"Guerra" dell'acqua, il piano di Terni per affidare la gestione all'Asm

Lunedì l'assemblea del Sii: palazzo Spada cerca i voti per mettere ko il bilancio, scontro in punto di diritto con Acea per riprendere il controllo pubblico. Comuni divisi

Gli uffici del Sii

"Guerra" dell'acqua, l'ora della resa dei conti. Lunedì prossimo è convocata l'assemblea dei soci del Servizio idrico integrato ma il bilancio 2017 rischia ancora di non essere approvato per lo scontro in atto tra il Comune di Terni e Acea. "L'acqua deve tornare a controllo pubblico" ha sostenuto e sostiene l'assessore alle Partecipate, Fabrizio Dominici, per il quale è già nei fatti che il Sii debba essere controllata dal pubblico anziché condizionata nelle scelte e nelle nomine del management dal 25% che detiene la multiutility capitolina.

Palazzo Spada, come anticipato nei mesi scorsi da Terni Today, è intenzionato a cambiare lo statuto del Sii per limitare il potere della parte privata ma proprio le norme statutarie - che impongono il 76% dei voti dell'assemblea per approvare tali modifiche - bloccano questa operazione a meno che non si arrivi a un accordo con Acea che oggi, sempre da statuto, nomina anche l'amministratore delegato. L'assessore Dominici, al quale il sindaco Latini ha affidato la ruspa leghista, da una parte sta utilizzando la leva del bilancio per cercare di ricompattare la parte pubblica, dall'altra si prepara allo scontro in punta di diritto con il socio privato per dimostrare che il Sii è e deve essere a controllo pubblico. Al Sii, che non si ritiene una società pubblica, viene contestato il mancato rispetto della legge sulla trasparenza, milioni di euro di investimenti senza rispettare il codice degli appalti e assunzioni senza selezioni pubbliche. Obiettivo finale: affidare la gestione del servizio idrico all'Asm. 

Comuni divisi

Ieri mattina a palazzo Spada i si sono incontrati i sindaci della provincia - non tutti presenti - per fare il punto della situazione in vista dell'assemblea di lunedì. Dominici ha illustrato le motivazioni per le quali, dal punto di vista contabile, intende bocciare il bilancio 2017 su cui peraltro in queste settimane si è continuato a lavorare per riallineare una serie di partite debiti-crediti che al Comune di Terni non tornavano e che avrebbero intanto consentito a palazzo Spada di recuperare circa 760mila euro.

Sul "no" al bilancio e sul ritorno alla gestione pubblica dell'acqua Terni vuole portare pure gli altri Comuni ma lo schieramento non è compatto e questo potrebbe far gioco ad Acea non solo in assemblea ma anche nel confronto con palazzo Spada. Nel voto di lunedì, dunque, le amministrazioni potrebbero andare in ordine sparso, c'è chi potrebbe astenersi o proprio non presentarsi. Il sindaco di Ferentillo e segretario provinciale del Pd, Paolo Silveri, avrebbe annunciato il suo voto favorevole al bilancio, perplessità rispetto agli scenari proposti da Dominici sono arrivati anche dal sindaco di Forza Italia di Amelia, Laura Pernazza, e da quello del Pd di Orvieto, Giuseppe Germani.

Le preoccupazioni maggiori dei Comuni sono sugli effetti che la manovra di palazzo Spada potrebbe avere sul bilancio del Sii e quindi a cascata su quello delle amministrazioni oltre che sul costo e la gestione dei servizi. In questo senso Dominici ha esplicitato quale è il piano del Comune di Terni ovvero mantenere in vita il Sii nominando un amministratore unico ma affidando la gestione operativa del servizio all'Asm. Un'ipotesi che non piace ad Amelia mentre Orvieto, in tal caso, si sarebbe detta pronta addirittura a riprendere la gestione diretta.

Ci sono ora altri quattro giorni per cercare di tirare le fila e a disposizione del Comune di Terni per far lievitare quel 37% di voti - che detiene direttamente e indirettamente attraverso Asm - fino alla soglia necessaria per avere la maggioranza dei presenti e quindi poter bocciare il bilancio del Sii. Nuovi elementi di valutazione per i Comuni perplessi e indecisi dovrebbero arrivare dopo l'incontro tra l'assessore Dominici e i vertici di Acea che si è tenuto nel pomeriggio.

