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“I guai finanziari del Comune di Terni? Occorre metter mani e intelligenza su entrate e spese correnti”

L’intervento di Massimo Gnagnarini, coordinatore provinciale di Italia Viva: “Intervenire sui servizi a domanda individuale, sulla galassia delle partecipate e sulla annosa questione della riscossione dei tributi”

A proposito dei guai finanziari del Comune di Terni sia che essi sfocino nella dichiarazione di un dissesto bis o nell’adozione di un piano ventennale di riequilibrio, la politica cittadina ha l’obbligo di dire la verità ai ternani.

La verità è che la città, i suoi servizi e la pressione tributaria sui cittadini, rimarrà in sofferenza per altri anni condizionata e limitata dalle prescrizioni, oneri e impedimenti che ne conseguiranno sia nel caso di un dissesto bis sia nel caso di adozione di un piano pluriennale di risanamento.

Il dissesto finanziario del Comune di Terni proclamato nel 2018 fu certamente la conseguenza degli errori commessi dalla sinistra nel corso del lungo periodo in cui ha governato Terni, ma a questi errori ne sono seguiti di altri fatti della destra che non ha voluto affrontare problemi irrisolti e storture la cui eliminazione richiedeva coraggio e volontà politica.

Cosa può fare la nuova amministrazione Bandecchi? Tanto, se ne avrà il coraggio.

Al di là del deficit residuale in capo al Comune costituito dai vecchi debiti non transati nella fase del dissesto nonché dei crediti accumulati e non riscossi ma usati colpevolmente a pareggio dei bilanci ancora in questi ultimi anni, occorrerebbe metter mani e intelligenza su entrate e spese correnti.

Ci sono interi settori di servizi a domanda individuale, quelli a pagamento per capirci come asili, sale culturali, impianti sportivi, la cui percentuale di copertura finanziaria da parte degli utenti rimane al disotto di qualunque soglia minima fissata dalla legge e ci sono solo i ticket delle cascate a mitigare parzialmente questo settore di bilancio.

C’è poi la galassia delle partecipate a cui è affidata la gestione dei preziosi asset produttivi del patrimonio comunale, dai parcheggi alla rete del gas, la cui redditività per il Comune resta assolutamente risibile al disotto dei range nazionali comparabili.

Infine segnaliamo l’annosa condizione della bassa percentuale di riscossione dei tributi, aggravatasi certamente nel corso del periodo pandemico, ma anche figlia di una irrisolta contrapposizione culturale tra ente impositore e contribuenti. Non ha alcun senso la posizione di chi volesse ancora proporre di dare tutto a tutti e nel contempo di eliminare o condonare tasse e tributi.

Agitare questi numeri non è per Italia Viva un mero esercizio di ragioneria, ma puro esercizio politico, ovvero il suggerimento di assumere un insieme di decisioni semplici e ordinate per mettere a reddito la città e ritrovare un robusto equilibrio strutturale del bilancio capace di sostenere sia il pagamento dei vecchi debiti e gli oneri dei nuovi investimenti pubblici necessari a Terni.

I cittadini comprenderanno che, per quanto alte e ambiziose siano le aspettative di una comunità locale, è soltanto la loro sostenibilità finanziaria a renderle reali.

Non è una affermazione banale ne scontata, tanto è vero che né la sinistra prima né la destra dopo sono riuscite a raccontarlo credibilmente ai ternani. Non perché fossero incompetenti, ma perché per farlo occorre coraggio e una certa autorevolezza politica perché ogni azione e cambiamento del genere impattano inevitabilmente su aree di consenso elettorale diffuse ma che occorre riportare a criteri di economicità e a principi di utile reciprocità tra gli interessi di parte e quelli pubblici.

*coordinatore di Italia Viva per la provincia di Terni

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