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Martedì, 7 Febbraio 2023
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Piano indsutriale Ast, il Pd: "Quella di Arvedi sfida che l'Umbria deve accogliere"

Daniele Lombardini, responsabile Lavoro dei Dem, sul futuro dell'acciaieria dopo il passaggio di mano: "Abbiamo in mente diverse iniziative per sviluppare il contesto"

Daniele Lombardini, responsabile Lavoro del Pd Umbria

Quella lanciata da Arvedi è una sfida che l'Umbria deve raccogliere, perchè è una suggestione che supera il confine industriale e si lega ad un rilancio ambizioso in materia ambientale, sociale e culturale. E il Partito Democratico ha già in cantiere, dopo l'Agorà nazionale sulla siderurgia,  diverse iniziative per costruire il contesto migliore nel quale poter sviluppare una riflessione  sull'Accordo di Programma che verrà discusso da azienda, sindacati, governo e istituzioni locali subito dopo Pasqua. Uno sforzo comune di ‘area vasta’ tra player economici, forze politiche e sociali che abbia la capacità di segnare un passaggio fondamentale della storia dello sviluppo dei nostri territori.
Due i punti che a mio avviso dovranno essere al centro della riflessione politica regionale a partire proprio dall'imminente incontro al MISE: energia e infrastrutture. La questione Ast e il sostegno al processo di decarbonizzazione del Paese -  con lo sforzo teso ad individuare modalità "pulite" per alimentare l'azienda e la produzione di idrogeno verde  - sdogana definitivamente la discussione, per ora lasciata solo allo spontaneismo delle imprese interessate: quella relativa ad un piano energetico regionale che sappia quantificare il fabbisogno umbro, abbia l'ambizione e la forza di inserirsi  nelle dinamiche nazionali ed europee e avvii in tal senso rapporti di collaborazione con le regioni vicine. Diverse sono infatti, nel silenzio della Giunta Tesei le aziende umbre, grandi e piccole, che già stanno da tempo lavorando a singhiozzo per il costo dell'energia. E il conflitto in Ucraina concorre a determinare criticità e cambiamenti per i quali anche un territorio come il nostro deve saper trovare strategie di sopravvivenza e riorganizzazione.  
Un bisogno di programmazione, convergenze e alleanze che riguarda urgentemente anche  scelte selettive e risposte certe sulle direttrici che congiungono l’Umbria ai porti del Tirreno e dell’Adriatico, su una tempistica affidabile relativa alla Orte-Falconara-Ancona, su un' alta velocità realmente fruibile, su un sistema ferroviario adeguato ad una movimentazione dei manufatti fra Terni e Spoleto, su percorsi dedicati e in sicurezza per i carichi eccezionali, sul completamento della Terni-Orte-Civitavecchia (i 18km tra Monte Romano e Civitavecchia), su una E45 che non riversi in uno stato di perenne manutenzione, su un ruolo definito delle piastre logistiche, sul completamento della bretella di San Carlo, su una rinnovata attenzione alla percorribilità in sicurezza dei viadotti esistenti, su una implementazione delle autostrade digitali per le aziende.
E' evidente che sarà necessario uno sforzo da parte del Governo, della Regione e delle Istituzioni locali, già a partire dall'Accordo di Programma,  in materia di "snellimento burocratico"  di iter autorizzativi e concessioni. Allo stesso tempo non meno importante sarà l'individuazione di risorse nel PNRR per non perdere il traino degli investimenti messi sul piatto da Arvedi. Uno su tutti dal forte significato simbolico: il riavvio della produzione del lamierino magnetico, simbolo della transizione sostenibile (ad esempio ricordava l'amministratore delegato di Arvedi Caldonazzo, in una intervista pochi giorni fa, la relazione con la produzione delle auto elettriche) e di una stagione di lotte delle amministrazioni di centrosinistra contro la chiusura del magnetico. Il filo conduttore, nella ricerca del migliore assetto territoriale e industriale per il futuro dell'Umbria, non può prescindere  inoltre dalla questione occupazionale. Se le premesse al piano industriale sono state incoraggianti, con l'aumento dei turni a caldo e la stabilizzazione degli interinali, alta deve rimanere l'attenzione sui livelli occupazionali diretti e dell'indotto. Perché lo sviluppo di un territorio passa sempre attraverso quantità e qualità del lavoro delle persone che lo vivono.

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