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Truffa sulla cassa integrazione, scatta il sequestro alla Treofan: tutte le contestazioni

Le gravissime accuse della magistratura ternana: “Preordinata politica aziendale per dirottare gli ordinativi dalle linee di produzione ternane in favore di quelle delle sedi tedesche della società”

La procura di Terni svela le carte sulla Treofan. Un decreto di sequestro preventivo è stato elevato nei confronti della divisione italiana della società per aver indebitamente percepito, ai danni dello Stato, la somma di 15.453,05 a titolo di cassa integrazione CIG con la causale “emergenza da COVID 19”.

Parallelamente all’evolversi delle vicende della contrattazione sindacale tra il Gruppo indiano Jindal, proprietario della Treofan Italy Srl, e i lavoratori dello storico polo ternano, sotto il coordinamento del Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Terni, Dott. Alberto Liguori, i militari del comando Provinciale, hanno condotto mirati accertamenti che hanno disvelato criticità sulla gestione della crisi aziendale.

Le indagini

Al termine di settimane di indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria è stato accertato che la Treofan Italy Srl, attraverso il proprio management, avrebbe artificiosamente creato le condizioni per chiedere e ottenere indebitamente il contributo della cassa integrazione CIG con la causale “emergenza da COVID 19” previsto a sostegno delle imprese colpite dagli effetti dell’epidemia.

Gli approfondimenti, che verranno presentanti in conferenza stampa nella mattinata di mercoledì 3 marzo, hanno consentito di verificare come la compagine societaria abbia fatto ricorso al contributo, per il periodo che va tra il 10 agosto ed il 10 ottobre 2020, attraverso una falsa rappresentazione della realtà aziendale la cui condizione di crisi economica sarebbe da ricondurre, in realtà, alla espressa volontà del Gruppo indiano di chiudere lo stabilimento ternano già a far data dalla sua acquisizione, avvenuta nel 2018.

"Pertanto - si legge nel comunicato della Guardia di finanza -, la flessione della produzione non sarebbe da attribuire agli effetti distorsivi del Covid 19 bensì ad una preordinata politica aziendale che nel tempo, progressivamente, ha visto dirottare gli ordinativi dalle linee di produzione ternane in favore di quelle delle sedi tedesche della società Treofan Germany GmbH (controllante della Treofan Italy Srl) ovvero della sede brindisina della Jindal Film Europe Brindisi Srl, imprese facenti parte del medesimo Gruppo Jindal.

L’accesso alla cassa integrazione, fruita per poco più di 2.000 ore a fronte delle oltre 50.000 richieste e concesse dall’INPS a sostegno della ripresa della produttività, sarebbe stato strategico al solo fine di creare le condizioni favorevoli allo svuotamento del magazzino della sede ternana dei prodotti finiti e delle materie prime, per un valore di circa 11 milioni di euro, aggirando, in tal modo, il blocco delle portinerie innescato dallo sciopero indetto dai sindacati nei primi giorni del mese di agosto 2020".

Deferimento della dirigenza aziendale

Pertanto la dirigenza aziendale pro-tempore è stata deferita per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, di cui all’art. 640 comma 2 punto n. 1) del c.p., avendo indebitamente richiesto ed ottenuto la somma di euro 15.453,05 a titolo di cassa integrazione CIG con la causale “emergenza da COVID 19.

"I militari del Nucleo di Polizia Economico e Finanziaria - prosegue la nota - hanno sottoposto a sequestro il profitto del reato congelando la somma equivalente presente sui conti correnti in uso alla società, così come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari, Dott.ssa Simona Tordelli. L’attività in rassegna evidenzia la costante attenzione che le Istituzioni locali riservano al tessuto economico e sociale di competenza nonché l’impegno delle Fiamme Gialle, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, al contrasto delle eterogenee forme di illeciti economico -finanziari a tutela dei cittadini".

La politica

“L’entrata in scena da parte dello Stato in questa vicenda è un segnale importante per l’azienda e per i lavoratori”. È il commento dei parlamentari della Lega Umbria a proposito dell’indagine della Gdf sulla presunta truffa relativa alla richiesta di cassa integrazione Covid da parte della Treofan.

Virginio Caparvi, Riccardo Augusto Marchetti, Valeria Alessandrini, Barbara Saltamartini, Luca Briziarelli, Simone Pillon e Stefano Lucidi rivolgono dunque un plauso alle fiamme gialle per “la professionalità e l’attenzione dimostrata in una vicenda molto complessa”.

“Non ci interessa questionare nel merito del reato contestato - spiegano gli esponenti del Carroccio - perché sarà compito della magistratura indagare. Evidenziamo però il nodo politico di una vicenda legata alla strategicità della produzione industriale di un’azienda”.

I parlamentari spiegano quindi di essersi attivati “alla luce dell’accordo siglato dall’azienda e da tutte le sigle sindacali” con il ministero dello sviluppo economico, affinché “il valore produttivo del sito non venga disperso anche attraverso possibili processi di reindustrializzazione”.

“Ringrazio la magistratura e le fiamme gialle per le accurate indagini che hanno portato alla scoperta di una truffa aggravata ai danni dello Stato. In una situazione così difficile – dice in una nota la senatrice del Movimento 5 Stelle, Emma Pavanelli - è fondamentale la vicinanza con i lavoratori, come il Movimento 5 Stelle ha sempre fatto. Infatti nei prossimi giorni presenterò un’interrogazione al ministro Giorgetti essendo presso il suo dicastero il tavolo di crisi sulla vicenda Treofan. Nell’interesse dei lavoratori e della comunità, continueremo a vigilare affinché si faccia tutto per reindustrializzazione del sito”.

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