La Ternana degli allenatori "pontefici"

Al Liberati stasera torna Mimmo Toscano, dal "Cannibale" a De Canio passando per Viciani e Tobia ecco chi si è preso le chiavi di casa

Torna al Liberati il Cannibale, Mimmo Toscano. E’ l’ultimo allenatore che ci ha fatto vincere un campionato. Per questo non possiamo dimenticarlo, perché è uno di quelli che si è preso le chiavi di casa, della casa rossoverde. 

In fondo non sono molti ad averlo fatto, o ad averci provato. Perché gli allenatori non sono solo dei tecnici. Sono, o almeno dovrebbero essere, coloro che fondono e forgiano l’animo della squadra. Di più: dovrebbero essere pontefici, nel senso letterale, costruttori di ponti tra la squadra, la tifoseria e la città. E allora quanti ne abbiamo avuti di allenatori-pontefici? 

Innanzitutto quelli che hanno vinto i campionati. Possono essere stati vivaci o mosci, comunicativi o musoni, ma le vittorie hanno un potere che nessun altra cosa ha. Sono serbatoi d’entusiasmo, acquasantiere di passioni: e allora in questa lista bisogna mettere per forza Gigione Delneri col suo incomprensibile grammelot, quel modo di parlare che nanche Dario Fo…
Bisogna mettere lo sparagnino Roberto Clagluna, il principe dell’unoazero (anche di quello del Curi, però), dal gioco poco spettacolare e così tanto criticato, eppure efficacissimo e prezioso. Dobbiamo Mettere Enzo Riccomini, che ha avuto il demerito di essere stato il secondo uomo sulla luna della storia della Ternana e che comunque resta uno dei due che c’ha finora portati in serie A. Lui, Enzo, figlio di un operaio di Piombino, lui che non si vergognava di mettere un difensore in più per portare a casa il risultato, lui che per questo diceva: “Meglio due feriti che un morto”.

All’uomo che invece fece il primo passo sulla luna, Corrado Viciani, abbiamo perfino intitolato una curva e lo veneriamo, non solo a Terni, come il profeta del gioco corto e l’antesignano del calcio moderno. Lui sì che fu pontefice, mago e rubacuori, capace di fare il maestro e il dittatore, di farsi amare dagli operai, dalle donne e dagli intellettuali, di liquidare un giornalista poco gradito semplicemente regalandogli una copia de “Il disprezzo” di Moravia, di farsi lanciare in aria, in trionfo, da mille mani, restando sempre elegante, giacca, cravatta, occhiali scuri e ciuffo d'argento.

Facile prendersi le chiavi di casa portando la Ternana in serie A. Meno facile farlo se giochi in C2. Invece la magia riuscì a Claudio Tobia, il Cinghiale, che nei cuori rossoverdi ha un posto speciale, grande come la gioia di quel giorno a Cesena e un ricordo lungo, interminabile come una carovana di autobus colorati sulla E45.

Ma non bisogna essere stati per forza vincenti per avere il proprio nome di allenatore scolpito nella hall of fame rossoverde e nella memoria dei tifosi: bastano un cappellino con la visiera a coprire una chioma bionda, come quella di Agostinelli, uno sguardo schivo come quello di Rino Marchesi, la signorilità di Attilio Tesser, la grinta di Mario Beretta, o la gentilezza di Pietro Santin, esonerato a Terni, ma che si prese la soddisfazione di battere il Milan a San Siro con la sua Cavese, o – infine - la scaltrezza di Mondino Fabbri (sì proprio quello della disfatta della Nazionale con la Corea), che allenò anche a Terni e che alla sua prima apparizione all’antistadio organizzò subito una gara di precisione tra i giocatori, mettendo in palio una cassa del suo vino a chi avesse fatto fermare la palla più vicina al cerchio del centrocampo: vinse Crivelli.

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Stasera torna il Cannibale, Mimmo Toscano, che si è preso le chiavi di casa; quelle stesse chiavi ora le ha in mano Luigi De Canio e tutti speriamo che se le porti via anche lui, alla fine di quest’ennesima tribolazione, con un lungo, interminabile sorriso stampato finalmente sul viso.   

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