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Terni, la grande bellezza: ecco su cosa costruire le fondamenta per il futuro del nostro territorio

L’intervento del professor Raspetti: chi si è già stabilito da noi lo fa perché trova qui storia, costo contenuto delle abitazioni e della vita in genere, buon cibo, sicurezza e tranquillità dei luoghi. Queste sono solo alcune delle tante risorse, anche ingentissime, che abbiamo

Insegnante in pensione, impiego, senza offrirmi distrazioni di sorta, tutte le mie modeste risorse culturali ed intellettive all’analisi delle caratteristiche insite nella terra che mi ospita, quel giardino di delizie che l’Istat (Istituto nazionale di statistica) definisce come Terni dei 180.000 abitanti, indicando cioè un territorio con centri, più o meno abitati, ma tutti di pari dignità, uno dei quali, Terni appunto, conta, attualmente, il maggiore numero di abitanti (circa una metà del complessivo). Spero di poter interpretare decorosamente la dimensione concettuale espressa dall’Istat giacché non solo amo moltissimo la città in cui abito, Terni, ma mi sento, in ugual misura, appartenere a tutti gli altri centri come Narni, Amelia, Calvi, Arrone, Polino, Ferentillo, per nominarne solo alcuni di una stessa provincia, e ad altri come Scheggino, Sant’Anatolia di Narco, Vallo di Nera, di altra provincia. Già da anni, infatti, ho organizzato manifestazioni cultural-ludico-sportive con lo scopo di unire, di farci meglio conoscere, di sentirsi tutti cittadini di un territorio le cui tante diversità locali non fanno altro che impreziosire ed esaltare quella parte più ampia di mondo che tali centri ospita e racchiude.

Questa mia volontà di unificazione vado sperimentando anche nel cercare di far vivere e dare nuova linfa alla politica stessa, quella che io sogno vederci avvinti non più come somma aritmetica di partiti o di partitini, ma quella che, indipendentemente da eventuali diverse appartenenze partitiche, vedrà unire le nostre energie intellettive e culturali per la realizzazione di un progetto comune, di quartiere, di villaggio, di città, di territorio. Sperimentiamoci cioè sulla cultura progettuale, sul dimostrare la veridicità o la falsità di un assunto chiaramente espresso, non sulle chiacchiere confuse ed equivoche del cosiddetto politichese o in base a blocchi ideologici, pretesti in genere di divisione, di rottura, o paraventi di incapacità nel dare risposte ragionevoli, scientificamente razionali. Chi ha lana fili, dunque, anche per evitare che chi ne sia privo possa continuare a nascondersi dietro una qualsiasi bandiera di comodo perpetuando così grandi danni per la comunità.

Grazie a sudate ricerche, mie e di decine e decine di professionisti della cultura e di amanti della nostra storia locale, possiamo produrre conoscenze e documentazioni relative alle ricchezze del nostro territorio. Abbiamo così già pubblicato due libri dal titolo molto esplicito Terni, la città dell’oro, uno di analisi, l’altro di progetti, e stiamo preparandone un terzo che illustrerà le ingenti risorse, dalle nature più varie, di cui l’intero nostro territorio gode e che, a parer mio, costituiranno decisa motivazione per una nuova, aurea, felice integrazione con persone provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa.

Questo, in parte, sta già avvenendo. Chi si è già stabilito da noi lo fa perché trova qui bellezza, storia, costo contenuto delle abitazioni e della vita in genere, buon cibo, sicurezza e tranquillità dei luoghi, cordialità delle persone. Ma queste sono solo alcune delle tante risorse, anche ingentissime, che illustreremo periodicamente a chi voglia condividere con noi questo Grandissimo Tour che rinverdirà i fasti del famoso Grand Tour che ebbe inizio con Michel Eyquem de Montaigne (1533-1592), filosofo e politico, uno dei più profondi pensatori del Rinascimento francese che, nel suo Viaggio in Italia (79. NARNI, 20-21 aprile 1581), scrive:

Questa città - che si chiama Interamnia, perché da una parte scorre il Negra e, all’opposto, un altro torrente - è una bella cittadina in una posizione singolarmente amena; alle spalle, da dove provenivamo, ha il fertilissimo pianoro di questa vallata e, al di là, le pendici più coltivate, popolose e, -fra l’altro- cosparse di tanti oliveti, che non v’è nulla di meglio a vedersi, tenuto anche conto come frammezzo a esse pendici appaiono qua e là alte montagne coltivate sino in cima e ricche d’ogni sorta di frutti.

Vorrei adesso anticipare una semplice considerazione: la nostra Italia e i Paesi a noi vicini presentano più addensamenti abitativi in città che in campagna. Ovviamente, laddove la campagna sia ben vivibile, più persone riescono a viverci. Analizziamo questi dati: la popolazione non urbana è, in Francia pari al 18%, in Spagna al 20%, in Germania al 24%, in Svizzera al 26%, in Italia al 30,5%. Perché? Affermiamo che questo sia dovuto alla bellezza della nostra terra, una bellezza che altre bellissime Nazioni, comprese quelle a noi vicine, hanno in misura minore. Un luogo, il nostro, che presenta eccellente abitabilità nelle sue terre, in quelle attorno ai laghi o lungo i fiumi, sulle pianure, sulle montagne, nei centri arroccati sulle dolci colline! Tutto è stupendo, da noi.

Tali ricchezze cercheremo di delineare, offrendo le nostre riflessioni alla discussione, pubblica e creativa, certi che le tante straordinarie ed esemplari persone che ci onoreranno della loro attenzione, sapranno offrire idee più significative delle nostre al fine di organizzare quel futuro di cui Terni e territorio contiguo hanno, ormai, urgenza assoluta ed indifferibile.

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