Il "tesoretto" della tassa di soggiorno conteso tra la Giunta

Il vicesindaco Giuli mette le mani avanti: "Dovrà essere destinata al turismo". Melasecche: "Ora serve a risanare il bilancio"

La cascata delle Marmore

Nessuno tocchi la tassa di soggiorno. A livelli alti, per una città poi non propriamente turistica come Terni, la tassa di soggiorno vale circa 140mila euro, secondo le stime contenute nell'ultimo bilancio stabilimente riequilibrato. Un piccolo "tesoro", visti i tempi di vacche magre, lasciato in eredità dal commissario straordinario Cufalo che per fronteggiare il dissesto ha stabilito nel marzo scorso le tariffe più alte consentite dalla normativa: 5 euro per alberghi a cinque stelle e agriturismi a cinque spighe, prezzo che scende di pari passo con il livello della struttura (4 i quattro stelle e così via), 2 euro per i b&b e 1 euro per ostelli, campeggi e case religiose. A oggi i margini di manovra della Giunta per ridurla e rimodularla, come chiedono gli operatori del settore che lamentano un'eccessiva penalizzazione, sono praticamente ridotti a zero fino a che la procedura di dissesto non sarà conclusa. 

Il "tesoretto" è già stato di fatto impegnato per far quadrare i conti che ora finiranno sotto la lente del ministero dell'Interno ma il vicesindaco e assessore al Turismo, Andrea Giuli, mette già le mani avanti perché su quel "forziere" nel prossimo futuro non mettano lo zampino altri. "La 'gabella' sui turisti crei almeno un circolo virtuoso. I proventi vanno reinvestiti nelle politiche per il turismo", dice Giuli che nelle ultime settimane ha avuto più volte modo di evidenziare l'assenza di risorse per i suoi settori tale da dover far ripensare anche storiche manifestazioni come il Cantamaggio. 

"La tassa di soggiorno - argomenta il vicesindaco - deve essere intesa come tassa di scopo e dunque totalmente, o in gran parte, destinata a investimenti materiali e immateriali nel settore che le è proprio, quello del turismo e del marketing territoriale. Tale vincolo, del resto, è scritto chiaramente nello stesso regolamento di istituzione della tassa ed è giustamente rivendicato, anche formalmente, dagli operatori del settore e dalle associazioni di categoria. In tal senso non posso che fare proprio in maniera convinta l'appello ufficiale della Confcommercio ternana ad utilizzare i proventi della tassa di soggiorno per le necessità e le progettualità inerenti le politiche per lo sviluppo del turismo in questo territorio, settore da troppi anni in grave sofferenza, anche finanziaria, e che invece costituisce uno dei capisaldi strategici di questa amministrazione municipale". 

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Ma che malgrado questo "avviso ai naviganti" non sarà facile lo si capisce da una risposta su Facebook del collega di Giunta, Enrico Melasecche. "Il problema - risponde a Giuli - è che è stata istituita dal commissario per coprire la voragine di altri debiti quindi occorre prima risanare in via definitiva il bilancio per poi giustamente usarla per incrementare il turismo. Sperando di vedere qualche coppia di giapponesi in più a Terni finora in numero inferiore a sindaci, assessori e funzionari cui abbiamo pagato viaggi in Giappone per attirarli". La caccia al tesoro è dunque solo iniziata. 

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