La favola delle giocate memorabili e quella volta che Armando si trasformò in Diego

La rimessa laterale, la pennellata di Trudu e il miracolo di Rizzo: così il Liberati rimase senza fiato a bocca aperta

Giocate memorabili, come la rovesciata di Daniele Vantaggiato, sono la sostanza della quale è fatto il calcio. Le giocate memorabili sono come le favole da raccontare ai bambini. Un giorno racconteremo ai nipoti quella di Vantaggiato. Oggi raccontiamone un’altra, più antica… ma sempre in rosso e in verde.

E dunque…

C’erano una volta due giocatori. Uno era grande e grosso, capelli lunghi e mossi, spalle larghe, mascella squadrata e un’espressione da stopper. Ed in effetti era uno stopper, di quelli di una volta. Un altro era piccolino, capelli lisci e neri e un paio di baffi, su un viso da sardo. Ed in effetti era un sardo e giocava a mezz’ala, che un’ala intera per lui sarebbe stata eccessiva. A vederli insieme sembravano quasi Obelix e Asterix. Ma erano molto meno famosi dei due Galli a fumetti. Mai sulle prime pagine dei quotidiani sportivi, mai da soli nelle foto delle figurine Panini, privilegio riservato ai calciatori di serie A. Eppure un giorno, proprio questi due hanno fatto una magia, che ancora oggi qualcuno racconta, come fosse la favola di un principe che uccide un drago.

I loro nomi? Armando Rizzo e Antonio Trudu.

ternana_1983-1984-2Tutti e due quel giorno, era nell’84, il drago, anzi la fera, ce l’avevano sul petto, e forse anche nel cuore. Tutti e due avevano una maglia rossoverde addosso e giocavano in una squadra che non sembrava essere particolarmente fortunata in quel periodo e che non era destinata ad entrare nella storia, benché fosse allenata dall’omonimo di un grande storico italiano, Gaetano Salvemini. La Ternana, dopo la retrocessione dalla B nell’anno della semifinale di Coppa Italia persa contro la Roma, non s’era più ripresa. Vivacchiava in serie C e però non mollava. Allo stadio si andava sempre in tanti, nella speranza che succedesse qualcosa, un miracolo magari. Tutti pensavano che il miracolo potesse concretizzarsi in un ritorno in B. Ma i miracoli hanno contorni indefiniti, i segni del cielo spesso si manifestano anche nelle piccole cose che, illuminate per un attimo dalla luce dell’Altissimo, diventano di colpo gigantesche. Come un gol, ad esempio. Un piccolo e insignificante gol in una partita che non conta granché. Ma quel che rileva non è la conseguenza di quel gol, è il gesto in sé, in cui - appunto - si palesa il miracolo. Che succede quando meno te lo aspetti.

Zero a zero tra Ternana e Barletta, con una rimessa laterale sulla tre quarti, alla sinistra del campo nella direzione d’attacco della squadra rossoverde. Truddaju (sì c’è un altro sardo dal nome che sembra inventato in questa favola) lancia la palla con le mani per l’accorrente Trudu. Il piccolo sardo baffuto non la fa cadere a terra: la stoppa, se la porta in avanti con un elegante palleggio aereo e, al volo, pennella un cross che neanche Bruno Conti si sarebbe mai sognato di fare. E questo è già un quarto di miracolo. La palla sta viaggiando verso il centro dell’area e per lo stupore del colpo di classe di Trudu nessuno tra il pubblico, e forse neanche tra i difensori avversari, si accorge di quello che sta avvenendo. Lo stopper rossoverde non dovrebbe essere lì. Che ci fa in mezzo all’area avversaria Armando Rizzo? Di chi è la marcatura? Troppe domande. Lui, Armando ha i piedi ruvidi, ma un grande coraggio. Di domande non se ne fa. Una volta ha visto in televisione il giovane Maradona segnare in sforbiciata. Ma l’argentino non è mica un difensore di serie C! Ecchisenefrega! Armando non ci pensa, solo lui ha creduto che Trudu potesse mettere al centro una palla come quella che ha appena perforato la difesa pugliese a mezza altezza. Andarci di testa? No, non servirebbe a niente. Ci vuole un’acrobazia per prendere quel pallone. Senza paura lui la fa. Gli riesce perfetta come una ciambella con il buco disegnato da Giotto. Una mezza rovesciata acrobatica degna, questa sì, della copertina dell’album Panini o di un’esibizione delle Frecce Tricolori.

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Tutto si ferma come per incanto. Si muove solo il pallone che s’insacca nel sette sopra al portiere che guarda stupito. Con lui, stupefatti, anche i compagni di squadra. E noi, a bocca aperta, in tribuna e nelle curve. Mai successa una cosa del genere: nessuno riesce ad esultare immediatamente. Trascorrono almeno due o tre secondi prima che gli occhi trasmettano il senso di meraviglia al cervello e che il cervello stesso realizzi la realtà di quanto accaduto. Lui, intanto già s’è rialzato, mentre dagli spalti tutti iniziano a gridare. E quando finalmente ogni cosa si ricompone, il miracolo è passato, ma la favola non è finita, perché al posto di Armando Rizzo, è nato Diego Armando Rizzo. Pace all’anima sua e grazie per un’emozione impagabile.

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