Mercoledì, 17 Luglio 2024
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“Cure domiciliari, un altro passo verso la privatizzazione della sanità pubblica a Terni e in Umbria”

L’intervento dei gruppi aziendali Uil del Santa Maria e della Usl Umbria 2: “Dopo il fantozziano stadio/clinica e il nuovo ospedaletto a Terni, si sta procedendo verso un progressivo trasferimento di denaro pubblico dal servizio sanitario nazionale pubblico a un servizio sempre più privato”

Riceviamo e pubblichiamo una nota dei gruppi aziendali Uil dell’azienda ospedaliera di Terni e della Usl Umbria 2 sul tema della privatizzazione della sanità.

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Purtroppo in questo particolarissimo momento storico la crisi della sanità pubblica non è nemmeno il principale dei nostri problemi, superato per importanza, o per emergenza, dall’ennesima guerra che i soliti mandanti vorrebbero far scoppiare sul territorio europeo. Un conflitto che potrebbe deflagrare prima delle prossime elezioni presidenziali negli Usa.

Tuttavia, la Regione Umbria, incurante delle priorità, sempre prodiga di geniali trovate a danno dei suoi residenti, quasi una strega degna della penna dei fratelli Grimm, con la deliberazione della giunta regionale numero 537 del 5 giugno 2024, nascondendosi dietro allo schermo del famigerato piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), missione “Casa come primo luogo di cura ecc.”, e dietro al disposto della Dgr numero 524 del 2023, per citare alcune delle perle legislative in causa, si appresta a incrementare la quota di risorse finanziarie pubbliche che potranno finire nelle casse delle strutture private con oltre 41 milioni di euro da qui al 2027. Non a caso, tutta una serie di associazioni rappresentative del settore privato e delle cooperative, tra le quali Federfarma, Confindustria, Legacoop & Co, hanno presentato alla Regione Umbria una lettera di intenti (protocollo 37554 del 22 febbraio 2024), bontà loro, per realizzare un percorso condiviso di progettazione.

E così, dopo il fantozziano stadio/clinica e il nuovo ospedaletto a Terni (in project financing, ma leggi fatto anche con i soldi dei privati perché la Regione non può permettersi questa spesa), dopo le chiusure di reparti in questo o quell’ospedale in giro per la regione, è arrivato il momento di fare un altro significativo passo verso la privatizzazione della sanità pubblica, passando all’accreditamento di un altro bel gruppetto di privati per l’erogazione delle cure domiciliari.

Quindi, il cittadino cosa dovrebbe dedurre da questa storia triste? Dovrebbe dedurre che, a prescindere dal colore politico di chi governa la Nazione o la Regione, si sta procedendo verso un progressivo trasferimento di denaro pubblico dal servizio sanitario nazionale pubblico a un servizio sempre più privato, sempre più in stile Usa, nel quale presto, chi non avrà soldi, non potrà curarsi, mentre già oggi una larga fascia della popolazione, circa 4,5 milioni, rinuncia a curarsi per ragioni economiche.

Davvero siamo tutti intenzionati a sopportare questa follia? Davvero vogliamo assistere inermi alla distruzione di un sistema sanitario che fino a non molti anni fa tutti ci invidiavano? Davvero vogliamo assistere impotenti a questa vera e propria truffa? I gruppi aziendali dell’azienda ospedaliera di Terni e della Usl Umbria 2 non condividono nel modo più assoluto questa deriva privatistica della sanità umbra e ternana.

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