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“Un test anti-droga su base volontaria non è abbastanza, ma è una rivoluzione”

Giornata regionale contro la droga, Thomas De Luca (Movimento 5 Stelle): “Un gesto concreto che si contrappone alla retorica ipocrita di chi concepisce il contrasto alle dipendenze delegandolo esclusivamente alla repressione e al percorso di recupero nelle comunità terapeutiche”

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una riflessione di Thomas De Luca, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, in risposta al nostro editoriale sulla giornata regionale contro la droga.

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Durante il mio mandato in Regione ho sempre cercato di dare il mio contributo per mettere al centro del dibattito politico il tema delle dipendenze. L’ho fatto non solo quando le nostre comunità venivano colpite profondamente dalla tragica scomparsa di giovani vite, ma soprattutto quando, prima e dopo, l’argomento tornava regolarmente nel dimenticatoio. Interrogazioni, emendamenti al documento di economia e finanza puntualmente bocciati, mozioni e incontri pubblici. Abbiamo lavorato dando continuità al confronto con chi in questi ambiti opera da decenni nella nostra regione, da quando cioè le cose funzionavano davvero.

Dall’altra parte ho dovuto confrontarmi con una propaganda vuota, ma allo stesso tempo violenta. Ho constatato come i politici umbri che urlavano “no alla droga!” erano gli stessi che smantellavano i servizi territoriali per il contrasto alla dipendenza da stupefacenti, gli stessi che hanno ridotto le unità di strada e che mettevano i lucchetti agli spazi di aggregazione, primo presidio di controllo sociale. Mi sono confrontato con una politica che ha delegato alle forze dell'ordine la repressione, alle comunità terapeutiche il recupero. Ma che nel mezzo non fa la sua parte, creando vuoti pericolosi che andrebbero riempiti con politiche di prevenzione primaria e secondaria e investimenti sulla riduzione del danno. Vuoti che, invece, hanno inghiottito la vita di tante persone, anche giovanissime.

Tutto questo, di fatto, spinge i giovani verso la dipendenza. Così come l’incoerenza di chi ha tenuto una legge sulla psicologia di base, a mia firma, ferma in commissione ormai da quasi tre anni. È l’ipocrisia di chi prima parlava di “humus ternano bastardo” riferendosi ai centri sociali, in occasione dei tragici eventi di due anni fa, salvo poi rimanere in silenzio quando gli arresti e le sconcertanti vicende riguardavano la “Terni bene”. Sì perché il problema è ampio e complesso, riguarda tutti senza distinzione di classe. C’è chi fa uso di cocaina perché ha facoltà economica, chi di colle o vernici. Ma senza intervenire sulla domanda, nulla cambia. Intervenire sulla domanda è il primo presidio per il contrasto al traffico di stupefacenti, per la vera lotta dello Stato contro le mafie e il narcotraffico.

Allora perché, mi chiedo, tanta disattenzione da parte della politica? L’articolo 2 della legge regionale per la giornata contro la droga, che grazie all’emendamento M5S ha introdotto il test anti-droga su base volontaria ai politici umbri, consentirà agli elettori di valutare l’atteggiamento dei singoli amministratori, non solo di chi si sottoporrà agli esami, rendendo pubblico il proprio risultato, ma soprattutto di chi si tirerà indietro. Ecco perché trovo riduttivo banalizzare a semplice iniziativa di propaganda elettorale questa rivoluzione che permetterà ai cittadini di misurare la coerenza di chi li rappresenta.

La formulazione iniziale prevedeva l’obbligatorietà. La volontarietà del test è stata una scelta condizionata dal parere del garante della privacy nazionale, che si è espresso subordinandolo alla garanzia dell’effettiva libertà di scelta. Un parere obbligatorio e vincolante, quello del garante, previsto dalle leggi europee. Un parere che ha fortunatamente sbloccato quello contrario dell’attività istruttoria dell’assemblea e su cui non ho ritenuto di cedere neanche un millimetro.

Per quanto concerne invece la non gratuità del test, i politici dovranno pagarselo di tasca loro. Si tratta della diretta conseguenza del mancato stanziamento da parte della giunta dei fondi necessari all’acquisto. Sfido ad ogni modo qualsiasi collega, lautamente stipendiato, a motivare un diniego per cause economiche a fronte di poche centinaia di euro di costo del test. Test che dovranno essere effettuati per legge dalle Usl regionali, a maggior garanzia del loro svolgimento e tutela della privacy.

Si tratta di un gesto tutt’altro che simbolico. Un gesto concreto che si contrappone alla retorica ipocrita di chi applica un metro diverso tra sé stesso e gli altri, di chi concepisce il contrasto alle dipendenze delegandolo esclusivamente alla repressione e al percorso di recupero nelle comunità terapeutiche. Di chi strizza l’occhio alle droghe legali come tabacco e alcool che causano oltre 100mila morti ogni anno in Italia.

Da convinto anti-proibizionista, non solo mi sono sottoposto già al test anti-droga autonomamente pubblicandone i risultati, ma sono favorevole all’obbligatorietà per i politici finché questo verrà richiesto a milioni di lavoratori pubblici e privati. Perché un addetto al caricamento merci sì e un presidente di Regione no? Perché non autorizzare anche nei palazzi della politica le stesse operazioni che con i cani anti-droga vengono effettuate nelle scuole?

*consiglio regionale dell’Umbria
Movimento 5 Stelle

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