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Burocrazia folle, i terremotati restano senza soldi

Contributo autonoma sistemazione, risorse bloccate dal fallimento del Comune. Decine di persone aspettano l’assegno: così falliamo anche noi

Il terremoto. E le scartoffie. Il tema è quello del contributo per l’autonoma sistemazione (Cas), ossia la misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in un’area in cui è vietato l’accesso (zona rossa) oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito ai terremoti che hanno colpito l’Italia centrale. A Terni si tratta di qualche decina di famiglie. Che hanno ricevuto soldi fino al 31 ottobre 2017 - circa un anno fa - e poi più niente. Anche se nel frattempo - nella maggior parte dei casi - hanno continuato a pagare mutui per case inagibili e affitti per l’appartamento in cui vivere. “Ma così - dicono - falliamo anche noi”.

Perché l’intoppo in tutta questa vicenda sarebbe proprio il default del Comune. Lo stato di dissesto di Palazzo Spada, di fatto, blocca le risorse che vengono liquidate dalla Regione e che l’amministrazione si dovrebbe limitare a versare a chi ne ha diritto. Una semplice partita di giro, che però tanto semplice non è.

Nelle scorse settimane dal Comune alle famiglie è arrivata una comunicazione in cui si cerca di spiegare la situazione. Le risorse ci sono, sia quelle per gli ultimi due mesi del 2017, sia quelle fino a giugno 2019, liquidate lo scorso 6 luglio. Ma le norme cui deve sottostare un ente in stato di dissesto non consentono di disporne. E così, in estrema sintesi, i terremotati ternani sono diventati creditori del Comune.

“Abbiamo avuto la rassicurazione che avremo tutti i soldi che ci spettano - raccontano le famiglie - ma con le parole non ci pago l’affitto”. Già, perché intanto i conti corrono di mese in mese. “Noi avevamo da parte un piccolo gruzzolo - racconta una pensionata che ha lasciato la sua casa nella zona di Cervara - ma ormai non abbiamo più nulla. Però tutti i mesi dobbiamo pagare l’affitto del nuovo appartamento”.

“Fra il mutuo per la casa inagibile e l’affitto dell’appartamento in cui viviamo adesso con mia moglie e mia figlia - racconta un altro terremotato - io spendo quasi mille euro al mese. Che per una famiglia che vive con un solo stipendio non è poco. Stiamo facendo uno sforzo immane. Ma così rischiamo di far fallire anche le famiglie. È necessario trovare una soluzione, sbloccare questa situazione anche perché non sappiamo quando riusciremo ad avere i soldi. Forse è il caso di individuare quali sono le necessità primarie: probabilmente una famiglia è più importante di una panchina o di un’aiuola di fiori”.

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