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Climax, il cinema “drogatissimo” di Gaspar Noè

Una compagnia di danza in ritiro prima della tournée, una festa e massicce dosi di LSD: il nuovo incubo allucinato dell’enfant terrible del cinema francese

Esce in questi giorni nelle sale italiane, ad un anno dal suo passaggio a Cannes 2018, il nuovo film di Gaspar Noè, eterno enfant terrible del cinema francese, noto da noi soprattutto per il film Irreversible con l’allora novella coppia Bellucci/Cassel. Da allora, il regista franco-argentino ha continuato a scioccare con le sue pellicole funamboliche dal punto di vista visivo, a dir poco pessimiste dal punto di vista contenutistico, di pessimo gusto per i suoi molti detrattori. Anche io mi avvicinai con fastidio al suo cinema che ostenta morbosità e che punta al continuo shock, un po’ come Lars Von Trier; ma se la morbosità del regista danese dopo un po’ mi stufa per la sua ordinata seriosità, quella di Noè respinge ma al tempo stesso attrae, perché vedere un suo film è come andare ad un rave party colorato e scatenatissimo, che ti lascia alla fine stordito, e non importa tanto se ti sia piaciuto, di sicuro non ti sei annoiato.

climax-2Quest’ultimo film, Climax, è un po’ la summa del suo lavoro (i cui vertici finora sono Enter the Void e l’eroticissimo Love). Il film si apre con i titoli di coda (forse Noè prevedeva che parte del pubblico non sarebbe arrivato alla fine…), veniamo avvisati che la storia è realmente accaduta in Francia negli anni 90; seguono delle interviste, poi inizia un grandioso, lunghissimo piano sequenza (una lunga ripresa senza stacchi di montaggio) di danza che prosegue dopo la fine del ballo, seguendo i ragazzi che interagiscono tra loro: sono una compagnia di danza in ritiro in un luogo montano isolato ed innevato; in attesa di partire in tournée, tutti fanno festa nello stanzone dove si svolge il 95% del film, tra loro c’è una mamma con bambino al seguito, la coreografa, e il gruppo di ballo, li abbiamo conosciuti tutti nelle interviste iniziali; tutti bevono sangria, ballano, chiacchierano, flirtano e si divertono fino a che non si accorgono che qualcuno ha messo a loro insaputa massicce dosi di LSD nella bevanda. A metà film i titoli di testa (!) segnano l’inizio di un incubo a tratti quasi insostenibile, in cui Noè ci fa sentire, con la sua cinepresa ballerina, come presenti alla festa e incapaci di porre rimedio alla situazione fuori controllo: l’effetto della droga aumenta, la paura e la ricerca del colpevole fanno il resto, mentre la musica va avanti no-stop.

 “Vivere è un’impossibilità collettiva” compare ad un tratto, lì è chiaro il – reiterato di film in film – pessimismo di Noè e la sua scarsa fiducia nel genere umano.

Come i precedenti film del regista, anche questo ha suscitato grandi polemiche e un assurdo divieto ai minori di 18 anni, e anche questa volta, nel bene o nel male, l’enfant terrible del cinema francese lascia il segno e si esce dal cinema intontiti, proprio come all’uscita di uno scatenato rave-party.

IL TRAILER DEL FILM: https://www.youtube.com/watch?v=J3m2L4B4AWM

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