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Domenica, 22 Maggio 2022
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“Grazie Russia, le vittime di otto anni di bombardamenti ringraziano chi ha fermato un genocidio silenzioso”

Ucraina, intervento di Eduardo De Dominicis (Partito comunista): “Come ormai siamo abituati a vedere, per la narrazione dell’Occidente l’aggressore diventa aggredito e viceversa. Non stanchiamoci mai, però, di dare alle persone un altro punto di vista”

“Grazie, Russia!”, un mega striscione nella città di Luganks, capitale della Repubblica Popolare di Lugansk. Così le vittime di otto anni di bombardamenti e assassinii, ringraziano chi ha fermato con una semplice firma, un genocidio silenzioso che durava da troppo tempo.

La storia del Donbass personalmente mi ha colpito da quando ne sono venuto a conoscenza, tardi ahimè per via della disinformazione che regna nel nostro Paese.

Ricordo, come ricordano tutti i compagni qui in Umbria, la proiezione di Start Up a War di Sara Reginella, tenutasi a Terni presso la vecchia sede del PC, ormai tre anni fa.

Ricordo quanto strazianti erano quei racconti e quanto colpiti fummo tutti noi, persone in fondo fortunate a non aver conosciuto la guerra e la miseria, la disperazione e l’impotenza di fronte al male che avanza.

Quei popoli hanno però resistito 8 anni pur di non piegare la testa a Kiev ed in questi giorni festeggiano finalmente la loro indipendenza e la fine delle ostilità nei loro confronti.

Tutti coloro che hanno avuto modo di toccare con mano la realtà del Donbass tramite libri, interviste, documentari o addirittura esperienze dirette, sanno bene quanto questa presa di posizione della Russia sia importante e da lungo attesa per le repubbliche popolari di Donetsk e Luganks.

Eppure, ancora una volta siamo veramente in pochi a schierarci nettamente su una questione. Ovvio, la via di mezzo del detto non detto, o il terzoposizionismo spicciolo del né/né, è più comodo, paga sempre e non sbaglia mai.

Ma ai comunisti non interessa “l’interesse”. Ai comunisti interessa la ricerca della verità. E la verità è che Putin non è assolutamente un compagno, non è assolutamente un comunista, ma ha evitato un genocidio di chi invece compagno e comunista lo è e quindi non vuole la svastica di Kiev sulle proprie terre.

Per il nostro mainstream, ovviamente, tutto il contrario: come ormai siamo abituati a vedere, per la narrazione dell’Occidente l’aggressore diventa aggredito e viceversa.

Non stanchiamoci mai, però, di dare alle persone un altro punto di vista, il punto di vista che l’impero vuole cancellare. È il nostro compito storico.

Domenica 27 febbraio, anche per questo, saremo in piazza a Perugia, ore 10.30 in piazza Matteotti.

*segretario del Partito Comunista - Umbria

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