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Terni, addio a Carlo Catalano: “La vita è una grande avventura”

Il ricordo di Arnaldo Casali, direttore dell'Istess: "Protagonista della vita sociale e culturale della città"

Quando a dieci anni – nell’ottobre del 1985 – sono entrato nel Branco Fiore Rosso, il gruppo Agesci della parrocchia di San Gabriele, il primo mito che ho imparato a conoscere - prima ancora del celebre fondatore Baden-Powell - è stato Carlo Catalano.  Carlo era uno scout di venticinque anni che durante una spedizione in montagna aveva avuto un tragico incidente: era rimasto per non so quante ore a testa in giù, e da allora era paralizzato su una sedia a rotelle, sordo e muto.

L’incidente era accaduto appena due anni prima ma era circondato da un’aura così leggendaria che sembrava appartenere al patrimonio di tradizioni dello scoutismo stesso. Ricordo di aver sentito una volta uno dei capi, che avrà avuto allora una quarantina d’anni, raccontare tra le lacrime di aver ricevuto la Promessa dalle mani di Carlo Catalano. A contribuire a questo mito c’era il fatto che io, in realtà, Carlo Catalano non l’avevo mai visto, e me lo immaginavo alto con i capelli e la barba rossa, probabilmente a causa di un Akela suo omonimo. Era stato anche capo scout di Stefano Zavka, che avrei incontrato a tredici anni in reparto, e che sarebbe scomparso nell’estate del 2007 sul K2 dopo aver raggiunto la vetta.

Carlo Catalano e un giovanissimo Stefano Zavka

Ho conosciuto personalmente Carlo Catalano più di vent’anni dopo, quando mi contattò dopo aver letto queste stesse memorie che ho appena riportato, e che avevo pubblicato nel mio blog in un racconto chiamato Boy Scout. All’inizio era quasi indispettito, credendo che ci fosse dell’ironia, in quella solenne celebrazione. Quando gli spiegai quanto fosse suggestiva l’aura di leggenda che lo circondava tra quelli della mia generazione mi rispose: “Adesso mi monto la testa”. Per quarantuno anni, senza poter camminare né parlare né sentire, Carlo Catalano è rimasto impegnatissimo sul fronte sociale e civile, e anche politico. Oltre a continuare a partecipare alle iniziative scout (a partire dalla Giornata Mondiale della Gioventù a Czestochowa nel 1991), a escursioni di gruppi speleologici e all’udienza diocesana da papa Francesco, ha pubblicato un libro di fiabe ed è stato un attivista del Movimento 5 Stelle, con cui si è candidato in Consiglio Comunale nel 2014. 

Un po’ Stephen Hawking, un po’ Giunio Tinarelli, Carlo Catalano è stato un protagonista della vita sociale e culturale di Terni. Come il grande astrofisico comunicava grazie alla tecnologia, come l’operaio delle acciaierie proclamato venerabile nonostante la grave disabilità era un grande animatore e un altrettanto grande umorista. Letteralmente iperattivo, aveva trovato nella tecnologia un preziosissimo alleato: se nei primi anni dopo l’incidente per comunicare doveva usare una sorta di tavoletta in cui indicava all’interlocutore le lettere, negli ultimi aveva un computer che parlava al posto suo e con il quale interveniva spesso anche ad incontri pubblici.

Ma era soprattutto su Facebook che aveva trovato una nuova dimensione, cogliendo appieno tutte le sue potenzialità. La tastiera del computer, la comunicazione scritta e rallentata tipica della messaggistica, avevano restituito un’autentica normalità al suo modo di comunicare. Non a caso nel 2013 si era laureato in Scienze della formazione a Perugia con una tesi su La tecnologia e i servizi della disabilità. Carlo scriveva, commentava e interagiva tantissimo, intervenendo su tematiche di attualità, questioni culturali e politiche.

Rileggendo i nostri messaggi ritrovo battaglie contro l’acquisto di F35, le trivellazioni nei mari, l’industria mineraria che mette a rischio la barriera corallina, le riforme alla Costituzione, le barriere architettoniche, le condizioni delle donne e dei bambini in Afghanistan, la tutela delle Alpi Apuane, la militarizzazione della Croce Rossa, i cani abbandonati per strada, l’inquinamento da materie plastiche. A volte mi chiedeva dritte sulla tendenza politica di questo o quel giornale, o su richieste di amicizia sospette arrivategli su facebook, fino a commenti sull’incontro organizzato lo scorso anno da Istess e TerniToday con i candidati a sindaco, inoltrandomi una lettera piena di amarezza scritta all’allora assessore Masselli, dicendomi che era stato come noi scout.

“Mi sembra che anche tu sia favorevole allo Ius Soli – mi scrisse una volta – l’ho letto con un sospiro di sollievo: se si è in due a pensare la stessa cosa, non … ci sente soli!”. Per diciotto anni ha tenuto un blog – “Il Conte di Terni” – in cui annotava di tutto: dalle attività dei “Diversamente Speleo” alle fiabe che scriveva, dai commenti politici al commiato ai genitori (il padre è morto nel 2011, la madre nel 2015), da recensioni di ristoranti ai video che produceva.

L’ultimo post risale al 2 aprile, pochi giorni dopo l’ennesimo ricovero in ospedale: “Stamattina mi sono alzato alle 9.00 – scrive – è stata una mattinata pigra, poi sono venuto in sala ed ho letto un po’ della legge regionale che vogliono aprire i sentieri di montagna ai cacciatori: è una vera bastardata, in questo modo toglieranno agli animali ogni possibilità di respiro e metteranno in pericolo la vita dello stesso uomo”. 

Il funerale sarà celebrato martedì 23 aprile alle 15 nella chiesa di San Gabriele. 

*direttore Istess

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