Martedì, 26 Ottobre 2021
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"È come se dall’intera Umbria fossero emigrati solo i ternani"

L’analisi del professor Mauro Scarpellini: “Dal 2005 al 2019 persi oltre 6.500 residenti. Le condizioni economiche e sociali di Teni non sono soddisfacenti e non offrono prospettive positive

Chi poteva immaginare che a Terni la riduzione di residenti di origine italiana fosse uguale alla riduzione di tutti i residenti nell’intera Regione Umbria? Sì, proprio così. Nel periodo dal 2005 al 2019 è di 6.578 ternani la riduzione dei residenti di origine italiana nella città. Il dato è frutto di una mia ricerca che dice che il rimpiazzo dei residenti è avvenuto con l’arrivo di 7.539 immigrati di origine straniera. Infatti i residenti sono aumentati proprio della differenza tra questi due numeri.

I residenti di origine straniera provengono da 113 paesi, romeni in testa. Perché è accaduto questo? Perché la città è in crisi e con essa è in crisi il territorio circostante. È in crisi l’imprenditoria, il commercio, la macchina pubblica, il turismo, l’equilibrio sociale.

L’arco di tempo esaminato è di quattordici anni e il Covid19 non entra tra le cause perché la ricerca si ferma al 2019, volutamente. La riduzione di residenti di origine italiana è l’effetto dell’azione di più fattori e si concretizza con l’emigrazione definitiva verso altre città italiane e straniere. L’emigrazione dei nostri giovani indica che le condizioni economiche e sociali non sono soddisfacenti e non offrono prospettive positive. Non è irrilevante il numero di diplomati e laureati che va a cercare lavoro altrove, in Italia e all’estero dove non vanno a fare i direttori generali di banche internazionali, ma si adattano a tutto, pur di avere un reddito e sperare di imparare una lingua utile per il futuro.

Questa fuga ternana è analoga a quella da altre città e villaggi di paesi stranieri che non hanno ancora avuto il livello di sviluppo della nostra città e dell’Italia; cioè stanno un po’ indietro a noi con il loro sviluppo. Lavori non più desiderati dagli italiani sono ricercati da stranieri che ne lasciano altri meno graditi nel loro Paese. Questo rimpiazzo è avvenuto come se fosse preordinato, e certamente non lo è stato. Attenzione, gli immigrati non vengono a sostituire i nostri giovani cacciandoli dal loro lavoro, ma vengono a coprire i posti vuoti lasciati dal calo di residenti di origine italiana. Lo dicono i numeri e possiamo constatarlo in città.

C’è un mutamento già avvenuto della realtà economica e sociale della città e il mutamento non si è fermato. L’ascensore sociale - cioè la crescita scolastica e culturale e un miglior lavoro della generazione successiva rispetto alla precedente - si concretizza - per i residenti di origine italiana - non più nel luogo di nascita o nei dintorni, ma con l’andata via dal luogo d’origine. O almeno ci sperano. Quando ciò diventa un fenomeno quantitativamente rilevante - e lo è - la crisi è certificata. Lo è per la ricerca di un lavoro migliore, ma ormai abbiamo sintomi anche di messa in crisi della scolarizzazione e dell’apprendimento.

Il livello economico della città regredisce. Rispetto al 2005 la caduta della ricchezza prodotta nel ternano è intorno al 25%. Non funziona l’ascensore produttivo. Anche gli immigrati, bisognosi di avere un reddito, un lavoro, sono disposti anche a lavorare in mansioni meno qualificate di quelle alle quali potrebbero ambire grazie al loro titolo di studio. Anche per loro l’ascensore sociale si verifica solo se vanno via dal loro Paese. Abbiamo una coincidenza di un ciclo che riguarda noi e loro.

Nei quattordici anni non si sono registrate iniziative significative per la ripresa economica e occupazionale della conca ternana. Non conosciamo sedi nelle quali si ipotizzi un coordinamento finalizzato allo sviluppo del territorio nel quale esistono anche eccellenze imprenditoriali con vocazione all’esportazione di qualità. Non conosciamo ma forse non esistono.

Sveglia! Occorre intervenire per modificare questo quadro su più settori d’intervento.

La politica non è stata capace di prendere di petto questa crisi.

Il contributo del centro culturale LA PAGINA vuole stimolare consapevolezza ed interventi delle mani pubblica e privata. Se si conosce il territorio e si sa apprezzare le potenzialità che esso offre è possibile progettare, realizzare, invertire la discesa in corso. Occorre avere una diversa e nuova visione della città e della provincia realizzando idee-progetto coerenti ed efficaci.

Dobbiamo sfidare e battere questa regressione.

Chi è disposto a collaborare in ogni campo si faccia avanti.

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