Il curioso caso di Sex Cowboys

Costato solamente 5.000 euro, il film vince un contratto di distribuzione. Ma per l’Italia è “scabroso”. Invece all’estero ha funzionato

Sex Cowboys è l’ardita opera prima del giovane regista fiorentino Adriano Giotti. Prodotta da Giampietro PreziosaMarco Simon Puccioni, la pellicola è costata solamente 5.000 euro ed è premiata nel 2016 come miglior lungometraggio al Rome Independent Film Festival, il premio è un contratto di distribuzione, ma la distributrice definisce Sex Cowboys “un film scabroso” rifiutandosi di distribuirlo.  Per fortuna all’estero sono meno bacchettoni e il film viene venduto subito in Australia, Germania, Regno Unito e Corea del Sud, per arrivare nelle sale italiane (poche) con ritardo di più di un anno.

Il tema – e lo sviluppo non da meno - è certamente caldo: una coppia di “ribelli senza causa” per riuscire a pagare l’affitto decide di vendere i video delle sue evoluzioni sotto le lenzuola, dato che non è capace di fare molto altro e lavoro non se ne trova.                                                                                                                                 

Non è certo il primo film che tratta l’argomento (si pensi alla commedia Zack and Miri Make a Porno, scritto e diretto da Kevin Smith nel 2008) ma qui il regista decide di andare (quasi) fino in fondo e mettere in primo piano proprio i corpi e gli amplessi nella loro quotidiana crudezza, senza sensazionalismi o pruderie ma con tenera intimità, trasportandoci nella cameretta dove si svolge tutta l’azione fino quasi a farci sentire l’odore di birra e sesso, ad osservare i protagonisti, innocenti – nonostante tutto – esemplari di una gioventù senza più prospettive né ambizioni, che ha poco da perdere a parte il suo allegro vitalismo.

Giotti dice di essersi ispirato all’opera del regista americano John Cassavetes e in effetti dal regista di Ombre e Faces ha mutuato soprattutto il lavoro sugli attori: come Cassavetes, Giotti rimane con la camera molto vicino agli attori, ai quali ha lasciato grande libertà di improvvisazione. E proprio la genuinità della recitazione (i protagonisti Nataly Beck’s e Francesco Maccarinelli, ma anche i “coinquilini” Federico Rosati e Francesca Renzi) e la tenerezza sfrontata e un po’ punk con il quale il regista osserva i suoi personaggi nudi e perduti sono i punti di forza di un’opera piccola e sicuramente imperfetta (alcune ingenuità, anche nelle musiche) ma vitale e sanguigna.

Speriamo che Sex Cowboys passi per una delle diverse belle rassegne cittadine (magari non quelle parrocchiali), altrimenti potrete recuperarlo in dvd, dato che il film è stato di recente acquistato e pubblicato dalla Cecchi Gori Home Video. Non male per un film costato poche migliaia di euro e che nessuno voleva distribuire. Un autore da tenere d’occhio.

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