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“Povertà, uno smottamento sociale senza precedenti: serve un reddito di cittadinanza europeo”

La proposta di Valentina Pococacio, candidata per il M5S alle elezioni europee: “Avevamo un sistema di protezione sociale che garantiva il pane a due milioni di minori, anziani e persone con disabilità, ora invece chi deve accedere ai sostegni è costretto a un mortificante percorso a ostacoli”

L’Italia non solo è l’unico Paese europeo dove i salari scendono, ma è anche uno dei pochi dove non esiste un reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza era un sistema di protezione sociale che garantiva il pane a due milioni di minori, anziani e persone con disabilità. Un milione di percettori in età lavorativa, in moltissimi casi, ricevevano questo sostegno per integrare stipendi da fame. Numeri che molti, con ferocia inaudita, hanno fatto finta di non vedere.

Anziché raccontare il reddito di cittadinanza con coscienza, purtroppo, a fronte dell’1% di truffe ai “furbetti” del reddito sono stati riservati il 100% dei titoli dei giornali. E oggi, chi vive in povertà, ha come unica opzione sicura quella di rivolgersi alla Caritas. Chi deve accedere ai sostegni per l’inclusione sociale è costretto a subire un mortificante percorso a ostacoli, strutturato per escludere il maggior numero di persone possibile.

Come Movimento 5 Stelle vogliamo essere protagonisti a Bruxelles e vogliamo un’Europa che porti avanti una svolta solidale per proteggere chi vive in difficoltà dalle politiche folli in cui, piuttosto che combattere la povertà, si decide di fare la guerra ai poveri. L’obiettivo del Movimento 5 Stelle in Europa è portare fuori dalla povertà 15 milioni di cittadini europei entro il 2030 e per farlo proponiamo l’adozione di un reddito di cittadinanza europeo come germe di un welfare continentale. Una diversa fonte di finanziamento per gli Stati membri perché in grado di assorbire il costo sociale di povertà e disoccupazione, alleggerendo il peso nazionale del welfare.

Se verrò eletta, come primo impegno lavorerò in direzione di una direttiva che stabilisca i criteri dei redditi minimi che tutti gli Stati membri devono adottare e che devono essere universali e non categoriali. Occorrono anche strumenti per gestire la transizione verso l’intelligenza artificiale perché 600 milioni di posti di lavoro saranno sostituiti da altri 600 milioni, ma questo non avverrà in automatico e in modo immediato.

Gli indicatori sulla povertà ci mostrano uno smottamento sociale senza precedenti anche nella nostra regione. In Umbria, da Terni a Perugia, si registrano situazioni sempre più fuori controllo. Immagino il disagio degli esponenti del centrodestra perugino a presiedere all’ultimo report della Caritas diocesana di Perugia sulla povertà presentato in queste ore. Secondo i dati illustrati dal dottor Pierluigi Grasselli, nel 2023 a Perugia si è registrato un aumento del 9,2% del numero complessivo dei richiedenti aiuto rispetto all’anno precedente. Una tendenza nazionale, che vede la povertà assoluta in continua crescita. Un dato che colpisce è come a chiedere supporto siano sempre più italiani. Una tendenza che si conferma in tutta la Penisola. Nel 2023, le famiglie in povertà assoluta in Italia sono l’8,5% del totale, corrispondenti a circa 5,7 milioni di individui. Un fenomeno che colpisce in primis chi ha un’istruzione più bassa e meno opportunità lavorative.

*candidata alle elezioni europee per il Movimento 5 Stelle nella circoscrizione Centro

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