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Salute

Cosa può provocare nel nostro organismo la carenza di vitamina D

La carenza di questa sostanza (ipovitaminosi D) mette a rischio la mineralizzazione ossea e contribuisce allo sviluppo di malattie come il rachitismo, nei bambini, e l'osteomalacia e l'osteoporosi negli adulti

Sono innumerevoli i benefici che comporta nel nostro corpo la presenza della vitamina D: rafforza le ossa, i muscoli e il sistema immunitario, proteggendo dal diabete, dalle malattie cardiovascolari e da quelle autoimmuni. Per questo motivo nel nostro corpo non deve mai mancare. Oltre a tutto ciò, recenti studi hanno dimostrato che la vitamina D, insieme agli ormoni sessuali, è in grado di modulare i processi riproduttivi sia nelle donne che negli uomini. Diversamente, una sua carenza (ipovitaminosi D) mette a rischio la mineralizzazione ossea e contribuisce allo sviluppo di malattie come il rachitismo, nei bambini, e l'osteomalacia e l'osteoporosi, negli adulti. Oltre a questo, l'ipovitaminosi D in base ad alcune recenti ricerche sarebbe associata a un aumento del rischio cardiovascolare e della predisposizione a malattie, quali diabete, ipertensione, dislipidemie e sindrome metabolica.

Ora, una nuovo studio dell'Università dell'Australia Meridionale ha messo in rilievo anche che la carenza di questo ormone è associata a un rischio elevato di morte prematura: più grave è la carenza di vitamina D, maggiore è il rischio di mortalità. Lo studio, pubblicato su Annals of Internal Medicine, suggerisce dunque alle persone, soprrattutto i più fragili e gli anziani, di seguire le Linee guida sui livelli di vitamina D.

La ricerca

I ricercatori hanno considerato i dati di 307.601 persone della biobanca britannica (un ampio studio prospettico che ha coinvolto oltre 500.000 partecipanti di età tra 37 e 73 anni reclutati in tutto il Regno Unito tra il 2006 e il 2009 con l'obiettivo di migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie di mezza età e vecchiaia). Attraverso un nuovo metodo genetico, gli studiosi hanno esplorato la relazione tra le concentrazioni di vitamina D dei partecipanti e gli eventi cardiovascolari e la mortalità per tutte la cause e per causa specifica (malattie cardiovascolari, cancro e vie respiratorie).

I livelli ottimali di vitamina D

Ne è risultato che 1/3 del nostro fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dagli alimenti. La restante parte (2/3) viene sintetizzata dal nostro organismo, attraverso l’assorbimento dei raggi del sole operato dalla pelle, e trasferita nel fegato dove viene trasformata in calcidiolo (25-(OH)D), le cui concentrazioni possono essere misurate nel sangue per valutare le riserve corporee della vitamina. Secondo le Raccomandazioni e Linee guida sulla vitamina D, sono considerati sufficienti per la maggior parte delle persone, livelli di vitamina D superiori a 20 nanogrammi per millilitro. Una carenza di vitamina D si verifica, invece, con valori inferiori a 10 ng/ml, una insufficienza con valori dai 10 ai 30 ng/ml, e una tossicità con valori oltre i 100 ng/ml.

La carenza di vitamina D aumenta il rischio di morte prematura

Dopo un periodo di follow-up di 14 anni (dal 2006 al 2010), i ricercatori hanno scoperto che il rischio di morte prematura diminuiva significativamente con l'aumentare delle concentrazioni di vitamina D fino a 50 ng/ml, con effetti maggiori osservati tra quelli con gravi carenze. La carenza di vitamina D è stata inoltre associata anche all’aumento di mortalità per cancro, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie. I ricercatori hanno stimato che il rischio di mortalità per tutte le cause aumenti del 25% per le persone che hanno una concentrazione di 25-(OH)D di 25 ng/ml rispetto a coloro che hanno una concentrazione di 50 ng/ml.

"Il nostro studio - ha affermato Josh Sutherland, primo autore dello studio - fornisce prove evidenti della connessione tra bassi livelli di vitamina D e mortalità, e questo è il primo studio di questo tipo a includere anche la mortalità correlata a malattie respiratorie come risultato”.

Prevenzione sempre fondamentale

La carenza di vitamina D tende a manifestarsi (con una certa sintomatologia) solo nel momento in cui i livelli sono davvero molto bassi, quindi è opportuno effettuare controlli periodici, con un semplice prelievo di sangue, per tenere sotto controllo i valori. Nel caso in cui vi sia una carenza di vitamina D, e non sia possibile esporsi alla luce solare e integrare la dieta con alimenti ricchi di vitamina D, è bene assumere integratori specifici prescritti da uno specialista.

“Alla luce di questo studio - ha affermato la prof.ssa Elina Hyppönen, co-autore della ricerca - sono necessarie ora ulteriori ricerche per stabilire nuove strategie di salute pubblica efficaci che possano aiutare a raggiungere le linee guida sulla vitamina D e ridurre così il rischio di morte prematura”.

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