Venerdì, 18 Giugno 2021
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"Valentino, senza conoscere la storia del suo patrono per Terni non c’è futuro"

L’intervento del professor Giampiero Raspetti: la città non dovrebbe affannarsi soltanto per cercare di emulare quello che attiene esclusivamente alla tradizione anglosassone e che corre di bocca in bocca, ma non di documento in documento

La Passio Sancti Valentini (Bibliotheca Hagiographica Latina 8460) è stata fatta conoscere, tra altri, da Francesco Angeloni (1587-1652), Elia Rossi Passavanti (1896-1985), Dario Ottaviani (1925-2012), autentici pilastri della storia culturale e politica della nostra città. Privi della conoscenza di questi scritti è solo un vano aggirarsi intorno alla storia di Terni, al suo presente, al suo futuro. La prestigiosa Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto pubblica, nel 2012, il libro San Valentino e il suo culto tra medioevo ed età contemporanea: uno status quaestionis che contiene gli Atti delle Giornate di studio, tenute in Terni il 9-11 dicembre 2010, volute dal colto ed intelligente vescovo Vincenzo Paglia e, nel 2015, il libro Terni Medievale, la città, la chiesa, i santi. L’agiografia elaborato con perizia assoluta dall’esimio professor Edoardo D’Angelo. Questi due volumi sono fondamentali per la conoscenza di alcune verità, storiche e scientifiche, riguardanti i santi umbri, Valentino in particolare.

Quasi tutti i ternani dunque, almeno quelli che partecipano, sotto ogni punto di vista, agli eventi riguardanti il nostro Patrono, ne dovrebbero avere una conoscenza devota e, soprattutto, vera. Su di lui ci sono, ormai, elementi rilevantissimi e prestigiosi da mostrare, tanto che ogni Capitale Mondiale farebbe carte false per appropriarsi di tali tesori. Solo Terni li ha, da sempre, perché non vi è più alcun dubbio che Valentino sia vissuto ed abbia operato a Terni, che sia stato vescovo di Terni, forse il primo vescovo di Terni, e che la sua vita abbia presentato, con un anticipo storico di quasi un millennio, il culto e la devozione per quelli che poi saranno chiamati da tutti diritti di scelta, diritti umani cioè.

Occorre allora studiare, riflettere, argomentare e progettare in merito alle straordinarie, enormi, possibilità che potrà darci, in termini di civiltà e di sacralità, ed anche per conseguenti posti di lavoro per la città e per i nostri figli ormai esuli, la possibilità di offrire a tutti la conoscenza vera del nostro santo patrono. Dovremmo allora, dopo la prima pietra culturale realizzata da monsignor Paglia, impegnarci nella fondazione di una prima pietra divulgativa, urbi et orbi, di tali conoscenze.

La città non dovrebbe, infatti, affannarsi soltanto per cercare di emulare quello che attiene esclusivamente alla tradizione anglosassone e che corre di bocca in bocca, ma non di documento in documento. Quel che si fa finta di sapere riguarda solo per caso, di sfuggita, la nostra città: la cittadinanza non sa proprio niente di Valentino. Nemmeno sa, compiutamente, che anche oggi Terni è la città simbolo, il più luminoso al mondo, di rispetto dei diritti umani e di solidarietà ed assistenza verso chi ne ha bisogno. Chi infatti opera, oggi, in coerenza con la via tracciata da Valentino si chiama Fabrizio Pacifici, il fondatore e creatore della Fondazione Aiutiamoli a Vivere che, fino ad oggi, ne ha aiutate, di persone in difficoltà, più di un milione!

Quattro anni fa, lo scrivente e don Claudio Bosi, direttore del Museo Diocesano e dei Beni Culturali della Diocesi di Terni-Narni-Amelia, costituirono un significativo gruppo di ricerca per analizzare sia quanto promosso, nel 2010, da monsignor Vincenzo Paglia, cercare cioè di far ordine circa la figura storica di Valentino, sia per confrontare nostri personali studi in merito al santo stesso. Il lavoro aveva come obiettivo primario quello di capire il rapporto corrente tra i cittadini ternani e Valentino, cioè quanto la nostra città conoscesse la vita vera, non solo quella leggendaria, del suo patrono.

Nel novembre 2019 lo scrivente pubblica il libro I Diritti Umani nascono a Terni, per opera di San Valentino, con prefazione dello stesso don Claudio, in cui si evidenzia come la nostra città sia sempre stata, nei suoi tratti fondamentali, la città dell’accoglienza, della solidarietà, del rispetto dell’altro. Narro di Terni, narro della vita di Valentino. Ma sempre più appare di una evidenza solare come la nostra città non si sia mai interessata alla sua vita vera (ancora, alcuni, considerano sia vissuto nel II secolo!). Chi non sa niente di Valentino, sbandiera quel niente come se fosse il tutto.

Proprio nei valori che ha rappresentato può identificarsi invece un felicissimo futuro per la nostra città, a condizione, ovviamente, che si cominci davvero ad amare Terni e il suo Patrono.

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