Sabato, 25 Settembre 2021
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“Casa distrutta dalle fiamme? Bastava un’assicurazione”: il post che era meglio non scrivere

LA RIFLESSIONE | Mentre tante persone in città si rimboccano le maniche per aiutare chi sta vivendo un’esperienza difficile e rischia di perdere tutto, c’è chi se ne approfitta

Mentre tante persone in città si rimboccano le maniche per aiutare chi sta vivendo un’esperienza difficile e rischia di perdere tutto, c’è chi se ne approfitta. Diremo il peccato e non il peccatore, per evitare di dare ulteriore visibilità a chi non se lo merita.

I fatti in questione sono noti ai più. Sabato sera un incendio devasta un appartamento in zona Cardeto. La casa è divorata dalle fiamme che rendono inagibili altri tre appartamenti della palazzina. Qualche ora dopo, il capofamiglia avvia una raccolta fondi attraverso una piattaforma online, raccontando di avere perso tutto: non solo un tetto sotto cui stare, ma anche lavoro, ricordi. Insomma, tutto quello che ognuno di noi ha nella propria casa.

La notizia si diffonde, la solidarietà è contagiosa. Centinaia di persone raccolgono l’appello virtuale e donano, ognuno secondo la propria disponibilità. Si muove anche il quartiere di Cardeto con l’associazione che decide di piazzare un bussolotto per incrementare la raccolta dei denari: obiettivo, 50mila euro. Anche altre zone della città si fanno sensibili alla causa. Insomma: una di quelle storie che restituiscono il senso vero di comunità e che dicono che – ancora e nonostante tutto – è possibile e bello darsi da fare per gli altri e non solo per sé stessi.

All’improvviso, il genio esce dalla sua lampada. Dicendo (o meglio, scrivendo un post sulla propria pagina facebook) che sarebbero bastate poche centinaia di euro l’anno per sottoscrivere una polizza assicurativa che gli avrebbe evitato di perdere tutto, tranne che i ricordi. E il consiglio è ragionato e fondato, visto che lui di mestiere fa l’assicuratore e dunque di certe cose se ne intende. E sente il dovere di far sapere a tutti quanto sia opportuna una copertura assicurativa di base.

Un po’ come se un medico pubblicasse l’immagine di una persona appena uccisa da un tumore, accompagnandola con l’invito ad una attenta prevenzione. Magari suggerita da lui, nel suo studio.
O se sotto alla foto di un bambino morto in un naufragio mentre fuggiva per mare dalla sua terra, ci si scrivesse che è meglio “aiutarli a casa loro”. È già successo?

Ora, ognuno è libero di pensare e dire ciò che vuole. È uno dei diritti garantiti dalla Costituzione ed amplificati dai social media. Tant’è che anche noi – in questo momento - stiamo esercitando il sacrosanto diritto alla critica. Accanto ai diritti, ci sono però anche i doveri. E in questo caso, forse, il dovere era di stare zitti. Soprattutto per evitare di scrivere cose senza senso.  

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