Piano periferie a rischio, il Comune: "A Terni situazione drammatica"

Un emendamento del Governo al decreto Milleproroghe straccia 13 milioni di interventi, Melasecche: "Con il dissesto per noi è l'unica fonte di finanziamento, si salvaguardi chi è in difficoltà". Il M5S: "Lo hanno votato tutti". Ecco i progetti in bilico

Un'immagine del Senato

"Per noi la situazione sarebbe drammatica". Non usa mezzi termini l'assessore ai Lavori pubblici, Enrico Melasecche, per commentare gli effetti che avrebbe la modifica voluta dal Governo al Decreto Milleproroghe che rimanda di due anni i finanziamenti di 3,8 miliardi al "Piano periferie" e sospende le convenzioni con le amministrazioni comunali. Lo strumento, firmato dal precedente Governo, interessa anche Terni, 33esimo nella graduatoria dei 96 Comuni capoluogo interessati, che avrebbe dovuto ricevere 10 milioni di euro ai quali aggiungere poi altri 3 milioni di euro di cofinanziamenti da privati e dalla stessa amministrazione comunale.

"Questa mattina abbiamo avuto un lungo confronto con il sindaco Latini - spiega - e abbiamo subito coinvolto i parlamentari della Lega in primis, ma anche quelli del centrodestra, per fargli capire quali sarebbero gli effetti per la nostra città. Per noi la beffa sarebbe doppia perché essendo in dissesto finanziario non possiamo accedere a mutui e non abbiamo quindi fonti di finanziamento alternative per portare avanti progetti importanti per il rilancio e la riqualificazione della città come sono quelli inseriti nel Piano Periferie. Chiediamo al Governo di salvaguardare i Comuni in difficoltà come il nostro tanto più che la situazione di dissesto l'abbiamo ereditata".

Il sottosegretario: finora spesi zero euro

"Con il Milleproroghe i soldi vengono dati a tutti i Comuni e non solo a pochi, sono poi i Comuni che potranno decidere come spenderli secondo il principio dell'autonomia", ha detto a Repubblica il sottosegretario all'Economia Massimo Garavaglia, aggiungendo che fino ad ora erano stati spesi "zero euro" del Piano Periferie. Per quanto riguarda i fondi delle periferie si tratta solo di una "riprogrammazione, se ci sono buoni progetti verranno ampiamente recuperati nei prossimi anni". 

"I soldi - commenta ancora l'assessore Melasecche - erano disponibili gradualmente ed era in corso una interlocuzione con la presidenza del Consiglio dei ministri. Noi non siamo responsabili di quello che è stato fatto prima e purtroppo dobbiamo recuperare due anni di ritardo tra indagini, arresti, cambi di dirigenti e funzionari. Peraltro questo finanziamento rappresenta una colonna del prossimo bilancio preventivo 2018 che dobbiamo approvare entro il 24 settembre (e che la Giunta deve approvare entro venerdì per poi inviarlo al Mef , ndr)".

I progetti in bilico

Tra i progetti che sarebbero stati finanziati dal Piano Periferie a Terni spiccano la riqualificazione e la bonifica del parco Rosselli, ormai da tempo abbandonato e in mano a spacciatori e tossicodipendenti, la sistemazione di largo Cairoli e di vico Possenti, gli interventi sui teatri di posa del Centro multimediale e nell'area a ridosso della stazione ferroviaria, la sistemazione e rifunzionalizzazione dell'ex Lanificio Gruber, l'ascensore di collegamento tra l'area dell'ex Hawaii e la passerella sul fiume Nera. 

Resta da capire ora quanti e quali margini ci sono di intervento anche alla luce dei tempi del dibattito parlamentare. Il decreto approvato al Senato con la modifica sul Piano Periferie arriverà alla Camera l'11 settembre e potrebbe essere blindato dalla maggioranza giallo-verde per poterlo approvare definitivamente nei tempi stabiliti. 

La governatrice Marini: atto gravissimo

Per la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, la mossa del Governo rappresenta "un atto gravissimo". La governatrice  si dice “preoccupata” da una decisione che compromette tutto il lavoro svolto dalla Regione e dalle amministrazioni comunali interessate con il Governo Gentiloni che soltanto qualche mese fa a Perugia, aveva firmato le convenzioni con i sindaci di Perugia e Terni.

