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“Terni non si compra, cancellata la mitologica immagine vincente che il sindaco ha cercato di dare di sé”

Elezioni, l’analisi di Pierluigi Spinelli, segretario dell’unione comunale del Pd: “Siamo il secondo partito. Chi deflagra è Stefano Bandecchi, inesistente a livello nazionale, poco meno su quello regionale e ridotto ai minimi termini nella città che dovrebbe governare”

Il voto nazionale segna un punto di svolta che fa ben sperare in una tendenza in crescita del Partito democratico. La qualità delle candidature proposte è stata sicuramente uno degli elementi più importanti.

Il Pd a Terni ottiene di gran lunga il miglior risultato da molte tornate elettorali, posizionandosi come secondo partito in città, con oltre 9.100 preferenze e una percentuale del 23,97%, contribuendo in modo molto significativo alla elezione al parlamento europeo di Camilla Laureti che a Terni, con quasi 1.800 preferenze, è la candidata più votata.

Chi deflagra politicamente ed elettoralmente è Stefano Bandecchi, inesistente a livello nazionale, poco meno su quello regionale e ridotto ai minimi termini nella città che dovrebbe governare. Che in realtà non lo faccia, lo conferma il calo vertiginoso dei suoi consensi cittadini. Un fallimento che si scontra con le sue smodate ambizioni, mentre assistiamo allo sfaldamento della giunta, che perde un altro pezzo significativo del suo sistema di potere, e lo perde su una questione chiave del futuro della città: i rapporti con il sistema industriale-ambientale della conca e la latitanza del Comune, come della Regione del resto, sull’accordo di programma con il Governo per la riconversione energetica ed ecologica delle acciaierie.

Un fallimento che si aggiunge a quelli inanellati in questi mesi: l’ospedale pubblico nel dimenticatoio, lo stadio-clinica inesistente, la Ternana svenduta e retrocessa, la sicurezza urbana e la pulizia della città in abbandono. Questo fine settimana ha definitivamente cancellato la mitologica “immagine vincente” che il sindaco venuto da Livorno ha cercato di dare di sé, grazie ai suoi mezzi finanziari. Ma Terni non si compra e ci ha messo poco, la città, a rendersi conto che nessuno dei problemi reali è stato minimamente affrontato. Decoro vorrebbe che fosse lui stesso a trarne le conclusioni, tanto più che non ha mai nascosto il suo fastidio per le regole e l’impegno che il ruolo comportano.

*segretario dell’unione comunale del Pd di Terni

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