Un viaggio nelle stazioni abbandonate di Terni e provincia: ecco cosa abbiamo trovato

12 settembre 2017: è la data dell’ultima littorina transitata sulla tratta sud che collega Terni-Perugia. L'ex FCU è diventata ormai regno incontrastato del degrado. Ma ora passa sotto la gestione di Rete ferroviaria italiana

acquasparta

12 settembre 2017: è la data dell’ultima littorina transitata sulla tratta sud che collega Terni-Perugia. La ferrovia poi è stata letteralmente abbandonata ed i treni sostituiti con autobus di linea. La delicata tematica è tornata d'attualità dopo un’interrogazione presentata dai consiglieri regionali della Lega, Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini. “Stato di avanzamento dei lavori della tratta ex FCU ed i tempi previsti per la riapertura della linea”.

Nonostante la ferrovia sia stata inserita all’interno del decreto ministeriale del 16 aprile 2018, tra le venti “Linee ferroviarie regionali di rilevanza per la rete ferroviaria nazionale”. Nonostante il dibattito sia proseguito ad agosto con le rassicurazioni dell’assessore Chianella: “Terni non è isolata, questa amministrazione ha dato una svolta alle condizioni in cui versava l’infrastruttura”. Nonostante le date ipotizzate di riapertura, i milioni stanziati e gli adeguamenti sperati, la domanda che si pongono i cittadini è sempre la stessa: quando inizieranno i lavori?. L’Ex FCU rappresenta uno snodo cruciale, non solo per i pendolari e gli studenti che la utilizzano (utilizzavano, ndr). Da un punto di vista logistico, consente di collegare direttamente i due capoluoghi in appena 80 km rispetto alle altre vie alternative su rotaia Spoleto-Foligno o peggio Orvieto-Terontola. La velocità ridotta dei convogli, anche in virtù di norme sulla sicurezza da rispettare, ha consentito solo parzialmente di poter godere del servizio ferroviario. Ecco perché i nuovi interventi avrebbero, anzi avranno, consentito la svolta auspicata.

Abbiamo fatto un piccolo viaggio all'interno delle stazioni del territorio della provincia di Terni. Ecco cosa abbiamo trovato.

Acquasparta

La patria della famiglia Cesi e dell’Accademia dei Lincei accoglie ai suoi piedi la stazione ferroviaria. Le condizioni di precarietà si notato all’interno della sala d’aspetto con i vetri frantumati ed i detriti al suo interno. Le sterpaglie sono ormai evidenti e visibili lungo il rettilineo verso Massa Martana e presenti nella parte dedicata al piccolo scalo delle merci ormai dismesso. Curiosità ulteriore, i semafori ancora accesi che segnalano ‘rosso’.

Montecastrilli

Un solo binario ma ancora tante sterpaglie lungo il rettilineo, la struttura in fase avanzata di degrado ed un piccolo muricciolo logorato dal tempo. L’insegna è quasi scomparsa mentre all’interno della sala d’aspetto permane quel senso di degrado sempre più tangibile. La stazione si pone appena al di fuori dello svincolo della E45 in un incrocio 'sensibile' anche da un punto di vista degli incidenti stradali.

San Gemini

Diverse le particolarità di questa stazione: oltre ai semafori accesi, erbacce ormai sempre più alte, rifiuti lasciati all’incuria, binari sempre più logorati (una costante in tutte le stazioni visitate) è presente la vecchia stazione completamente lasciata all’abbandono. I vetri frantumati consentono di poter buttare un occhio, a distanza minima, all’interno dato che è praticamente impossibile accedervi a piedi. Qualche calcinaccio, ancora rifiuti e degrado piuttosto evidente.

La metropolitana di superficie Cesi

Il cuore della cosiddetta ‘Metropolitana di superficie’ che doveva consentire agli abitanti del territorio di muoversi su rotaia. Un sottopasso invaso da scritte di ogni genere, semafori accesi, cestini pieni di immondizia. E' posizionata a metà tra l'inizio dei quartieri di Borgo Rivo e la frazione di Cesi. 

Le nove fermate della metropolitana

Cardeto, Ponte le Cave, Cerqueto, Rivo, Pernice Macinarotta, Mandorlo, Fosso Canale, Muraiole. Un percorso di 7 km, di questi 2,5 a doppio binario. Nove fermate tra Terni e Cesi dove si può trovare un po' di tutto. Dalle siringhe abbandonate a Cardeto a semafori ancora accesi. Lavori non ancora terminati come si evince a Ponte le Cave dove gli scambi terminano in binari incompleti.

La novità: la gestione passa a Rfi

Lo scorso 5 marzo, il consiglio di amministrazione di Rete ferroviaria italiana ha approvato l’operazione che porterà al trasferimento della gestione della rete ferroviaria regionale umbra di proprietà della Regione Umbria e gestita da Umbria Tpl e mobilità a Rfi, gestore dell’infrastruttura nazionale. La notizia è stata accolta con soddisfazione dall’assessore regionale ai trasporti, Giuseppe Chianella, che parla di “risultato importante nel grande processo di riforma del trasporto pubblico dell’Umbria che la Regione sta portando avanti da alcuni anni. Abbiamo voluto fare scelte strategiche molto incisive ed innovative - ha sottolineato l’assessore - per compiere il salto di qualità necessario per il futuro dei trasporti in Umbria. Si sta realizzando una parte importante di quello che sembrava un sogno lontano e cioè la realizzazione di un sistema integrato e interconnesso con la rete ferroviaria nazionale che ci consentirà di potenziare i servizi, a vantaggio dei pendolari e degli utenti umbri ed anche in funzione dell’incremento del turismo. Tutto il sistema di trasporti su ferro e gomma in Umbria sarà infatti gestito da società del Gruppo Ferrovie dello Stato, il più qualificato in Italia del settore. L’Umbria è la prima regione in Italia a fare questo passo, in virtù dell’accordo che consente di trasferire a Rfi la gestione della rete ferroviaria regionale affidando così a un unico soggetto tutto il sistema della ex Ferrovia centrale umbra, che poi subentrerà anche nella proprietà dell’infrastruttura, garantendo gli investimenti necessari per la manutenzione e per altri interventi strategici”.

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