Il racconto dalla rianimazione Covid di Terni: “Che gioia dopo il risveglio della prima paziente. Di lacrime ne sono cadute tante”

La testimonianza di Francesca Cremonesi che svolge la mansione di operatore socio sanitario: “È doveroso sottolineare quanto mi sia sentita protetta dall’azienda ospedaliera. Non ci è mancato nulla”

foto di repertorio

Un nemico subdolo ed invisibile ha sconvolto la quotidianità di ognuno. Le settimane di lockdown hanno anticipato la cosiddetta ‘Fase Due’ di ripartenza, verso un auspicato ritorno alla normalità. Con il Coronavirus non si scherza, tutt’altro. Ne sono perfettamente consapevoli coloro i quali, ogni giorno, affrontano direttamente dal ‘fronte’ questa pandemia. Tra questi c’è Francesca Cremonesi che da metà marzo è stata trasferita dalla sala operatoria al reparto di terapia intensiva Covid.

“Tutto è iniziato un lunedì mattina – ricorda Francesca - La nostra caposala ci ha comunicato che dovevamo aspettare, qualcosa stava per succedere, abbiamo pensato. Le consuete assegnazioni della sala operatoria non erano presenti. Così è arrivata la comunicazione del trasferimento nel reparto rianimazione Covid19. Inizialmente i nostri stati d’animo sono stati contrastanti e diversificati. I primi giorni sembrava di lavorare senza caposala e posizione organizzativa. Venendo da un altro reparto non li conoscevo. Invece Mauro e Valerio erano lì, si erano messi sul nostro medesimo piano. Non sussisteva differenza perché l’obiettivo era comune e tutto ciò mi ha colpito in positivo.”

Le mansioni svolte: “Sono un OSS ossia operatore socio sanitario. Insieme alle altre colleghe forniamo un supporto agli infermieri, oltre che assistenza al malato. In un ambiente nuovo dobbiamo seguire le indicazioni impartiteci. Prepariamo ciò che è necessario per la rianimazione occupandoci anche di sanificare gli ambienti, vitto e supporto ai pazienti. Ci siamo organizzati in breve tempo.

“Non ho mai chiesto né nome, né cognome a nessuno di loro, anche per salvare me stessa. Pensare poi che hanno dei figli, nipoti è inevitabile mettersi nei panni dei parenti ed immedesimarsi. Sono stati soli tanto tempo ed il distacco è stato enorme. Il reparto di terapia intensiva accoglie le persone con maggiori criticità. Nei primi tempi i presenti erano tutti intubati, la malattia ha il suo decorso”.

Gioie ed emozioni nel reparto Covid

Le gioie condivise: “La prima signora che si è risvegliata e respirato in modo autonomo per poi essere trasferita al reparto di malattie infettive. Era la prima, vedevo gli infermieri e medici strafelici, una vittoria contro una malattia che non conosci. L’ho vissuta in prima persona quella esperienza, mi ha emozionato tantissimo. Di lacrime ne sono cadute tante, non per paura ma per quello che stavamo vivendo”

Un altro paziente è rimasto nel cuore di Francesca: “Un tipo atletico, sportivo, una persona curata di 55 anni. A vederlo con tutti i tubi fai un passo indietro e pensi: non ci sono soltanto gli anziani, con tutto il rispetto per loro. Colpisce anche persone giovani, è stato intubato per tanto tempo. Quando l’ho visto stubato è stato davvero emozionante, come se fosse un mio parente”.

Particolare anche un altro momento: “Mi sono ritrovata per caso ad ascoltare un colloquio telefonico tra la dottoressa Costantini e i cari di una persona ricoverata. Diffondeva le condizioni di salute con amore materno, una dolcezza unica. Finita la telefonata le ho chiesto se potevo abbracciarla. Poi c’è stato un paziente il quale voleva un fruttino, aveva iniziato a mangiare da poco. Sono riuscita a trovare una mousse, sembrava che stesse mangiando in un albergo a cinque stelle”.

“Siamo ancora in servizio – afferma ricordando che la fase emergenziale non sia passata - speriamo che il contagio si arresti definitivamente. Spero di non vedere più alcun paziente, perché se arrivano qui sono in pericolo di vita. Hanno messo una sirena ogniqualvolta passava un Covid per allontanarci dallo spazio in comune. Fortunatamente non la sento più al momento”.

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I ringraziamenti: “Siamo entrati con la paura di non essere tutelati, è sparita immediatamente. E’ doveroso sottolineare quanto mi sia sentita protetta dall’azienda ospedaliera. Non ci è mancato nulla, avevamo veramente tanto rispetto ad altri. Ci è arrivato anche uno scatolone ‘Dalla Russia con amore’. Ho vissuto questo periodo con Valentina, una vera e propria unione di intenti. L’appoggio e la collaborazione di tutti i colleghi – conclude-  è stata massima”.

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