Teatro Verdi, ecco il vincolo blocca-tutto. Il vicesindaco: angosciato, tentiamo l’ultima carta

La Soprintendenza: fabbricato di notevole interesse culturale. Giuli: non è detto che questa situazione sia insuperabile. Rossi (Terni civica): ennesima battaglia da combattere

Il futuro del teatro Verdi è appeso a un vincolo. Chiesto nel novembre 2015 dalla passata amministrazione comunale e concesso pochi mesi dopo dalla Soprintendenza dell’Umbria. Che, in un passaggio che il vicesindaco e assessore alla cultura, Andrea Giuli, definisce “essenziale”, recita così: “Trattasi di fabbricato del 1940 di notevole interesse culturale, pur tenendo conto che la parte rimasta originale dopo gli interventi di ricostruzione post bellica, è limitata al pronao ingresso, foyer e soprastanti locali di intrattenimento e rimane quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela...”.

Un recinto, quello imposto dal vincolo, cha lascia un ristrettissimo margine operativo per la ristrutturazione dell’edificio. “Mi domando – scrive in una nota il consigliere comunale di Terni civica, Michele Rossi - per quale motivo è stato richiesto sapendo che questo avrebbe bloccato qualsiasi nuova idea progettuale? E perché poi tenerlo nascosto nel dibattito cittadino sul futuro del teatro continuando ad alimentare per anni la contrapposizione tra polettiani e modernisti? Il vincolo è l’ennesimo regalo della passata giunta! Un vincolo che oggi blocca qualsiasi idea progettuale per il nostro Verdi non troppo diversa dal restauro dell’esistente cinema-teatro! Bisogna convincere la Soprintendenza ad alleggerire il vincolo se vogliamo finalmente dare alla città il teatro nella forma e nella qualità che si merita. L'ennesima battaglia da combattere”.

“Non serve stracciarsi le vesti, ma tentare un’ultima carta di confronto e dialogo verso la Soprintendenza stessa – spiega Giuli - e agire poi di conseguenza, operando una scelta pragmatica e realistica. O il glorioso teatro comunale resterà chiuso fino alla pensione dei nostri figli. Da vicesindaco e assessore alla cultura, ovviamente interessato e angosciato per le sorti del teatro, già poche ore dopo il mio insediamento ebbi un lungo colloquio informativo con l’ultimo assessore comunale ai lavori pubblici il quale, insieme agli uffici, aveva sviluppato una idea progettuale, giudicata da più parti interessante, per un cosiddetto teatro lirico, una sorta di punto di equilibrio tra i polettiani più ortodossi e i modernisti integrali che prevedeva una struttura da 800 posti e con una spesa tra gli 8 e i 9 milioni, previa demolizione dell’intera parte retrostante il pronao e ingresso”.

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I limiti della Soprintendenza rischiano insomma di mandare tutto a monte. “Ma la nuova situazione – rilancia Giuli - non è detto sia insuperabile. Qualora lo fosse, occorrerà ragionare con realismo e riunire in fretta tutti coloro che sono investiti di una responsabilità politica e tecnica per prendere una decisione, compresi quei soggetti che da sempre si dicono concretamente interessati alla rinascita del teatro; pena, tra le altre cose, la possibile perdita di una parte di finanziamenti disponibili. Demolizione? Ristrutturazione? Adeguamento al vincolo per cui si prospetta una specie di cinema-teatro riveduto e corretto? Per questo penso sia opportuno, immediatamente dopo le festività natalizie, promuovere una sorta di ultimo confronto pubblico, assai stringente, nel quale, davanti alla città, l’amministrazione comunale, magari la stessa Soprintendenza, le associazioni e gli enti interessati, tecnici ed esperti, possano confrontarsi in via definitiva e far sentire la propria voce su una questione tanto delicata e sentita. È solo una proposta. Quindi, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”.

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