La Gente Resta: la fabbrica, l’inquinamento e la vita

Viaggio a Taranto nel quartiere più inquinato d’Italia all’ombra dell’Ilva, fra opportunità di lavoro e minacce ambientali. I legami con la città dell’acciaio

Taranto è una città che ha in comune con Terni la presenza sul territorio di un’industria siderurgica che ne è (stata) volano economico e al tempo stesso minaccia ambientale. La Gente Resta è un documentario del 2015 che ci porta a Taranto nel quartiere i Tamburi, a ridosso dell’Ilva, un tempo zona verde della città, oggi quartiere più inquinato d’Italia.

Prodotto da Fabrica insieme con RaiCinema con la regia di Maria Tilli (da un’idea di Leia Dicursi, sceneggiatura di Laura Grimaldi), il film – della durata di un’ora - ha vinto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Italiana.doc alla 33esima edizione del Torino Film Festival ed è un opera molto potente e vitale.

I tre fratelli Resta ai Tamburi ci vivono con famiglia e figli, sono nati lì e non si sono mai spostati; il cognome dei fratelli diventa così nel titolo un gioco di parole che pone l’attenzione proprio sul fatto che molta gente a Taranto non ci resta e se ne va. La Tilli invece è interessata appunto a chi, nonostante pericolo ambientale e disoccupazione, decide di non abbandonare la terra natia. Si resta per amore o, più semplicemente, perché non si ha l’opportunità di andarsene. Il documentario è uno sguardo su un mondo contraddittorio: se da un lato la fabbrica dà lavoro (e ha trasformato molti pescatori in operai), dall’altro ha portato la minaccia della diossina nelle vite di tutti i cittadini e con essa le paure legate al futuro e alla salute dei figli.  Ma più che alla denuncia il film è attento alle persone e al loro quotidiano: la vita a contatto con il mare (con sempre meno pesci), le uscite a pesca come fuga dalla fabbrica a mettere in scena un impossibile ritorno alle origini, le sigarette fumate dagli indolenti ragazzi su una barca mentre puliscono le cozze, le scorribande dei piccoli che fungono da forza propulsiva prepotente e vitale che si beffa di tutto, anche della morte (la bimba che minaccia la sua tartaruga).

Proprio quando il film segue i bambini, passa “invisibilmente” da documentario a fiction, come nella scena della bimba coraggiosa che entra al cimitero e guarda le statue tombali che sembra la osservino, con una musica inquietante che sembra il rumore della fabbrica, scena bella e molto potente che ci mette di fronte, con poesia e sensibilità, allo scenario più inquietante.

Ma la vita pulsa prepotente e incontenibile. Ed è pura vita quella che il film ci restituisce, a dispetto di tutto, una vita bagnata dal mare all’ombra delle ciminiere ma rischiarata dai falò e da inaspettati fuochi d’artificio.

La fabbrica uccide e i padroni non fanno nulla ma la vita continua nei giochi dei bambini e negli occhi preoccupati dei grandi. Quelli che restano.                             

LINK AL FILM: https://www.raiplay.it/video/2017/08/Il-paese--reale-La-gente-resta-2ffce8e9-8d13-46b9-ace7-61ec5d605b27.html

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