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Raccolta firme per i referendum, Gentiletti: “Legalizzare eutanasia atto di civiltà”

Il consigliere di Senso Civico sull’iniziativa dell’associazione Luca Coscioni: “Grazie ai promotori che portano avanti l’iniziativa sul territorio”

“Quella che si prospetta è una bella estate referendaria, a prescindere da come la si pensi sui singoli quesiti proposti. L'istituto del referendum è uno dei più belli e significativi della nostra democrazia, sempre vitale. Grazie quindi a tutti i promotori che si sono attivati anche sul nostro territorio, a partire dall'associazione Luca Coscioni fino ai Radicali”. Così Alessandro Gentiletti, consigliere comunale della lista Senso Civico, interviene in merito alle iniziative messe in campo in questi giorni da diverse organizzazioni, proprio in vista della raccolta firme per i referendum

“Aderisco con convinzione - spiega Gentiletti - al referendum sull'eutanasia, mentre ho perplessità, che sto approfondendo, su alcuni di quelli proposti dai radicali in tema di giustizia. L'associazione Luca Coscioni riesce ancora oggi a entusiasmare tanti di noi, ricordandoci l'importanza delle cose fondamentali. Le donne e gli uomini nascono liberi e tali devono poter essere fino alla fine. Legalizzare l'eutanasia è quindi un atto di civiltà. Così come abrogare il reato di omicidio del consenziente. Una norma penale, quest'ultima, risalente al regime fascista e assai discutibile, soprattutto quando entrano in gioco diritti garantiti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali, a partire da quelle sui diritti umani fino a quelle relative ai trattamenti sanitari. Eliminare dal codice penale il reato è un atto di giustizia e libertà. È lo sprone che serve per costringere il Parlamento a legiferare a garanzia dei cittadini e non in base al fanatismo di pochi che vorrebbero decidere sulla vita di tutti”.

“Diverso il discorso, invece, per i referendum sulla giustizia. Assicurare piena parità fra accusa e difesa, limitare l'utilizzo della carcerazione preventiva ed eliminare l'automaticità della legge Severino mi paiono proposte più che condivisibili. Le ultime polemiche sui provvedimenti governativi che, seppure debolmente, si muovono in un'ottica garantista, dimostrano quanto il nostro Paese sia ancora arretrato e prigioniero di logiche inquisitorie, che tanto ricordano ‘La storia della colonna infame’ raccontata da Manzoni. Non mi convincono, invece, le altre proposte referendarie che vorrebbero introdurre una responsabilità diretta dei magistrati, una loro valutazione da parte di terzi rispetto all'ordine giudiziario e che intervengono sull'organo di autogoverno. Credo che l'indipendenza della magistratura, infatti, a prescindere dalle recenti vicende divenute note, vada garantita e preservata. Le soluzioni alle distorsioni del sistema che abbiamo appreso anche recentemente vanno certamente trovate, ma ritengo con strumenti diversi da quelli referendari, più utili e ponderati. Ritengo in sintesi che sul tema la sovranità debba restare delegata al Parlamento, invece che direttamente esercitata dai cittadini”.

“Una considerazione politica finale - conclude Gentiletti - il fatto che i Radicali siano riusciti a coinvolgere la Lega in questa loro battaglia non mi scandalizza e non è motivo di pregiudizio. Anzi, è una notizia positiva. Certamente ho dubbi sul fatto che questo contributo possa essere mosso da una sincera adesione ai diritti civili, o comunque duraturo e utile. Venendo da una famiglia socialista ricordo ancora quando la Lega brandiva il cappio in parlamento contro gli indagati durante tangentopoli. Oggi poi è sempre il partito che conduce la battaglia sulla chiusura dei porti e sulle cui pagine social spesso si celebrano processi sommari, soprattutto quando i presunti innocenti sono cittadini non comunitari o avversari politici. Credere ad una conversione sulla via di Damasco risulta, quindi, estremamente difficile”.

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