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Giovane studente in Usa: “Fortunato a vivere questa esperienza. Quando torno a Terni mangerò subito un piatto di pasta”

Il racconto di Luca Barbonari che sta completando il percorso formativo negli Stati Uniti: “Il liceo Galilei ha avuto una parte importante nei sei mesi trascorsi all’estero”

foto di repertorio

Vivere un’esperienza formativa all’estero accresce il proprio bagaglio personale. Riuscirvi in un periodo di emergenza sanitaria, conformandosi a tutte le normative ed i protocolli in auge, lascia sicuramente un qualcosa in più. Lo studente del Liceo scientifico Galileo Galilei di Terni Luca Barbonari sta concludendo il suo percorso, dopo sei mesi trascorsi in America: “Mi trovo ad Eckerman – esordisce – una cittadina di appena trecento abitanti, nello stato del Michigan uno dei più freddi degli Stati Uniti, al confine con il Canada. All’inizio è stato un po' uno shock abituarmi ma poi, giorno dopo giorno, sono riuscito a godere appieno della quotidianità. Non era scontato riuscire a partire, in un momento di pandemia globale, per cui mi sento fortunato”. Exchange student è il tipo di esperienza che consente agli alunni di poter proseguire, seppur temporaneamente, il proprio percorso in un altro istituto, per l’appunto all’estero.

Il racconto di Luca: “E’ stata una decisione premeditata e ponderata nel tempo. In primo luogo occorre rendersi conto che un anno, o sei mesi, lontano dagli affetti e dalla propria famiglia non scorrono come un week end. Alla fine, attraverso un’agenzia, ho optato per la soluzione dei sei mesi. Tra settembre ed ottobre dello scorso anno ho presentato la domanda, sostenuto un primo colloquio formativo. Sono stato sottoposto al secondo in inglese, compilando un test per poter scegliere un qualsiasi paese anglofono. Infine espletato tutta la parte relativa agli adempimenti del portfolio. Prima della partenza, a gennaio dell’anno in corso, ho fatto un tampone molecolare. Se fosse stato positivo – ricorda Luca – sarei stato costretto a rinviare il viaggio”.

Il primo impatto: “Mi sono subito reso conto di quanto è grande il mondo, quanta diversità sussiste anche in termini di cultura e contestualmente apprezzare ulteriormente la propria. Sono grato di essere italiano. La famiglia che mi ha accolto sono i signori Jana e Michel Foster. Prima della partenza ho fatto un diario di bordo, accessibile a tutti”. A tal proposito Luca è molto seguito sui social, anche grazie ai post che ha proposto durante il percorso: “Volevo condividere la mia esperienza a 360° e far capire dove mi sono trovato bene e dove meno, curando sfumature e dettagli”.

C’è poi l’aspetto preponderante: “Frequento una scuola che si trova a Brimley. I ragazzi, in America, vivono non solo per studiare. Complessivamente il nostro sistema scolastico è migliore di quello americano, anche se sicuramente di ottimo livello. C’è la possibilità di approfondire la lingua, poiché tutte le lezioni sono inglese. L’organizzazione è diversa dato che, ad esempio, qui il liceo dura quattro anni”. La giornata: “Mi sveglio alle 7, faccio colazione per poi dirigermi a scuola (dalle 8 alle 15 dal lunedì al venerdì). Si inizia con fisica e scienza, poi lo studio dei nativi americani ed ulteriori due ore di storia americana ed inglese. Nel contempo c’è la pausa pranzo che, a dirla tutta, è un po' a metà tra colazione e pranzo per un discorso prettamente di orario (alle 11 ndr)”. Dalla scuola alla pratica sportiva: “Concepita in modo molto diverso rispetto a come siamo abituati. Non esistono veri e propri club e la distribuzione delle discipline è a livello prettamente stagionale”.

Relazioni e socialità: “Gli americani sono innamorati degli italiani e dell’Italia. Ho avuto la possibilità di conoscere tanti ragazzi, nonostante il Covid, anche grazie alle attività sportive. Questa esperienza mi ha segnato anche sotto il profilo personale. Alcuni coetanei vanno a lavorare e magari, in alcune circostanze, preferiscono restare a casa perché non hanno soldi a disposizione per uscire. Sicuramente fa riflettere. Stare a contatto con loro che sono responsabilizzati, un altro aspetto molto importante da sottolineare. Inoltre anche trovarsi in una famiglia che non è la propria aiuta. Quando tornerò a casa – afferma Luca - sicuramente darò una mano anche io”.

Cosa ti è mancato della tua città? “Naturalmente la famiglia che mi ha sostenuto, seppur a distanza. Le uscite con gli amici poiché, naturalmente, non ho trovato lo stesso affiatamento. Ed inoltre anche il cibo italiano. Mi sono dimagrito undici chili. Appena arrivo in città mangerò un bel piatto di pasta. Non è la stessa cosa quella che propongono da queste parti”. Cosa ti mancherà degli Stati Uniti? “L’ambiente che si crea con gli insegnanti. Ci sono dei professori con cui vado molto d’accordo, un bel feeling simile a quello instaurato a Terni”. Ed infine il liceo scientifico Galileo Galilei come ha influito sul percorso compiuto? “L’istituto cura molto l’aspetto internazionale, promuove i viaggi di studio. I professori sono stati molto comprensivi, dopo aver appreso tale scelta. Tutta la scuola ha avuto un ruolo importante, non mi hanno abbandonato, anzi. Con la prof Laudadio, ad esempio, sono stato spesso in contatto. C’è grande disponibilità da parte loro anche perché, sicuramente, quanto tornerò sarà necessario riallinearmi al programma e, eventualmente, recuperare. A riguardo ho ricevuto l’elenco di quanto fatto in classe, in questi sei mesi, grazie alla loro disponibilità. Non era affatto scontato”.

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