invece ha a disposizione un computer tutto per sé. E’ per questo, anche per colmare eventuali lacune e differenze, che noi insegnanti dobbiamo rimanere in prima linea, rendere i ragazzi protagonisti, ascoltandoli e tendendo una mano, anche se virtuale”.

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