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Globo a Maratta, l’esperto: estrema fragilità di quella zona, occorre valorizzare la storia di Terni

Claudio Bizzarri, direttore del Parco archeologico dell’Orvietano: evitare pesanti sconvolgimenti in quell’area, auspicabile anche l’estensione delle indagini

Dalla stampa e dai social media sono venuto a conoscenza di un progetto che prevedrebbe la realizzazione di un centro commerciale (con le annesse infrastrutture ad esso funzionali) nella zona di Maratta bassa in Terni. I dettagli del progetto sono di certo noti a tutti i ternani, ma io mi sento di dover in qualche maniera intervenire in quanto ho avuto la fortuna di aver scavato per diversi anni in quel sito, condividendo questa eccezionale esperienza con l’amica e collega Claudia Giontella.

Le attività sul campo mi consentono di suggerire estrema cautela nel trattare le emergenze archeologiche di Maratta bassa per una duplice serie di motivi: la prima riguarda l’eccezionalità del rinvenimento (per chi non avesse voglia o tempo di andarsene a studiare le caratteristiche basta leggere il bell’articolo della Giontella che si trova anche sul web come estratto del volume Terni – Interamna Nahars. Nascita e sviluppo di una città alla luce delle più recenti ricerche archeologiche, C. Angelelli e L. Bonomi Ponzi (a cura di), 2006. Sono gli atti di un bellissimo convegno tenutosi a Roma, presso la scuola francese.

La seconda perplessità nasce dalla natura del rinvenimento: i resti di un villaggio che potrebbe partire già dall’Età del Bronzo e giungere sino ad epoca ellenistica, insediatosi in un’area la cui peculiarità geologica è data dalla presenza di un deposito di sabbie giallastre estremamente incoerenti. Tale fattore evidentemente caratterizza il sito negativamente, come venne già indicato molto chiaramente dalla collega Giontella nello scritto appena citato: “… pesantemente intaccato dalle arature….”.

Fu quindi con estremo sollievo che appresi dell’istituzione di un vincolo archeologico, atto a proteggere quello che è un lacerto della Terni antica. La natura stessa delle strutture rinvenute, in massima parte buche di palo ma anche fosse, siloi (?), fornaci e tratti di murature realizzate a secco, hanno sin dall’inizio costituito una forte spinta a continuare nelle indagini. I materiali recuperati delineano un eccezionale percorso cronologico senza soluzione di continuità, dal materiale ceramico a quello bronzeo. Oggi, e parlo da direttore di un parco archeologico, ci sono così tante possibilità di valorizzazione che la città di Terni ne trarrebbe vantaggi culturali e, perché no, di visibilità.

Basti pensare alle ricerche di carattere archeometrico sui depositi organici, alle analisi strutturali dell’impianto delle abitazioni realizzate con pali in legno e materiale deperibile, alle possibilità insite nella realtà aumentata e negli approcci 3D.

Ribadisco però l’estrema fragilità delle emergenze di Maratta Bassa, nella speranza che chi interverrà nell’area ne tenga conto ed eviti pesanti sconvolgimenti di norma legati al movimento terra, anche alla luce del fatto che la seriazione stratigrafica archeologica si trova a pochi centimetri al disotto del piano di campagna. Una eventuale valorizzazione dell’area è di certo auspicabile, così come l’estensione delle indagini, la cui perimetrazione attuale è chiaramente solo indicativa della reale consistenza del sito.

Mi auguro – e lo auguro in primis alla città di Terni - che possa trovare luogo una buona collaborazione fra progettisti e addetti ai lavori, per non dimenticare la storia Terni e vanificare l’impegno di personalità di così grande caratura quale è stata Claudia Giontella.

*direttore Parco archeologico ed ambientale dell’Orvietano

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