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"L’Umbria dice no al suicidio assistito: non esiste il diritto a morire, ma alla vita e alle cure”

L’intervento di Giovanni Mazzotta, esponente del Popolo della famiglia dell’Umbria sulla richiesta di eutanasia avanzata da una donna di Perugia di 48 anni: “Il dato più allarmante è il numero in crescita di minori, depressi e disabili che ottengono il lasciapassare alla dolce morte”

In risposta alle recenti discussioni riguardanti una richiesta di suicidio assistito pervenuta alla Usl Umbria 1 e avanzata da una donna di Perugia di 48 anni affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla, la dichiarazione della Usl sembra confermare che nella nostra regione non sia possibile avere spazi di azione per i sicari dell’eutanasia. Quel non ci sono i presupposti per esprimere un parere favorevole, comunque, ci preoccupa perché anticipa una strategia operativa già in corso che chiede di ampliare ulteriormente quei limiti che il nostro ordinamento giuridico aveva inserito, ritenendo la vita un bene indisponibile che deve essere tutelato.

Tutti gli Stati che hanno aperto al suicidio assistito, hanno registrato una continua escalation al rialzo dei morti per eutanasia. Ma il dato più allarmante è il numero in crescita di minori, depressi e disabili che ottengono il lasciapassare alla “dolce morte” come già avviene in alcuni paesi europei, tra cui Belgio e Olanda.

Comprendiamo il dolore e le difficoltà che attraversa la persona che ne ha fatto richiesta, ma il numero di decessi medicalmente assistiti, registrato dai Paesi che si avvalgono di questa pratica, ci dimostra che una volta aperto il varco, l’eutanasia inizia a dilagare, diventando uno strumento per eliminare il più debole, con o senza il consenso del richiedente o dei familiari: è il caso recente della piccola Indi Gregory in Gran Bretagna.

Come Popolo della Famiglia, crediamo fortemente che le istituzioni debbano investire su soluzioni possibili, attuabili e rispettose della persona e della dignità umana, rafforzando i servizi di assistenza medica alle terapie del dolore, anziché dispensare la morte su richiesta, compromettendo la sacralità della vita stessa.

*Popolo della famiglia – Umbria

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