 “Vorrei ricordare anche – prosegue Marini - che il progetto del Governo Gentiloni di investire risorse per la riqualificazione delle aree urbane degradate è stata una iniziativa che come Regione Umbria abbiamo sostenuto con forza perché grazie ad essa sono state messe a disposizione delle città di Perugia e Terni risorse molto importanti per agire in quartieri che, per le loro problematicità e criticità, hanno bisogno di significativi interventi di riqualificazione, anche in direzione della ricomposizione della coesione ed inclusione sociale, della sicurezza. Insomma, un grande lavoro che ora viene messo in discussione e vanificato”.

Per la presidente Marini si tratta di una scelta “che rischia di rappresentare, oltre che un danno enorme ed un inaccettabile passo indietro per lo sviluppo e la ripresa di aree cittadine in particolare sofferenza, anche un gravissimo ‘vulnus’ per quanto riguarda la leale collaborazione tra i diversi livelli di Governo del nostro Paese”. “I progetti definiti insieme alle amministrazioni comunali di Perugia e Terni – conclude la presidente - mirano non soltanto a migliorare la qualità di queste periferie, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita delle persone, e dunque della coesione sociale”.

Forza Italia prepara un emendamento "salva piano"

Dal Parlamento la prima mossa arriva dal deputato ternano di Forza Italia, Raffaele Nevi, che ha dato mandato all’ufficio legislativo di FI di presentare "un emendamento cassativo di questa scellerata norma, nella speranza che il Governo si comporti diversamente da quanto fatto sul decreto terremoto e sul decreto dignità, che non è stato possibile emendare". Nevi si dice "sconcertato" dall'iniziativa del Governo "che rischia di compromettere seriamente l’azione dei Comuni interessati dal provvedimento, che vedrebbero azzerati i progetti avviati per il rilancio di aree strategiche da un punto di vista sociale e culturale. A risentirne sarebbe soprattutto la città di Terni - prosegue - non potendo poi contare su altre fonti di finanziamento in quanto la nuova amministrazione ha ereditato il Comune in dissesto finanziario. Auspico che la maggioranza corregga questa decisione". Il consigliere comunale di Forza Italia, Federico Brizi, presenterà invece una interrogazione a palazzo Spada per verificare "quali iniziative il Comune possa mettere in campo per sollecitare il Governo a trovare soluzioni alternative per finanziare i progetti inseriti nel Piano Periferie". 

I 5 Stelle: 24 progetti salvati, gli altri vanno verificati

In soccorso del Governo arriva tuttavia il consigliere regionale del M5S, Andrea Liberati, che tenta di fornire una spiegazione su quanto accaduto in Senato. "Il noto emendamento al Bando Periferie è già stato unanimemente condiviso da tutti gli eletti umbri a Palazzo Madama, giacché ogni parte politica lo ha votato, salvo poi menare il can per l'aia nelle ore seguenti, alcuni di costoro sostenendo di non aver capito cosa stessero decidendo. Eppure è facile. Intanto, sul Bando Periferie, il Governo Conte ha salvato i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100: questi erano e restano immediatamente esecutivi". E Terni resterà comunque fuori.

"Cosa era però successo? Gentiloni - prosegue Liberati - aveva finanziato il Bando per metà dell’importo complessivo: la norma in base alla quale sono state assegnate tali risorse (comma 140) è stata oggetto di pronuncia di illegittimità costituzionale (sentenza n. 74 del 2018). Gran parte dei bandi finanziati e che hanno ottenuto punteggi anche molto bassi non sono infatti riqualificazioni, ma presentano forti carenze progettuali e programmatorie. Tantomeno sono esecutivi. Il nuovo Governo ha perciò deciso, politicamente e giuridicamente, di utilizzare le risorse stanziate per le convenzioni negli anni 2018 e 2019, non solo per alcuni Enti locali, ma per tutti, con un criterio di premialità e di equità. In ogni caso, il Bando periferie, tolti i 24 progetti immediatamente esecutivi, ferme restando le risorse complessivamente stanziate, viene solo posticipato, sottoponendo a verifica i progetti e prevedendo il rinnovo delle convenzioni". 

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