Violenza sulle donne, ogni anno in novanta accedono al pronto soccorso in “codici rosa”

La tendenza non accenna a diminuire: nei primi dieci mesi del 2019 i casi sono già 88. Ecco quali sono i protocolli attivi per aiutare le vittime

I casi di violenza sulle donne non accennano a diminuire. A confermarlo non è solo la cronaca quotidiana, ma anche i dati diffusi dall’ospedale di Terni. Il riferimento è ai “codici rosa”, ossia quegli accessi al pronto soccorso riconducibili a casi di violenza sulle donne, dichiarati o presunti.

Alla vigilia della Giornata contro la Violenza sulle donne, è evidente che il problema continua a essere più presente che mai: il bilancio nel territorio ternano resta tristemente stabile: 91 accessi con codice rosa nel 2017, 76 nel 2018 e 88 nei primi dieci mesi del 2019 che includono sia i casi di violenza dichiarati sia quelli sospetti ma non ufficialmente denunciati. Questi i dati resi noti dal Pronto Soccorso dell’ospedale di Terni, che da anni gestisce con attenzione e sensibilità i codici rosa assegnati alle donne vittime di violenza.

Il percorso di assistenza protetta dedicato alle donne vittime di violenza è attivo, con una vera procedura condivisa da tutto il personale sanitario, dall’aprile del 2016, quando, per accogliere con la massima riservatezza le donne vittime di  violenza (per le prime cure e le prime dichiarazioni, l’orientamento alle opportune azioni di tutela e di difesa da ulteriori episodi di violenza fisica e psicologica), grazie alla collaborazione con l'Associazione  Soroptimist International Club di Terni, fu realizzata all’interno del Pronto Soccorso una grande stanza interamente dedicata ai codici rosa che inizialmente prevedeva la presenza, in giorni prestabiliti, delle volontarie del Centro Anti Violenza di Terni Liberetutte.

“Oggi le volontarie del CAV – spiega il direttore del Pronto soccorso Giorgio Parisi - vengono attivate telefonicamente quando si presenta un codice rosa e abbiamo attualmente disponibili per i casi di violenza due stanze:  un ambulatorio all'interno del blocco del Pronto Soccorso che in casi particolari ci consente di dare una risposta adeguata anche dal punto di vista umano in un ambiente più protetto qualora le condizioni psicologiche o le risposte organizzative assumano carattere di particolare complessità; inoltre abbiamo un’altra stanza di osservazione, all'interno dell'OBI, isolata dalla restante utenza, che può diventare, come più volte avvenuto, una camera in cui la donna vittima di violenza, anche in condizione di anonimato, può ricevere un “alloggio” temporaneo, insieme ad eventuali figli. Anche a quelle donne che non accettano il percorso proposto, lasciamo a disposizione gli estremi telefonici per contattare il CAV”.

Dal 3 maggio scorso l’Azienda ospedaliera di Terni è parte integrante della "Rete territoriale interistituzionale antiviolenza", insieme al Comune di Terni (capofila della Zona Sociale 10), USL Umbria 2,  Questura di Terni, Prefettura di Terni, Comando Provinciale dei Carabinieri di Terni, Centro per le Pari Opportunità della Regione Umbria, e Associazione Liberetutte. 

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