Mercoledì, 17 Luglio 2024
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“Una marcia per la pace che parte da Assisi e attraversa l’Europa per arrivare fino a Mosca”

La proposta di Raffaele Amici: “La parola guerra in un battito di ciglia è tornata ad essere predominante nella nostra vita. E ho pensato a qualcosa di meraviglioso che potrebbe comunque scuotere gli animi dei poteri forti e dei guerrafondai del nuovo millennio”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera scritta dall’imprenditore ternano Raffaele Amici che propone la realizzazione di una iniziativa di pace che “parte dal cuore dell’Italia” e arriva fino a Mosca per mettere fine al conflitto tra Russia e Ucraina.

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Assisto da due anni a questa parte all’indisponibilità dei nostri governanti nonché dei poteri forti nell’avviare un vero percorso di pace che possa far cessare definitivamente la “guerra” tra Russia e Ucraina. Una “guerra” che produce solo distruzione e morte e alimenta l’odio tra i popoli.

Una parola, quella della “guerra”, che doveva essere eliminata da qualsiasi vocabolario e linguaggio della nostra società contemporanea ma che, in un battito di ciglia, torna ad essere parte predominante della nostra vita quotidiana. E dal 24 febbraio 2022 è tornata prepotentemente a far parte del nostro linguaggio.

Una parola che solo a enunciarla terrorizza chiunque. Tutti, tranne chi sta traendo benefici economici e finanziari attuali e futuri. Ed è in questo giro infausto di interessi che la nostra società è attonita e non reagisce se non alimentando la “guerra” con la fornitura di armi e incendiando quello che doveva essere spento.

Tutti che invocano la pace ma, di fatto, nulla fino ad ora è stato fatto se non dai due capi di Stato Erdoğan e in ultimo da Orbán.

Anche Emmanuel Macron, a cui inviai una mia email, all’inizio si spinse oltre la cortina della Nato. Ma fu una solitaria trattativa che poi finì nel dimenticatoio.

Aprire un tavolo di negoziati sarebbe la funzione ideale che dovrebbe percorrere l’Unione europea. Non vedo però attualmente alcuna volontà se non quella di istigare ancor di più le parti in lite.

In quasi 80 anni dalla seconda “guerra” mondiale, ci hanno costantemente educato alla non violenza, condannando i crimini commessi dal nazismo e dal fascismo, perpetrati a danno di civili inermi. Sono cresciuto in una società libera, democratica dove la parola libertà ha sempre fatto parte della mia vita. E oggi, con grande dispiacere, mi accorgo che quello che ci hanno insegnato in un attimo è svanito nel nulla.

Alla semplice scintilla, tutti sono corsi agli armamenti e si parla di guerra tra occidente e Russia, si tende a nominare la possibilità di guerra nucleare. Rigurgiti di un passato che stranamente torna ad invadere la nostra identità. Un passato che era rimasto nei libri di storia e nei film e torna ad essere, ahimè, triste realtà.

Il tarlo che mi perseguita in tutta questa situazione è: perché non avviare un processo di pace? Perché l’Unione europea non diventa lo strumento per poter trovare la soluzione tra questi due Stati in lite? Perché non aprire un dialogo fattivo e costruttivo per trovale la soluzione e mettere fine a questo conflitto?

Certo, lo penso e lo dico da semplice cittadino in base alle notizie che in questi anni sono state diffuse e che tutti i giorni riempiono le testate giornalistiche del nostro Paese. Però, nel mio modo di vedere e fare, nel mio pensiero, afflitto e addolorato da questa situazione, vorrei fare la mia parte. E pensando a qualcosa di meraviglioso che potrebbe comunque scuotere gli animi dei poteri forti e dei guerrafondai del nuovo millennio, ho pensato a un progetto di pace.

Un progetto che parte da Assisi con un percorso fino a Mosca attraversando l’Europa e l’Ucraina, portando un segno di pace. Un progetto che abbracci l’Ucraina e il popolo ucraino e tenda la mano all’invasore per poter dire fine a questo ignobile e inaudito massacro di fratelli e sorelle.

E per questo mi sono attivato, partendo dai frati minori dell’Umbria e proponendo agli stessi il progetto di pace Assisi-Mosca.

Un inizio, il mio, di un’iniziativa che susciterebbe attenzione da parte degli organi di Governo e darebbe un vero segnale della volontà di giungere a una pace non violenta, senza armi ma, con l’uso del dialogo e della ragione e accompagnati da tanta fede.

*promotore dell’iniziativa di pace

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