Rifiuti, a Terni arriva (anche) la “monnezza” di Roma: l’inceneritore pronto a bruciare 30mila tonnellate di immondizia

Conferenza dei servizi in Regione sul progetto di “estensione delle tipologie di rifiuti da avviare a recupero energetico” promosso da Acea per l’impianto di Maratta. Attesa per il parere di Palazzo Spada | DOCUMENTO: il verbale dell’assemblea

Un tuono in lontananza era risuonato poche ore prima delle elezioni regionali del 27 ottobre. Quando l’edizione delle 13 del TG5 rilanciò la notizia di un accordo fra le Regioni Lazio, Marche e Umbria per il trasferimento di tonnellate di rifiuti così da allentare “l’emergenza Roma”. Quel “flash” fece il giro dei social. Sentito da Terni Today, l’ex assessore regionale all’ambiente, Fernanda Cecchini, disse di non sapere nulla di quel patto. E il temporale sembrava passato.

Ora invece, quattro giorni dopo la conferenza di servizi che deve dare il via libera, o meno, ad Acea per bruciare nell’impianto di Terni (almeno) 30.000 tonnellate all’anno di rifiuti, quel “presagio” sembra diventare piuttosto concreto.

Il tema è la “Estensione delle tipologie di rifiuti non pericolosi da avviare a recupero energetico” da parte di Acea ambiente spa nel termovalorizzatore di via Ratini, zona Maratta. Il progetto nasce nel 2014 ed ora sembra essere arrivato alle battute finali.

Uno degli ultimi passaggi si è avuto lo scorso 13 novembre. Attorno al tavolo, tra i tanti convocati (14, compresa la stessa Acea) si sono seduti in pochi: c’era il Comune di Terni, con l’assessore Benedetta Salvati, e Arpa Umbria. Non c’era la Asl né la provincia di Terni né il Comune di Narni.

verbale riunione del 13.11.2019-2

La riunione serve a ricostruire la storia del progetto e a chiarire alcuni aspetti relativi ai possibili impatti ambientali della nuova fase di incenerimento. Tra gli interventi, c’è anche quello della stessa Salvati, che chiede ad Acea se i rifiuti da avviare a “recupero energetico” proverranno “dall’ex sub ambito 4 ovvero dalla regione Umbria ovvero anche da fuori regione. Acea – è scritto nel verbale - premesso che la normativa di settore non prevede limiti alla provenienza di dette tipologie di rifiuti, specifica che verrà data precedenza ai rifiuti dell'ex sub ambito 4 o della regione Umbria nel rispetto del principio di prossimità”.

“Così avremo un paradosso pazzesco. Una Regione con un piano dei rifiuti scaduto, datato al 2009, con un avanzamento importante nella raccolta differenziata e volumi crescenti di rifiuti residui recuperati e quindi non più conferiti in discarica – commenta il comitato No inceneritori Terni - obbligata ad avere sul proprio territorio un inceneritore che brucerà rifiuti urbani fuori dalla stessa programmazione regionale. Questo condizionerà inesorabilmente qualunque altra scelta futura in quanto, è inutile nascondercelo, Acea dopo l’autorizzazione a queste prime 30mila tonnellate annue sicuramente punterà ad arrivare a sostituire l’attuale combustibile, il pulper di cartiera, con i rifiuti urbani e arrivare come indicato colpevolmente dalla stessa Regione Umbria nel 2015 a superare le 100mila tonnellate. Così infatti prevede il decreto Sblocca Italia non ancora modificato. E così avremo un piano regionale dei rifiuti costruito attorno all’inceneritore ternano, perché questo è quello che accade sempre in questi casi”.

Il rischio, come sottolinea No inceneritori, è che insomma le porte dell’Umbria si aprano a migliaia di tonnellate di rifiuti in arrivo da diverse zone d’Italia, Roma in testa. A patto che i chiarimenti richiesti si trasformino in pareri positivi, tra i quali anche quello del Comune di Terni.

“La nuova giunta regionale che verrà nei prossimi giorni – aggiunge perciò il Comitato - sarà dunque quella che avrà pieni poteri decisionali. A loro sta la decisione se agire in continuità col passato oppure invertire la rotta. Ma anche il sindaco di Terni dovrà prendere una posizione netta. Il suo predecessore è passato alla storia per aver preso in giro una intera città esprimendo un parere negativo che non aveva alcun valore giuridico. Latini cosa farà?”.

La nota di Terni Valley

"Il 13 novembre c’è stata, in Regione Umbria, la conferenza dei servizi decisoria per la richiesta di ACEA di estendere le tipologie di rifiuti destinate all’inceneritore di Maratta - sottolinea Michele Martini -I nuovi rifiuti includono carta e cartone (CER 19 12 01), plastica e gomma (CER 19 12 04), rifiuti derivati dalla raccolta urbana (CER 19 12 12) per un massimo di 30mila tonnellate/anno.

Ritengo questa richiesta del tutto inadeguata a livello programmatico considerando che:

1. Un inceneritore, come qualsiasi altro impianto di produzione di energia elettrica, ha una vita utile ventennale e ha bisogno di essere essere continuamente a pieno carico per essere produttivo. Più inceneritori richiede, necessariamente, più rifiuti destinati all’incenerimento per garantire uno sfruttamento economico dell’impianto. L’equazione più inceneritori uguale meno rifiuti è pura illusione.

2. Nello specifico, Terni non ha bisogno di aumentare la propria capacità di incenerimento. La produzione di Rifiuti Non Differenziati (RND) è in progressivo calo: nel 2018, sono ne stati prodotti soltanto 30mila tonnellate livello provinciale (differenziata oltre il 70%) - una cifra destinata a scendere. Si vuole forse accogliere rifiuti di altre aree?

A livello burocratico, poi, ci domandiamo: chi garantisce che ACEA, a fronte della capacità autorizzata di 100mila tonnellate/anno, non sostituirà gradualmente l’attuale combustibile, il pulper di cartiera, con i rifiuti urbani?

Il nuovo governo regionale si sta per insediare sotto la bandiera del cambiamento. Bene, ecco la prima opportunità per dimostrarlo: andare in direzione contraria a scelte scellerate dei governi precedenti.

In caso contrario siamo pronti alla mobilitazione. E’ il momento dei fatti."

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