Il Telamone torna a Terni: i materiali preziosi e il ricco committente, tutti i “misteri” della grande statua

Tra qualche giorno il rientro da Perugia. Le ricerche di Rossi (Terni civica): questa è una storia che merita di essere approfondita

Tra qualche giorno il Telamone tornerà a Terni da Perugia per un “prestito” di qualche mese che permetterà alla città dell’acciaio di riappropriarsi della “sua” preziosissima statua. Ma qual è la storia di questo imponente manufatto alto circa due metri, dal peso di quattro quintali e con un valore stimato prossimo ai tre milioni di euro?

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IMG_20191229_232628-2I “misteri” del Telamone sono stati al centro di una accurata ricerca da parte di Michele Rossi, capogruppo in consiglio comunale di Terni civica. “L’impegno non facile di queste settimane, ma sono fatto così: amo la mia città. E quando mi fisso su una cosa che la riguarda, in particolare quando si tratta della valorizzazione di reperti storici sconosciuti o dimenticati, mi avventuro in complicate ricerche storiche”.

Ed è stato così per la statua del Telamone che tornerà a Terni dopo la sua “partenza” coincisa con la data del ritrovamento, il 1971. “Si tratta di una statua avvolta da diversi misteri – dice Rossi - Un imponente manufatto la cui destinazione originaria è tutt’ora ignota; impossibile ricostruire la collocazione architettonica, difficile ipotizzarne una. Quello che sappiamo è che i Telamoni (versione maschile delle più famose Cariatidi) ornavano porte cittadine o palazzi, utilizzati come colonne a sostegno di architravi, logge, balconate cornicioni e simili, ed erano sempre presenti almeno in coppia. Potrebbe dunque esserci anche un secondo Telamone laddove fu rinvenuto il primo?”.

“Altro mistero – ricostruisce ancora Rossi - è legato alla pietra nel quale venne scolpito: si tratta del cosiddetto marmo pentelico proveniente dal monte Pentelico situato a 4 chilometri da Atene, un materiale prezioso ed utilizzato in età romana per l’unicità della bellezza del suo effetto rosato, con tenui tonalità di giallo dorato. Quale ricco ternano avrebbe potuto permettersi un simile marmo nell'allora Terni romana? Oppure, la Terni romana era così ricca da permettersi una manufatto così prezioso per ornare un qualche edificio pubblico?”.

L’ultimo “giallo” riguarda il rinvenimento del Telamone. “Dove fu ritrovato esattamente? Nessun aiuto poteva arrivare dagli archivi della Soprintendenza visto che è andato perso il verbale di rinvenimento e si conserva il verbale di restauro e la scheda museale che brevemente ci dice che fu ritrovato a Terni nel 1971 durante degli scavi Enel. Né tanto meno è possibile attingere ai ricordi di qualche concittadino poiché parliamo di 48 anni fa. L’unica soluzione era magari ritrovare un possibile articolo di giornale della cronaca locale che parlasse di quell'eccezionale scoperta”.

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Rossi ha perciò passato al setaccio le pagine di un intero anno (1971) della cronaca locale, sfogliando le pagine di Terni de Il Messaggero. “Visionare un anno di microfilm di giornali custoditi nella preziosissima emeroteca cittadina è stato un impegno di settimane che mi ha portato a trovare ciò che cercavo. L’articolo è di mercoledì 1 settembre 1971 ed è titolato Cariatide romana torna alla luce durante gli scavi in piazza Fontana. Qui è ben descritto il rinvenimento della statua e l’immediata attribuzione da parte della Soprintendenza al periodo romano. Il ritrovamento avvenne durante gli scavi subappaltati dall’Enel per la realizzazione dei nuovi collettori principali delle fognature della città, più precisamente in piazza Domenico Fontana, oltre l’attuale passerella pedonale di via del Cassero, sulla riva sinistra del fiume, lungo quel tratto della via Flaminia che costeggiava la città, oggi via XX Settembre. Quanto trovato aggiunge elementi sulla storia di un bene che finalmente torna nella città dove fu ritrovato dopo anni di menefreghismo su questi temi. Una storia che merita di essere approfondita e per quanto possibile ancora svelata; è per questo che con altri amici sto provando ad organizzare un convegno di approfondimento”.

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