La battaglia sulle norme

Parallela a quella del bilancio si gioca la partita a colpi di norme sulla definizione giuridica del Sii. Il calcio d'inizio tuttavia non lo ha dato la nuova Giunta o l'assessore Dominici bensì l'ex commissario straordinario Antonino Cufalo. Nel giugno scorso infatti, alla luce delle richieste di chiarimenti da parte della Corte dei conti, che aveva esaminato il piano di ricognizione e revisione straordinaria delle partecipate di palazzo Spada, il commissario Cufalo aveva chiesto risposte anche al Sii. Tra le richieste, l'analisi dei costi che gravavano sull'Ente, un piano di di contenimento delle spese a partire da quelle degli organi sociali, i rapporti di debito-credito. Ma soprattutto aveva chiesto conto delle iniziative per dare attuazione alla decreto legislativo 75 del 19 agosto 2016, la cosiddetta Legge Madìa, che tra le altre cose prevede anche l'obbligo di un amministratore unico o sulla base di una delibera motivata un cda composto da 3 o 5 membri ma non 9 quanti sono quelli del Sii.

Un mese dopo, il 12 luglio 2018, la replica del presidente del Sii, Stefano Puliti, malgrado la richiesta di Cufalo intimasse una risposta entro il 22 giugno in modo tale da poter essere inviata entro la fine del mese stesso alla Corte dei conti come richiesto. "Sii è una società di capitali a partecipazione mista pubblico-privata - scrive Puliti - non sottoposta a controllo né direttamente né indirettamente da pubbliche amministrazioni. In Sii non vi è alcuna disposizione che possa sostanziare una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile visto che la quota azionaria detenuta dal complesso dei soci pubblici non presenta meccanismi, né statutari né derivanti da qualsivoglia accordo che leghi la loro azione in maniera unitaria, presupposto indifettibile per poter ritenere sussistente tale controllo, con assenza di qualsivoglia elemento che possa legare unitariamente l'azione dei singoli pubblici i quali pertanto, pur detenendo complessivamente la maggioranza del capitale sociale, agiscono separatamente". 

Per avvalorare questa tesi il presidente del Sii cita anche un parere del Consiglio di Stato - il numero 1801 del 4 giugno 2014 - dove viene "indicato come il controllo congiunto si manifesta quando siano presenti accordi o realizzati comportamenti tra i partecipanti al capitale sociale, finalizzati a concordare la gestione della società secondo il criterio qualitativo-dinamico, non essendo invece di per sé sufficiente il dato della mera titolarità in mano pubblica, anche se frazionata, della maggioranza del capitale sociale secondo il criterio quantitativo-statico".

Un'interpretazione che il Comune di Terni rigetta considerano superato il parere del Consiglio di Stato dalla legge Madìa, da sentenze della Corte dei conti della Liguria e della Cassazione ma soprattutto dall'orientamento del 18 febbraio scorso della ottava direzione del Ministero delle Finanze, che si occupa del monitoraggio e controllo delle partecipazioni pubbliche, che interpreta la legge Madìa e chiarisce il concetto di "controllo pubblico". Pe il Mef  il legislatore prevede che "il controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile possa essere esercitato da più amministrazioni congiuntamente anche a prescindere dall'esistenza di un vincolo legale, contrattuale, statutario e parasociale tra le stesse". "Pertanto - si legge ancora - in coerenza con la ratio della riforma volta all'utilizzo ottimale delle risorse pubbliche e al contenimento della spesa, al controllo esercitato dalla pubblica amministrazione sulla società appaiono riconducibili anche le ipotesi in cui le fattispecie dell'articolo 2359 si riferiscono a più pubbliche amministrazioni le quali esercitano congiuntamente e mediante comportamenti concludenti pure a prescindere dall'esistenza di un coordinamento formalizzato". Non certo semplice come un bicchier d'acqua. 

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