Teleriscaldamento, il sogno è diventato un incubo: a Terni centinaia di persone aspettano da oltre vent’anni

Petizione dei condomini di Borgo Bovio e Sant’Agnese: una beffa per la città che così non vede ridurre l’inquinamento e un danno economico per tutti noi

Il danno, la beffa e il sogno del teleriscaldamento che diventa un incubo. A Borgo Bovio e Sant’Agnese aspettano da ventuno anni che l’impianto che avrebbe dovuto garantire riscaldamento e acqua calda ad almeno 1.200 appartamenti – che sarebbero potuti diventare 4mila - grazie all’energia prodotta dalle lavorazioni di Ast enti in funzione.

“L’impianto è stato realizzato con l’utilizzo di risorse pubbliche ed è stato anche collaudato ma, oggi però, dopo  21 anni dall’inizio del progetto, il teleriscaldamento ancora non funziona, con 3,5 milioni di euro di  fondi europei spesi, con grave danno perpetrato alla città in termini di inquinamento, dovendo continuare a bruciare gas metano producendo anidride carbonica, a cui si aggiunge il danno economico e la beffa per i condomini di Borgo Bovio e Sant’Agnese che hanno acquistato negli anni, e per coloro che continuano ad acquistare, appartamenti ad un prezzo più alto perché predisposti al teleriscaldamento. Ancora un’altra beffa – scrivono i residenti riuniti in un comitato cittadino, rappresentato da Francesca Arca di Europaverde, in una petizione diretta al Comune di Terni e all’assessore all’ambiente, Benedetta Salvati - oltre il danno economico, per dover tenere spenti i caminetti, che in mancanza di teleriscaldamento permetterebbero di risparmiare sul metano, ma che sembrano essere tra le maggiori cause d’inquinamento insieme con il traffico automobilistico”.

La petizione segue quella già presentata nel 2018 con la quale erano state raccolte 300 firme. Ed oggi torna ad insistere sulla necessità di avviare l’impianto. “Sicuri, dei benefici relativi al minor impatto ambientale e al risparmio energetico generale garantito dal teleriscaldamento, abbiamo acquistato i nostri appartamenti nel 2005, nel condominio di via Lazio, costruito e venduto proprio perché predisposto per l’utilizzo del teleriscaldamento realizzato dal Comune di Terni in accordo con Ast al fine di recuperare il calore prodotto nelle lavorazioni dell’acciaio. L’impianto è stato realizzato con l’utilizzo di risorse pubbliche ed è stato anche collaudato ma, oggi però, dopo 13 anni che se ne parla, non è ancora funzionante”.

“Nel 2017 – ricostruiscono i residenti nel documento che verrà affidato al capogruppo di Senso civico in consiglio comunale, Alessandro Gentiletti, per essere poi consegnato agli uffici di Palazzo Spada - su sollecitazione degli uffici comunali preposti, che avevano avvertito gli amministratori dei condomini predisposti per il collegamento dell’imminenza della messa in funzione dell’impianto di teleriscaldamento, il condominio di via Lazio 8-8/a ha sostenuto ulteriori spese per adeguare il proprio impianto. Nonostante gli ulteriori sforzi economici, a tutt’oggi, il teleriscaldamento non è funzionante a causa della temperatura dell’acqua troppo bassa per essere utilizzata dagli scambiatori di calore”.

“Purtroppo, sia il condominio di via Lazio 8-8/a, sia tutti gli altri edifici già predisposti per l’utilizzo del teleriscaldamenti continuano a bruciare gas metano per riscaldare gli alloggi e per produrre acqua calda sanitaria, continuando quindi ad immettere nell’atmosfera centinaia di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, come se non bastassero gli inquinanti prodotti dalle auto e dalle industrie”.

“Considerato il frequente sforamento dei limiti di legge previsti sulla percentuale di gas inquinanti presenti nell’aria e delle polveri sottili Pm10 che siamo costretti a respirare – scrivono i residenti - sarebbe auspicabile l’immediata messa in funzione del teleriscaldamento al fine di renderlo fruibile non solo dai fabbricati già predisposti al suo utilizzo, ma anche da tutti gli altri edifici nella zona est della città che potrebbero essere serviti da tale impianto. Questo comporterebbe sicuri benefici, non solo a coloro che potranno utilizzare tale risorsa, ma anche a tutta la comunità sotto il profilo della salute pubblica. Non ultimo, si potrebbe evitare che la nostra città sia considerata tra quelle più inquinate della nazione, con un numero sempre maggiore di concittadini affetti da patologie legate all’inquinamento dell’aria”.

A marzo dello scorso anno, il comitato per il teleriscaldamento, venne ricevuto dall’allora assessore comunale ai lavori pubblici, Enrico Melasecche “per conoscere lo stato di avanzamento del progetto. Melasecche – spiega il comitato - espose le problematiche relative alla convenzione con Ast che richiedeva di rivedere, mantenendo quindi le intenzioni di completare il progetto”.

Il problema emerso era relativo al fatto che Ast, anche in caso di chiusura della fabbrica, avrebbe dovuto provvedere alla produzione del vapore per alimentare il teleriscaldamento “e sarebbe tornata quindi la necessità di una centrale di backup. Non siamo stati però più convocati”.

La centrale di backup “era già prevista dalla vecchia convenzione tra Ast e Comune e comunque – rileva il comitato - potrebbe essere anche elettrica e da fonti rinnovabili. Centrale che Ast chiede da anni di poter costruire per i suoi utilizzi per la produzione. Con il teleriscaldamento quindi prenderemmo due piccioni con una fava. La centrale è vista come un’opportunità per lo sviluppo della zona, che potrebbe avvantaggiare non solo Ast, che comunque ne sarebbe il maggiore fruitore, ma anche altre realtà imprenditoriali”.

Il filo della storia si riannoda fino ai giorni nostri con l’indagine aperta dal comando provinciale di Terni della guardia di finanza su un possibile danno erariale legato al mancato funzionamento dell’impianto e con la relazione dello scorso 29 aprile elaborata dai tecnici incaricati dal Comune, in risposta all’interrogazione del consigliere Gentiletti.

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Il documento rileva alcuni punti a cui il comitato risponde, rilanciando la necessità di “accendere” quanto prima il teleriscaldamento. “Non è vero che la rete non è mai stata utilizzata: ha funzionato qualche giorno nel condominio di via Lazio, ma la temperatura era troppo bassa. Il costo per la sua omologazione, pari a circa 35mila euro, potrebbe essere suddiviso fra le varie utenze della zona. Che tra l’altro – rileva il comitato – non è troppo basso rispetto alle stime iniziali”. Le firme raccolte lo confermano.

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