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Asm, possibile lesione della concorrenza e interesse pubblico? Il punto di vista di Lorenzo Ranocchiari (Terni Valley)

Secondo il componente del direttivo dell'associazione "Terni Valley" c'è il rischio che "possa passare il messaggio che Asm stia scendendo sul mercato col cappello in mano, andando a bussare alla porta di qualche azienda per avere danari utili a ripianare la situazione debitoria mantenendo lo status quo"

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento del componente del direttivo e tesoriere dell'associazione "Terni Valley", Lorenzo Ranocchiari, che si unisce al dibattito cittadino e politico sull'ampia cessione delle quote societarie della multiutlity comunale Asm.

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"Se, come si apprende dalle motivazioni che hanno accompagnato l’uscita del bando per la ricerca di un partner industriale che entri con delle quote in Asm, la motivazione della decisione di rivedere l’azionariato della società fosse quella di favorire lo sviluppo, nelle corde del piano industriale, di un’Asm “hub tecnologico che proietti le competenze e l’esperienza maturata localmente, a tutto il centro Italia facendo del territorio ternano un punto di riferimento per lo sviluppo sui temi della transizione ecologica e della trasformazione digitale delle comunità del futuro” (Nota Stampa di Asm del 7 maggio 2021), sarebbe un passo avanti notevole nella storia della gestione dei servizi pubblici ternani. Tuttavia, non ci si può esimere dal sottolineare alcuni profili di rischio che accompagnano lo scenario che si va profilando.

Il 2020, infatti, è stato segnato dall’approvazione e pubblicazione dell’ultimo bilancio della società disponibile, quello relativo all’anno 2019. Dalla sua lettura, si trova conferma delle preoccupazioni già rilevate sul finire del 2019 in occasione della vicenda relativa alla vendita delle quote SII, circa la situazione economico-finanziaria della società, in relazione alla tensione sul lato dei debiti e anche alla difficoltà di riscossione dei crediti.

Non solo. Il 2019, infatti, sembrerebbe essere stato uno degli anni meno “redditizi” per Asm, con un reddito operativo (ottenuto, semplificando, dal valore della produzione al netto dei costi della produzione) di 1 milione e 200 mila euro e un reddito netto di appena 55 mila euro, contro un reddito operativo che nel 2015 si attestava oltre i due milioni e mezzo e nel 2011 oltre i 5 milioni e mezzo. Il reddito netto nel 2015 era superiore ai 500 mila euro e nel 2011 era di circa 700 mila euro.

È naturale che questi e gli altri dati di bilancio, tutti pubblici e reperibili sul sito dell’ASM, possano offrirsi a molteplici analisi e letture, e non è mia intenzione dare giudizi sull’andamento della gestione o del mercato in cui opera la società.

"Rimettere insieme i pezzi"

L’esercizio che voglio fare, invece, è cercare di mettere insieme i pezzi di questo puzzle e provare a capire perché la questione dovrebbe interessare la cittadinanza e far aprire un dibattito approfondito sul tema della gestione dei servizi pubblici. Asm, infatti, vuole un partner industriale per perseguire, come dichiarato, gli obiettivi di sviluppo e ammodernamento aziendale.

Nella ricerca che fa la stessa Asm mette nero su bianco, tra le altre cose, che la maggioranza assoluta spetterà comunque al Comune di Terni, dopo il riassetto azionario, e che dovranno essere garantiti tutti i livelli occupazionali e di utilizzo delle attuali risorse, oltre che - naturalmente - il perseguimento degli interessi di natura pubblicistica connaturati alle attività aziendali perseguite. Allo stesso tempo, però, si apre alla ricerca sul mercato non mostrando dati di sostenibilità e redditività splendidi.

"Eccessiva esposizione verso il privato"

Il rischio, in tutto questo, è che possa passare il messaggio che ASM stia scendendo sul mercato col cappello in mano, andando a bussare alla porta di qualche azienda per avere danari utili a ripianare la situazione debitoria mantenendo lo status quo e poi, eventualmente, forse, provare a rilanciare lo sviluppo aziendale.

Un soggetto privato che voglia entrare con una quota tra il 25% e il 33% dell’azionariato in Asm (dopo un aumento di capitale tra il 35% e il 49%), accollandosi dei rischi comunque presenti sul piano della sostenibilità finanziaria, persegue, legittimamente, il suo interesse privato. Come? Qui viene il punto centrale della questione, che dovrebbe suscitare più preoccupazione: c’è il rischio concreto che si possa svendere il diritto ad entrare nella gestione dei servizi pubblici, ad un prezzo necessariamente basso, data la situazione di tensione finanziaria attuale, garantendo una rendita quasi monopolistica ad un operatore economico privato, danneggiando l’interesse pubblico e la concorrenza.

Di fatti, quando la situazione di difficoltà economico-finanziaria sarà passata, anche a seguito - per carità - dell’apporto di valore esterno da parte del nuovo soggetto economico, ci si potrebbe accorgere di avere mal calcolato il valore intrinseco delle attività di Asm, misurato anche come capacità di garantire dei servizi pubblici necessari, che qualcuno si spinge a definire diritti, per tutta la comunità.

Tale valore, trasferito così ad un prezzo meno che corretto, ad un’impresa privata, sarebbe dunque foriero di una rendita garantita dalla necessità dei servizi che ASM fornisce alla cittadinanza, una rendita scarsamente influenzata dalla concorrenza e sottratta, se non si pone in essere un processo di regolazione più che attento, alla cittadinanza.

"Contemperare efficienza ed equità"

La gestione profittevole dei servizi pubblici è da sempre stato uno dei temi più dibattuti ed oggi continua ad esserlo: idee e politiche contrapposte si sono scontrate negli anni, motivate da un lato dalla necessità di efficienza e dall’altro dalla necessità di equità, facendo emergere modelli di successo ma anche gravi fallimenti. La mia opinione è che le ragioni dell’efficienza e quelle dell’equità possano essere contemperate.

Ciò che, tuttavia, rimane sul piatto e che deve essere oggetto di attenta riflessione, è il ruolo del soggetto pubblico nella partita: come garantire che il trasferimento di parte della proprietà di Asm non avvenga nei termini di una svendita? Come garantire che questa non si trasformi in una rendita anticoncorrenziale? Come garantire che l’interesse alla massimizzazione del benessere collettivo sia tutelato? Quali servizi pubblici possono essere considerati diritti della comunità e quali no? A chi deve appartenere il plusvalore generato dalla gestione di questi?

Solo quando l’amministrazione avrà risposto a questi interrogativi, i cittadini avranno gli elementi per valutare e trarre le dovute conclusioni di questa vicenda. Fino ad allora, permangono forti dubbi"

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