Se la Ternana non è più la donna della domenica...

Dalla “messa laica” alle partite ogni tre giorni: così il rito è diventato una cosa ordinaria. Che ai tifosi non sempre  piace

La domenica andando alla messa, cantava Gigliola Cinquetti negli anni Sessanta. Ma dopo la messa sacra, per gli italiani veniva la messa laica. Alle 14.30, al massimo alle 15, si andava allo stadio. Ci si andava con l’abito della festa, col vestito della domenica.

Guardate con attenzione le foto dello stadio di viale Brin, o quelle del Liberati nei primi anni Settanta. Zoommate e ingrandite sul pubblico nelle curve (quasi sempre piene): gli uomini sono tutti in giacca e cravatta. È vero, alcuni sembrano i Beatles, qualcun altro si toglie la giacca e si accalora a tal punto da tirarsi su le maniche della camicia, mentre prende a calci il cartellone pubblicitario dell’Aperol perché l’arbitro non ha visto un fallo su Nino Cardillo lanciato a rete. Però, insomma, andare allo stadio era un rito. E come per tutti i riti, il giorno della celebrazione era, immutabilmente, sempre quello. La domenica andando allo stadio.

La festa, dicono gli antropologi, rompe l’ordinarietà del tempo, è un evento speciale. E così tutti sapevano che quello della domenica era il giorno della festa calcistica. Iniziava con il pranzo anticipato, la passeggiata verso lo stadio, l’attesa dell’apertura dei cancelli, la corsa al posto migliore, il cuscinetto rossoverde, il cappello col giornale piegato, i semi salati e le nocchie, il caffè Borghetti. Poi erano gioie e incazzature, ma al triplice fischio finale ti prendeva la malinconia, perché ancor prima che l’arbitro riponesse il fischietto nel taschino, era già cominciato il lunedì.  E, soprattutto, sapevi che avresti dovuto aspettare altri 14 giorni, prima di partecipare alla prossima festa allo stadio.

Adesso no, si gioca ogni tre giorni. La qual cosa fa andare su tutte le furie perfino il serafico mister De Canio, per comprensibili motivi tecnici, mentre forse a noi tifosi dovrebbe farci contenti. E invece no: allo stadio nonostante la frequenza delle gare, o forse proprio per quello, non va più quasi nessuno, perché siamo in overdose, perché non c’è più il rito e la partita è diventata un fatto ordinario, perché giocare quando capita rompe la magia della festa. La partita di lunedì, martedì, sabato, venerdì, alle 18, alle 14.30, alle 20.30 andrà bene per le Tv, per le scommesse, ma non per i tifosi, almeno per quelli più anziani, che restano innamorati della donna della domenica, vestita di rossoverde.

E poi il sabato notte, specie d’inverno, col freddo e la pioggia, sarebbe preferibile stare davanti al caminetto, anche perché è una delle poche serate per le quali non vale l’ordinanza anti-salsicce e braciole, a meno che...

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A meno che l’ultima versione del De Canio arrabbiato non renda più appetitoso il Liberati facendolo diventare gustoso come un piatto domenicale. Staremo a vedere...

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